Sengoku Armors [Edito J-Pop] – Recensione

di shikaku Commenta

L’epoca Sengoku o era degli stati combattenti insieme al successivo periodo Edo rappresentano da sempre le ambientazioni ideali per le narrazioni storiche e a maggior ragione quegli anni di transizione che da Oda Nobunaga porteranno allo shogunato Tokugawa hanno un fascino tutto speciale. Shota Sakaki con Sengoku Armors decide di portarci proprio in questo Giappone che si avvia all’unificazione sotto Toyotomi Hideyoshi ma aggiunge qualcosa di suo, reinterpretando gli eventi in chiave fantasy e dando ai personaggi un ruolo tutto nuovo. Il traditore Akechi Mitsuhide qui è il protagonista che agisce per il bene e il sanguinario Oda Nobunaga, abituato a bruciare vivi i suoi nemici, qui agisce con coscienza e in vista della sola pace.
Lasciate dunque perdere la storicità ma allo stesso tempo abbiate sempre presenti quali sono i protagonisti di questo periodo e i grossi eventi in cui saranno coinvolti perché è interessante vedere in che modo questi verranno “riletti” dall’autore.

L’autore. Shota Sakaki è un giovane mangaka, molto promettente, che nel 2006 non ancora ventenne vinse una menzione speciale al Tezuka Award; da allora ha realizzato alcune one-shot per Akamaru Jump e lavorato come assistente per Tadatoshi Fujimaki, autore di Kuroko no Basket. Questo periodo di gestazione gli è valsa la pubblicazione sul Weekly Shonen Jump nel 2010 della one-shot Sengoku Armors concretizzatasi poi nel marzo 2011 in una serie regolare. Purtroppo il titolo non è riuscito mai a sfondare nei cuori dei lettori della rivista shonen per eccellenza e così la cancellazione è stata alla fine inevitabile. J-Pop ha deciso comunque di portare in Italia i due volumi che compongono questa “mini-serie” forte del fatto che, sebbene sia chiaro l’intento di dare vita al classico shonen mainstream, l’elemento storico scelto da Shota Sakaki rompe un po’ con i classici clichè delle serie targate Jump e lo rendono quindi degno di nota.

Periodo Storico. Ci troviamo alla fine del periodo Sengoku, Oda Nobunaga è riuscito, con l’aiuto dei suoi vassalli, ad unificare il Giappone a seguito di sanguinose battaglie in cui ha dato prova anche della sua efferatezza. Nel 1582 c’era però stato il famoso Incidente di Honnōji che vide Akechi Mitsuhide ribellarsi inaspettatamente al suo signore costringendolo al seppuku mentre il tempio in cui si era rifugiato veniva dato alle fiamme. Pochi giorni dopo Toyotomi Hideyoshi riuscì a vendicare Nobunaga sconfiggendo Akechi Mitsuhide nella battaglia di Yamazaki e divenendo di fatto il padrone del Giappone.

Trama. Questa versione della storia nella visione di Shota Sakaki non tiene conto di quelle che sono state le protagoniste dell’ascesa di Nobunaga e dei suoi vassalli, ossia le Sodom. Sono le armi più potenti della storia create dallo stesso signore del clan Oda purificando i cadaveri di antiche bestie sacre: sfruttando l’energia vitale del suo utilizzatore esse conferiscono poteri divini. Scordate katane, yari, lance o quant’altro perchè le Sodom sono dei pezzi di armature futuristiche dotate ognuna di particolari poteri: emettere fiamme, rilasciare energia elettrica, manipolare l’aria circostante, insomma invece di armi medievali sembra di avere di fronte pezzi di un Evangelion.

Per quanto possa sembrare una scelta “assurda” in realtà questo è stato un modo di realizzare quella “reinterpretazione” della storia cui facevo riferimento in precedenza: Oda Nobunaga fu colui che modernizzò le forze militari giapponesi introducendo per primo le armi da fuoco in Giappone dotando quindi le sue truppe di una forza bellica non indifferente che nel manga viene trasfigurata con le “Sodom”.

Queste potentissime armi furono create però con il solo scopo di unificare il Giappone e porre fine alle continue lotte fra feudatari dopodiché sarebbero dovute andare distrutte: il Nobunaga di Shota Sakaki voleva esclusivamente creare la pace e non aveva ambizioni di potere, che invece avvelenavano l’animo di Toyotomi Hideyoshi. Quest’ultimo era uno dei più fidati vassalli del capo clan Oda ma intendeva utilizzare le Sodom per conquistare tutte le nazioni del mondo e non solo il Giappone. Un’ambizione che ha anch’essa radice storica visto che Hideyoshi nella realtà tentò volte di estendere il proprio potere fuori dai confini nipponici invadendo più volte la Corea, anche se non riuscì mai a tenerla.

