Gli Inguardabili – Seikon no Qwaser

di Regola 4

 

Trovare immagini per questo articolo sarà un’impresa“, è la prima cosa che ho pensato mentre mi accingevo a gettare queste parole come fossero cemento su un prato che non mancherà a nessuno… perchè effettivamente su questo anime c’è ben poco da dire, se già avete avuto modo di averci a che fare. Che mi ha fatto Seikon no Qwaser (The Qwaser of Stigmata dalle nostre parti)? Innanzitutto fa parte di alcuni di quegli errori di gioventù costatomi 23,60€: ho comprato il manga fino al quarto volume prima di rendermi conto di cosa stavo facendo… ma qui sotto esame non c’è il manga, bensì la serie animata prodotta a due riprese dalla Hoods Entertainment (gli stessi della settimana scorsa) per un totale di 36 episodi e un Oav di cui non voglio sentire parlare. Eppure quest’opera mi permette di riaffermare, stavolta citando le parole di altri, quella che è la mia posizione di riguardo un certo tipo di prodotti; scriveva Paolo Gattone, nell’editoriale dell’edizione J-Pop del manga, pubblicata in Italia nel 2007:

“The Qwaser of Stigmata è una parodia. Un manga che si colloca nello stesso filone di serie come Inferno e Paradiso, Ikkitousen e, seppure con minor dose di ironia, Battle Club. Action e fanservice, in giapponese sabisu, è un termine che indica un indulgiare su particolari del tutto gratuiti, spesso con riferimenti sessuali, che non hanno un peso reale sulla trama ma sono presenti solo per soddisfare il pubblico. Combattimenti e belle ragazze. Spietati guerrieri e situazioni piccanti. Questi sono alcuni degli elementi portanti di questo titolo, che si caratterizza soprattutto per un misto di “sacro e profano” che tanto stuzzica gli autori giapponesi e la fandom. The Qwaser of Stigmata è un manga che punta a stupire, provocare, a volte scandalizzare il lettore benpensante. Il tutto nell’ottica dell’eccesso, fino al limite del cattivo gusto. Ma in fondo è anche questo lo scopo della parodia, mettere all’indice alcuni luoghi comuni, giocare con il senso del pudore, scatenare reazioni forti. O, se preferite, semplicemente divertire e intrattenere il lettore, lasciandosi un pò andare. (…)”

Perplessità 1.

A distanza di 6 anni posso ancora confermare quanto queste parole mi abbiano profondamente influenzato come lettore di manga, fornendomi quasi un modo nuovo di contestualizzare il fanservice oltre alle motivazioni puramente umoristiche, e per affrontare in maniera diversa la lettura di alcuni manga, che, presi sul serio sarebbero risultati troppo “pesanti”: titoli come No Bra, Kissxsis, High School DxD… quelli citati da Gattone e anche Hellsing, che ho sempre fatto rientrare nel genere delle “parodie” come Qwaser (è una classificazione personale), sono risultati digeribili proprio perchè letti con un pò di sana ironia.

Perplessità 2.

Qwaser è stato scritto da Hiroyuki Yoshino, uno sceneggiatore che un giorno si è visto dare carta bianca dal suo redattore: ha pertanto pienamente approfittato della situazione scrivendo questa storia che parla di mistiche reliquie e alchimisti alimentati a Soma, una sostanza mistica da non confondere con il latte materno, ma ad esso ispirato, che sono in grado di “estrarre” dal seno di giovani donzelle… non vi dico come. Tette, tette ovunque, roba da far sembrare Fairy “tette” Tail un manga casto e puro, se volete un paragone molto attuale. Il protagonista è Alexandr Nikolaevich, detto Sasha il Martire, e alchimista del ferro: viene inviato presso una scuola cattolica per proteggere le studentesse dai malvagi Adepti che non si fermano dinanzi a niente nella loro cerca di una sacra icona, che dovrebbe poter concedere enormi poteri. In questa scuola conosce Mafuyu e la sua amica d’infanzia Tomo, che presto si vedranno risvegliare l’istinto materno dal “piccolo” e violento Sasha, soprattutto la tsundere Mafuyu. La storia d’amore tra Sasha e Mafuyu è scontata, e ci sta anche bene.

