Approfondimento – l’industria e l’economia nell’animazione (1)

di Regola 8

Quello di cui voglio parlarvi quest’oggi è una questione un pò più complicata del solito: come nasce un anime? Come funziona il mercato dell’animazione giapponese? Mi preme fin dall’inizio sottolineare che in questo approfondimento non è mia intenzione trattare le tecniche di animazione con cui vengono realizzate le serie che stagione dopo stagione seguiamo: quello che mi interessa è spiegarvi gli ingranaggi economici, aziendali e umani che si muovono dietro quella che è la realizzazione di un bene di consumo, arricchendo con qualche aneddoto che ai più può non essere noto. Gran parte di queste informazioni sono recuperabili in rete, esistono diversi articoli che trattano il mercato dell’animazione nel database di Anime News Network, così come interventi specifici fatti nello spazio Answerman (attualmente curato da Justin Sevakis) degli ultimi anni, sempre su quel sito: elencarveli tutti come bibliografia risulterebbe abbastanza inutile, mi preme che sappiate quali siano state per grandi linee le mie fonti. Sappiate inoltre che per quanto riguarda le cifre riportate, ho deciso di adattare in euro le somme di denaro che ho trovato in yen o dollari (e quindi a rischio di variazioni causa possibili arrotondamenti).

Ovviamente la mia spiegazione sarà molto più semplice.

Come nasce un anime, dunque? Una delle cose che tutti penso abbiano notato è che negli ultimi anni vi sono sempre meno progetti originali, ma serie che nascono sotto altra forma e vengono successivamente adottati dal mondo dell’animazione; per i film di animazione, poichè possono contare sugli incassi al botteghino, la situazione è differente. Il motivo per cui, nell’ultimo decennio, hanno avuto successo nella loro forma animata serie ispirate da videogiochi e soprattutto dalle tanto chiaccherate light novel è di natura puramente pubblicitaria, ma cominciamo dall’inizio: durante gli anni ’90 l’animazione giapponese affrontò una grossa crisi, dovuta al crollo del mercato del noleggio e dal ritiro di molte emittenti televisive dal ruolo di sponsor. Non a caso alcuni dei progetti più fallimentari, o le storie di fondi mal gestiti (o insufficienti) sono abbastanza comuni in quel periodo: e siccome senza soldi era impossibile continuare a esistere l’industria dell’animazione ha dovuto ingegnarsi per trovare fondi, e decisivo alla sopravvivenza di questo settore è stato l’innegabile fatto che una serie animata è da sempre il trampolino di lancio verso il successo più efficace per un prodotto (manga, videogiochi o light novel) al punto tale che spesso vediamo la versione animata surclassare in popolarità quella di origine. I fondi per la produzione di un anime vengono quindi stanziati da quattro, cinque o più aziende, o partner, che possono avere interesse nel vendere una prestazione (manifattura merchandising e vari) o un prodotto già pronto: vengono coinvolte le case di produzione manga, i produttori di DVD e BluRay, come pure aziende che lavorano nel campo della gadgettistica più varia. Una volta che un Comitato Esecutivo decide di occuparsi di un prodotto, cominciano una lunga serie di riunioni in cui vengono vagliate tante opzioni, discussi ruoli e infine stabiliti i contributi che ogni partner darà per la produzione della serie. Viene stanziato un budget, viene scelto un regista, e poco a poco tutto lo staff necessario che comprenderà più o meno duemila persone per episodio. Che non sono tutte in Giappone, ma sparse per tutta l’Asia per l’ovvio costo minore della manodopera in paesi come India, Singapore, Filippine.. e i costi negli anni sono stati ulteriormente ridotti dall’introduzione della Computer Grafica. Vi spiegherò successivamente come vengono recuperati questi soldi investiti, e prodotto un guadagno.

Un noto esempio di budget tagliato, anche se, Toshio Okada, co-fondatore della Gainax, ha affermato che non vi erano idee per il finale.