Nel manga la brama di potere spinse quindi il vassallo a ribellarsi al proprio signore cercando di coinvolgere un altro feudatario, Akechi Mitsuhide che invece condivideva la visione di Nobunaga. A Toyotomi Hideyoshi non restò quindi che uccidere Oda e allo stesso tempo far ricadere la colpa su Mitsuhide in modo da avere un giusto pretesto per eliminarlo.

La storia si colloca 10 anni dopo questi eventi con Akechi Mitsuhide che è riuscito miracolosamente a sopravvivere conducendo una tranquilla vita da monaco buddhista sotto il falso nome di Tenkai. Il suo obiettivo però resta sempre quello portare il sorriso sui volti delle persone e servire il clan Oda, che ormai si riduce alla sola figlia di Nobunaga, Ocho. La ragazza ormai sedicenne è tenuta prigioniera da Toyotomi sin dalla sua infanzia nel castello di Gifu, ma ora ha deciso di farne la sua concubina, o meglio il suo vero intento è quello di utilizzarla per aprire l’involucro che racchiude la Sodom più potente di tutte, la quale richiede l’energia vitale di un membro del clan Oda.

Akechi riesce ad intervenire prima che la ragazza possa essere condotta da Hideyoshi, portandola con sé al tempio dove il vassallo vive in compagnia di Mukkun, suo allievo ma allo stesso tempo censore delle sue perversioni e tecnico per la Sodom che utilizza. I tre decideranno di mettersi in viaggio per ribellarsi al governo di Toyotomi e realizzare l’ideale di pace di Oda Nubunaga. Durante il loro viaggio alla combriccola si unirà Ishikawa Goemon, uno shinobi che rubava ai ricchi per dare ai poveri e che è l’antenato di quel Goemon compagno di avventure di Lupin III. Le difficoltà da affrontare non saranno poche e vedranno Akechi e compagni misurarsi via via con i più famosi uomini d’arme dell’epoca, dal drago con un occhio solo Masamune Date, passando per Takeda Shingen (anche qui rivale di Uesugi Kenshin, ma nei giochi di parole) fino ad arrivare all’odiato Toyotomi Hideyoshi.

Elementi da shonen mainstream. Come è possibile notare l’intreccio è abbastanza lineare e risponde agli elementi più classici degli shonen mainstream: un gruppo di “buoni” si mette in azione per salvare il mondo dal cattivo di turno in nome di tutta una serie di buoni sentimenti utilizzando tecniche di combattimento spettacolari contro avversari via via più potenti. C’è da dire che la struttura di fondo è grossomodo questa anche in molti shonen di successo ed è poi con il proseguire della storia che l’autore ha la possibilità di infittire la trama e magari moltiplicarne le direzioni narrative. A Sengoku Armors questa possibilità non è stata data vista la precoce conclusione e quindi quello che resta è uno shonen nella media dalla trama semplice e personaggi poco approfonditi in cui ciò che conta sono solo la spettacolarità dei combattimenti e lo humor che accompagna costantemente le vicende.

Spenderei due parole su questi due elementi partendo dai combattimenti. I disegni con cui sono resi sono ottimi e fanno godere appieno la potenza e la spettacolarità dei colpi, ma il problema è che questi confronti sono poco studiati: è solo una continua escalation di tecniche più distruttive via via che quelle utilizzate si rivelano inefficaci, una pura dimostrazione di potenza con la strategia ridotta veramente al minimo.

Quanto all’aspetto umoristico a farla da padrone è lo humor basato sulle perversioni di Akechi che si devono scontrare con il ruolo da censore di Mukkun cui poi si affiancano la stranezze dei vari personaggi che via via compaiono. Il primo filone di umorismo è forse calcato troppo e diventa dopo un po’ monotono; invece la scelta di caratterizzare i vari nemici con qualche aspetto “ridicolo” funziona benissimo.

Conclusioni.Tutto sommato il manga presenta buone potenzialità ma non riesce ad emergere, rimanendo sui livelli della sufficienza senza elevarsi oltre, complice naturalmente il fatto di aver avuto a disposizione due soli volumi per una storia che invece era progettata per essere a lungo raggio fino a raggiungere anche l’epoca Tokugawa. La sufficienza può diventare abbondante se vi piacciono gli elementi storici nei manga e qui spicca il modo interessante con cui personalità ed eventi sono stati reinterpretati e non semplicemente stravolti dalla fantasia dell’autore.
Visto che si tratta di due soli volumetti lo consiglio a chi cerca un classico shonen ma abbia comunque voglia di variare perché non è facile trovare storie di questo genere che invece di ricorrere a mostruose creature più o meno mitologiche preferiscono utilizzare l’elemento storico senza snaturarlo del tutto.
L’edizione italiana curata da J-Pop è quella classica con sovraccoperta disponibile dal 27 luglio a 5,50 € per ciascun volume.

P.S. Continuate a seguirci perché dopo L’Impero delle Otome Kirisuto tornerà presto con un’altra novità di quest’estate J-Pop.