Magico Vento in una nuova veste

di Rorschach Commenta

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Un saluto a tutti i lettori di Komixjam! Lo ammetto, potrei sembrarvi poco professionale ed accusabile di linciaggio, dato che questa è la seconda volta in pochi giorni che vi riporto una vecchia notizia (questa nella fattispecie è vecchia di un mese), ma vi assicuro che c’è una ragione molto precisa, che vi dirò in seguito. Vi prego di posare le torce e i forconi fino a quel momento…

Una vecchia conoscenza ha infatti ripreso a farsi vedere nelle edicole: sto parlando di Magico Vento(MV da qui in poi), la serie Bonelli scritta da Gianfranco Manfredi dal 1997 al 2010 che mescolava western ed horror.

Magico Vento(a destra) ed il suo amico Willy Richards detto Poe(coprimario della serie)

Da fine marzo Panini ha iniziato la ristampa delle avventure di MV, in un nuovo formato a colori che ha battezzato Magico Vento Deluxe.

Devo dire che la notizia mi ha fatto davvero piacere, perchè Magico Vento è stata la prima serie a fumetti che ho collezionato, e che posseggo in toto.

Come molte serie Bonelli ‘di vecchio stampo’, i presupposti erano abbastanza semplici: nel primo numero, ‘Fort Ghost’ venivamo a conoscenza del soldato Ned Ellis, che ha perso la memoria in seguito all’esplosione di un treno blindato; Ned, vivo a malapena, viene salvato dallo sciamano Sioux Cavallo Zoppo che lo accoglie nella sua tribù e fa di lui un Uomo Strano(uno sciamano), avendo visto nel soldato(che ha una scheggia di metallo in testa) il dono della visione.

Le avventure che Ned si trovava ad affrontare erano delle più disparate e si potevano sostanzialmente riassumere in due filoni principali: quello ‘mistico’ che coinvolgeva situazioni soprannaturali presi principalmente dai miti e dalle leggende degli indiani d’America(che venivano approfonditamente spiegati nelle rubriche dell’albo), con qualche incursione nell’horror più classico e, con il proseguire della serie, con la comparsa di esseri sovrannaturali di chiara ispirazione Lovecraftiana.
L’altro filone era più strettamente western, ed in un certo senso riprendeva un discorso che era stato affrontato nella serie western Bonelli per eccellenza (Tex, per chi ha vissuto su un altro pianeta): quello dell’oppressione dei nativi americani. MV ha affrontato questo tema in modo molto dettagliato, facendo comparire anche figure realmente esistite come il generale Custer, Toro Seduto o Cavallo Pazzo, che non sono stati semplici comparse ma veri e propri coprimari della serie.

Cavallo Pazzo

Il fumetto aveva anche un altra caratteristica: ad un certo punto abbandonava in parte la struttura episodica per concentrarsi su una trama globale, che veniva dipanata numero dopo numero…e che è inevitabilmente giunta ad una fine, decisa e pianificata dall’autore stesso dopo 130 numeri.

Il bieco affarista Howard Hogan, l’antagonista principale

Lo ammetto:mi sono commosso quando ho letto la parola ‘Fine’. Perchè Magico Vento ha rappresentato una parte costante della mia vita, fumettistica e non. Ed è stato un momento davvero bello quando ho potuto conoscere l’autore di persona(a Lucca 2011) e ringraziarlo per aver creato una delle mie serie preferite.
E adesso Magico Vento ha la possibilità di vivere ancora, e magari di farsi conoscere da coloro che all’epoca erano troppo giovani, o se lo sono perso. Dategli una possibilità, non ve ne pentirete.

Ah, il motivo per cui ve ne ho informati con un mese di ritardo? Potrei dirvi (ed è la verità) che ho cominciato a leggere MV dal numero 2 recuperando il primo solo molti anni dopo, e che volevo mettervi nelle mie stesse condizioni(il numero 2 dell’edizione deluxe è uscito poco fa)…In realtà non era niente di premeditato, ma solo una curiosa coincidenza. Potete riprendere torce e forconi…ma almeno ho qualche metro di vantaggio.

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