Anime, oggi come oggi, è spesso sinonimo di successo: colossi come la Shueisha non possono in nessun modo negare questa realtà, poichè devono molto all’adattamento animato di alcuni dei loro manga di maggior fama. La scelta vincente della Shueisha, che l’ha trasformata nella casa editrice numero uno da vent’anni a questa parte, è stata proprio quella di puntare tantissimo sulla produzione di anime a bassissimo costo, che hanno reso indubbiamente popolari i loro manga (Hokuto no Ken, Dragon Ball, Naruto, One Piece, Bleach e ora anche Toriko). Non a caso in Bakuman, i due protagonisti, scelgono di lavorare per la Shueisha, poichè è praticamente certo che i loro prodotti di successo vengano animati (così come toccherà a breve a Nisekoi e Assassination Classroom, per intenderci). Il motivo per cui le emittenti televisive si sono tirate fuori dal mercato è legato, inoltre, al fatto che diversamente da quanto si crede in occidente, in Giappone gli anime non fanno così tanti ascolti, anzi, molte delle serie brevi (12 o 24 episodi) che recensiamo settimanalmente vengono trasmesse a tarda notte, o nelle fasce in cui gli ascolti sono minori; anime prodotti “ad oltranza“, come One Piece, Naruto o Detective Conan, tra i titoli più seguiti senza prendere in considerazione i kodomo, vengono trasmessi ad orari che ne permettono la visione al pubblico più giovane, ma si tratta comunque di cifre che non motivano le emittenti a investire molto denaro nel mercato dell’animazione. Anzi, a volte possono essere pagate per trasmettere un certo prodotto o le relative pubblicità (anche quando saranno loro stessi a trasmetterlo), ma nella maggior parte dei casi pagano ai produttori, per poter trasmettere un anime, una cifra talmente tanto infima da farlo sembrare un regalo. D’altronde, è sicuramente più economico (e redditizio) mandare in scena un talk-show o un programma di Tv spazzatura qualsiasi, piuttosto che pagare per realizzare un prodotto di cui alla fine si sarebbe solo tra i tanti distributori, e difficilmente si avrebbe quindi accesso a una bella fetta degli eventuali guadagni.

Nonostante tutto in Giappone guardare anime è “comune” come seguire le previsioni meteo.

Il filo che oramai collega il mondo dei manga e delle light novel a quello dell’animazione è oramai ben noto a tutti: l’anime sta diventando quindi poco più di uno strumento pubblicitario per aumentare il seguito del prodotto originale, anche perchè il successo di un anime dura spesso molto poco (non vedo haters lamentarsi di SAO da mesi). Basti pensare che gli anime permanentemente in onda tratti da manga in corso sono pochi (ne ho già elencati alcuni), ed è erroneo ritenere che questi titoli potrebbero continuare ad avere successo indipendentemente dal fatto che abbiano una serie animata o meno. Il fatto che One Piece e Naruto della Shueisha abbiano mantenuto la loro serie animata nonostante tutti gli anni che sono passati (indipendentemente dai tipici cali di qualità che è impossibile evitare in questo tipo di progetti) e che Bleach se ne sia visto privare dopo il crollo delle vendite, conferma il fatto che i fondi stanziati dalla Shueisha per produrre i suoi anime siano visti proprio come investimenti a fine pubblicitario per vendere il manga, non l’anime (sebbene le vendite dei DVD di One Piece, per esempio, siano molto incoraggianti), e non per accontentare milioni di fan. L’impatto, e la forza con cui un anime riesce a promuovere un manga è ben nota a coloro che hanno letto Ao no Exorcist, le cui vendite sono crollate in seguito alla fine della serie animata e al calo di interesse nel manga da parte dei lettori giapponesi (ma è stato fatto un film, attenzione…), o di Magi, che pochissimi conoscevano prima della serie animata… Toriko riesce ad assicurarsi buone vendite del manga grazie all’anime, mentre Beelzebub, iniziato più o meno nello stesso periodo, dopo un adattamento di sessanta episodi sembra quasi essere stato “dimenticato“. Un anime è persino riuscito a far triplicare la tiratura totale (da 150 a 450mila copie) in due settimane del manga yonkoma Kotoura-san, che pochi leggevano e compravano! Questo ha però portato alcuni cambiamenti nel mondo del fumetto giapponese: innanzitutto, col passare degli anni ho sempre più la sensazione che alcuni manga, soprattutto shonen, siano studiati a tavolino proprio in virtù della possibilità di ricevere un adattamento animato; secondo, l’aumento improvviso del pubblico che un titolo può ricevere non può non aver effetto sul suo autore, che potrebbe sentirsi costretto a disegnare e sceneggiare in modo diverso. Inoltre, proprio perchè in Giappone, ora come ora nessun autore ha carta bianca sulla decisione di mettere fine al suo manga e si vede quasi costretto a pubblicare finchè riscuote successo, il mercato dell’animazione si è dovuto necessariamente rivolgere a quello delle light novel, che forniscono un prodotto indubbiamente diverso, per certi aspetti anche più malleabile e adattabile di molti manga che sembrano non terminare mai. Ma soprattutto la struttura in volumi e saghe usate dai scrittori di novel rendono spesso il lavoro per gli sceneggiatori delle serie animate molto più gratificante per la possibilità di poter personalizzare il lavoro, e non semplicemente di “far muovere le vignette” (con questa affermazione non intendo sminuire le difficoltà che si possono incontrare animando un manga.)