Perplessità 3.

All’inizio la serie animata segue i binari del manga, ma a un certo punto inizia a percorrere una strada tutta sua e mette una parola “fine” alla vicenda del protagonista, distaccandosi per certi versi dal manga sebbene questo venga sempre tenuto in considerazione. Quindi, a una trama già nebulosa sebbene molto semplice, si aggiungono modifiche che rendono il tutto ancor più randomico: personaggi che appaiono ma non fanno niente, sottoplot aperti che poi vengono dimenticati, mistici poteri e mostri che compaiono per sbaglio e senza motivo apparente. Questa si che è una storia con dei buchi nella trama! Eppure non è quello il problema, perchè tanto questo anime, così come dice l’editoriale del manga che ho citato come introduzione, ha come scopo solo quello di mostrare combattimenti fighi e nudità femminili a ordine sparso e ripetuto: e sebbene il manga riesca benissimo in questo così non accade nell’anime, in quanto durante la visione ho dovuto più volte premere il tasto di pausa e commentare la situazione, “ho capito che siete bravissimi ad animare le tette, ma basta!“, perchè davvero, alla fin fine si riduce solo a quello e i combattimenti passano in secondo piano. Non m’importa che l’anime sia talmente colmo di riferimenti erotici di ogni sorta da non riuscire a contenere nient’altro, m’interessa che questi elementi siano almeno gestiti con un minimo di criterio, e non semplicemente buttati là senza cognizione di causa. Il fatto che il fanservice deve essere gratuito non può essere usato in alcun modo come scusa alla propria incapacità di gestirlo! Qwaser, poi, è una di quelle cose che va viste senza censura… anche perchè con la versione censurata vi ritrovereste davanti (in base allo stile di censure, comunque) uno schermo bianco per tre quarti dell’episodio… al chè mi chiedo se ci possa essere altro motivo a parte quello delle nudità femminili per guardare quest’anime. Credo che questo pensiero si sia concretizzato soprattutto nell’episodio di pausa delle terme, in cui i personaggi femminili, chiedendosi il perchè di tanti nudi gratuiti, si voltano verso la telecamera e salutano gli spettatori. Ovvio il fatto che è inutile cercare di estrarre da questa serie gli elementi non contaminati dal fanservice nella speranza di poterne individuare qualcuno di buono, poichè perderebbe anche la sua (unica) funzione come ecchi.

Mafuyu e il suo AT-Field.

La seconda serie, poi, con Sasha che si deve infiltrare, allo scopo di condurre delle indagini, in una scuola femminile che usa tecnologie di realtà virtuale per istruire le proprie studentesse, mi ha lentamente stomacato al punto tale che non sono riuscito ad andare oltre il settimo dei dodici episodi che la compongono. A un certo punto si è risvegliato quel poco di amor proprio che ancora possiedo, e ho smesso di guardare questa serie. Il calo delle animazioni, così come l’incapacità dei combattimenti di essere un minimo coinvolgenti come i primi mostrati e lo stravolgimento di alcuni personaggi, che in alcuni momenti ricordano soltanto una pessima parodia di loro stessi, è stato il colpo di grazia: probabilmente, come al solito, ho resistito anche troppo (visto che le prime avvisaglie di cedimento ci sono state intorno al sedicesimo episodio della prima serie). Certe inquadrature poi, e l’assenza di taglienti commenti da parte dei protagonisti, che si lanciano all’attacco in modo poco manga, fanno già intuire le sonore botte che questi prenderanno in quelle scene (in quei momenti quasi auspicavo la presenza di più tette per combattere la noia).

Ekaterina, la sadica loli della serie, alchimista del rame.