I cross-over di Toriko con One Piece e Dragon Ball non lasciano dubbio alcuno sulle aspettative della Shueisha su questo titolo…

Ma torniamo al nostro anime ancora intrappolato nell’iperuranio: vi avevo detto che avrei dato qualche cifra. Produrre un singolo episodio costa dai 75mila ai 230mila Euro circa, in base alla qualità delle animazioni, dei disegni e a tutti quegli elementi che possono far lievitare i costi di produzione (multiple sigle di apertura e chiusura, dettagli vari e qualunque particolare possa venire in mente…); il costo medio sembra essere (stando alle varie fonti) di circa 110/120mila Euro a episodio, una serie di tredici episodi viene a costare quindi più o meno un milione e mezzo di Euro. Potremmo divertici a fare esempi, aggiustare queste cifre ma non cambia il fatto che sono un bel po’ di soldi, che vanno sborsati tutti subito: gli studi di produzione più affermati possono magari sostenere una perdita, ma quelli più piccoli si trovano ogni volta di fronte a un vero e proprio “o la va o la spacca“. Una volta che il progetto è confermato e nella commissione tutti sono d’accordo, bisogna passare infine alla parte pratica, e il primo, difficile passo, è quello di mettersi d’accordo con l’autore.

Da Bakuman. L’incontro tra i protagonisti e coloro che si occuperanno del loro anime.

Vengono organizzati questi incontri tra regista, sceneggiatore, qualche burocrate, e l’autore del manga (o della novel, o il team che ha creato il videogioco) accompagnato dal suo redattore, in cui è possibile che accada di tutto. Queste trattazioni sono spesso talmente complicate che alcuni autori le hanno usate come materiale nelle loro storie: è il caso di Oreimo, quando Kirino deve “lottare” per vedersi riconosciute alcune richieste nell’adattamento animato della sua novel; anche in Bakuman ci sono alcuni momenti di incomprensione tra Ashirogi Muto e i capi del progetto animato di Reversi, ma in quel manga è tutto talmente “flaaaaash” che la situazione si risolve immediatamente con un urlo di entusiasmo. Gli autori possono avere delle richieste molto particolari da fare riguardo alla produzione del “loro” anime, che sia la scelta di specifici doppiatori per alcuni personaggi, determinati dettagli che vanno mantenuti che possono essere scene o dettagli grafici di ogni sorta; quando l’autore è soddisfatto di come verrà adattato il suo lavoro, e riterrà soddisfacenti le bellissime promesse fatte in questa sede, viene firmato il contratto e indipendentemente da quale sarà il risultato finale dell’opera se la dovranno tenere, buona o pessima che sia. Non è un caso, dopotutto, che a volte alcuni anime cambino studio di produzione; credo che uno dei casi più lampanti degli ultimi anni sia l’anime di Minami-ke, che in quattro serie è passato per le mani di tre studi di produzione differenti costringendo gli spettatori ad abituarsi a ritmi narrativi differenti, presenza o assenza di elementi fanservices e capigliature di colore e forma leggermente differenti tra una serie e l’altra. Ignoro le ragioni dell’esodo di questo titolo attraverso vari studi, ma non posso fare a meno di considerare l’anime di Minami-ke privo di una certa continuità. A volte può essere successo che gli autori abbiano dato carta bianca, o che i produttori dell’anime se la siano presa dopo aver frainteso le poche richieste fatte come sinonimo di scarso interesse o fiducia… e abbiamo alcuni di quei prodotti che vanno a finire nella rubrica del mercoledì. Succede che nell’anime vengono cambiati particolari, anche il senso degli eventi viene stravolto dalla ricostruzione fatta dallo sceneggiatore (o dai sceneggiatori che costruendo i vari episodi non si mettono d’accordo fra di loro), e se questi cambiamenti non sono graditi all’autore questi non potrà fare niente, dopo aver firmato. A volte poi può essere anche il pubblico a lamentarsi: alcuni fan di Naruto non hanno gradito delle differenze nella capigliatura del protagonista tra manga ed anime, per esempio. Con la firma, comunque, lo studio può finalmente mettersi al lavoro… ma quali ostacoli incontreranno ancora? Beh, ve ne parlerò la settimana prossima…

 

Minami-ke.

Commenti (8)

  1. Questa serie d’articoli promette moltissimo, stato strainteressante vedere le cifre in ballo per un anime!
    Vorrei per chiederti un’opinione riguardo l’assenza di annunci riguardo una 3 stagione di Shingeki no Kyojin, veramente una mera questione economica (come ho letto in altri siti) che frena la produzione di uno degli anime di maggior successo degli ultimi anni?

    1. Il caso di Shingeki no Kyojin abbastanza particolare, perch, come spiegher bene nella seconda parte (perch questo titolo esemplare per capire come funziona l’industria dell’animazione), la Production I.G. non si aspettava un successo tale tant’ che i fondi stanziati sono molti meno di quelli che ci si pu aspettare. La situazione complessa, anche perch Isayama ha annunciato che il manga durer un’altra decina di volumi, e la prima serie ha adattato i primi otto: con tre volumi (dai 10 ai 13 episodi per come procedono gli adattamenti animati dei manga) ancora un p poco per parlare di seconda serie. Credo che SnK torner ad essere rianimato, anche perch il titolo che vender di pi nel 2013, ma personalmente penso che i prossimi progetti saranno film e/o l’adattamento di uno dei tanti spin-off nati negli ultimi mesi.

  2. Davvero molto interessante, aspetto il/i prossimo/i articolo/i

  3. Bell’articolo, sempre interessanti i tuoi articoli regola.

  4. buongiorno a tutti!!!!! non scrivo mai ma seguo le vostre rubriche da moooolto tempo, quindi colgo l occasione per ringraziarvi 🙂 !!!!!!!!!!!!
    volevo chiedere una tua opinione riguardo a quest artico su le bizzarre avventure di jojo. Cosa pu aver spinto a creare una nuova serie animata su un manga cos vecchio se poi non c un guadagno adeguato???????? grazie per un eventuale risposta…ciao ciao

    1. L’anniversario dei venticinque anni. Inoltre le vendite del manga sono salite (sia le ristampe che i volumi della serie in corso). Le vendite di merchandising vario, e dei BluRay sono state molto buone, quindi, effettivamente, la serie stata un successo.

      L’assenza di guadagno diretto nella produzione anime (con diretto intendo dvd e BluRay… le vendite del manga sono un effetto “collaterale”) caratterizza i cosiddetti anime permanentemente trasmessi. Tra One Piece, Naruto, Detective Conan etc etc l’unico che ha buone vendite il primo (anche se controllo poco le vendite DVD, presto pi attenzione a quelle BD).

      1. Ah, però! Me l’ ero chiesto anch’ io! Chissà come mai non fecero una serie tv ai tempi, ma “solo” OAV.

  5. Articolo proprio interessante sugli ultimi anni di produzione giapponese.
    Sicuro che Ken fosse a costo proprio basso? Poi comunque è di 30 anni fa, non 20. Negli anni 90 però la produzione era ancora bella ricca e le serie andavano negli orari più variegati.
    Si, ricordo qualche anno fa una serie che andava prima di “Detective Conan” mi pare che venne sostituita da un quiz o roba simile!a
    Ah, però! Interessante questo “Kotoura-san”. Però il disegno della ragazze mi fa rivoltare un po lo stomaco! XD
    Comunque come hai scritto, sono poche le serie capisaldo lunghe. Ora si producono serie o corte o cortissime. La citata “Minami-ke” tra tutte e quattro le serie arriva a 52 puntate in 6 anni! Prima era la consueta trasmissione annuale. XD
    Senza dimenticare tutta quella robaccia che va ad orari impossibili. E ci sono finite anche le ultime serie di “Slayers”! °_O Mah!

    “anche perchè il successo di un anime dura spesso molto poco”

    Già!

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