Da un punto di vista prettamente oggettivo credo che i difetti che hanno condannato questa serie a lungo andare siano stati due: il primo, i vari elementi umoristici inseriti, magari con tutte le buone intenzioni di questo mondo, allo scopo di rendere l’opera più frivola. A lungo andare questi risultano eccessivamente deleteri: sviluppi come quello che portano il protagonista a credersi una donna intrappolata in un corpo maschile (a causa di un trauma da uso eccessivo di alchimia), per quanto classici e tradizionali, non hanno altro effetto di abbassare il “gar level” del personaggio e quindi l’epicità delle sue azioni (il gar è un termine di recente adozione che viene usato per indicare quei personaggi che incarnano caratteristiche maschili, coniato “per sbaglio” per Archer di Fate/Stay Night ndRegola). Il secondo difetto è la lunghezza, perchè la pochezza della trama, mista a fanservices tremendamente ripetitivi già dal terzo episodio, hanno un effetto di immediato allontanamento dello spettatore che non voglia effettivamente fare una scorpacciata di nudità femminili e poco velati riferimenti a perversioni sadomasochiste. Se fosse stato fin dall’origine qualcosa di breve ma d’impatto, come sono i primi volumi del manga, oggi forse starei parlando bene di Seikon no Qwaser, invece, alla fine di questo viaggio l’unica cosa che ritengo di voler salvare è la seconda sigla di apertura, “Baptize, della band Yosei Teikoku, famosa anche per Kuusou Mesorogiwi, la prima sigla di apertura di Mirai Nikki (che per inciso, è da più di un anno la mia sveglia).

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Ekaterina snobba ma approva.

Commenti (4)

  1. ho visto solo la prima puntata, quando era uscita, e avevo interrotto.
    Il profano non mi scandalizza, e non ho nulla contro gli ecchi (cio, mi piaciuto to-love-ru, e anche Akikan non mi dispiaciuto… certo, era un ecchi scadente, ma qualche risata la strappava… era un poco la brutta coppia di Sekirei…ma sto divagando!)
    Il punto … fin dall’inizio l’ho trovato eccessivo. cio, alchimisti che combattono ciucciando latte dalle tette (ONNIPRESENTI) dei vari personaggi femminili? Ho visto poche cose pi… come dire… “estreme?” nei vari anime/manga, ecchi e non. Concordo sul fatto che avrebbe potuto avere senso come serie breve, da 12 episodi per intenderci, ma non di pi.
    Non posso dire molto altro, non avendo visto pi di una puntata, eccetto… alchimista del ferro? Edward si star rivoltando nella tomba XD

  2. Io sinceramente non approvo. Lo ho trovato un Ecchi con i contro *. Cio un’anime ecchi di combattimento e quindi cosa vuole vedere la gente ? tette e combattimento e trovo che l’anime soddisfi questi requisiti alla stragrande piuttosto che far solo ” intravedere ” o dare combattimenti frivoli come la maggior parte degli ecchi ( per non dire tutti ).

    Qui vedo proprio dello shonen puro e sebbene i villan siano ammetto poco caratterizzati, l’anime compensa con Ekaterina e il suo rapporto con Anna che secondo me geniale !

    Insomma a me sembrato di veder eunos honen con le tette XD Se alla gente piacciono gli anime come Hikkitousen questo … davvero il paradiso e con in pi dei combattimenti strategici.

    La seconda stagione orribile, inguardabile.

    Anelo una terza e spero che ritornino a seguire il manga.

    1. Finch stava sui binari del manga infatti non mi creava troppi problemi, nonostante il modo ironico (perch Gli Inguardabili sono farciti di tanta ironia, ultimamente non l’ho ricordato) in cui ne parlo, inoltre, io il manga non l’ho bocciato. Ho smesso di comprarlo perch non m’interessava pi di tanto.

      Una sola precisazione, non uno shonen, ma un seinen, avrei dovuto precisarlo nella trattazione.

    2. quoto in toto.
      Qualcuno criticava il succhiaggio del soma come cosa estrema: per un ecchi questa è una cosa molto originale invece

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