
E’ da molto che aspettavo di vedere l’ultima trasposizione cinematografica della storia di Hachiko, un particolare cane che ha fatto discutere di se per il suo speciale attaccamento verso il padrone.
Ieri sera mi sono così deciso di andare, con estrema curiosità, a vedere il film, intitolato “Hachiko – il tuo migliore amico”.
Hachi è un cane giapponese di razza Akita che, durante il viaggio verso la sua nuova casa, si imbatte in Parker (Richard Gere) dopo che la gabbia, in cui era rinchiuso, si rompe.
Dopo alcuni tentativi per trovare una casa a questo cucciolo, la simpatia e bellezza di Hachi conquista la famiglia di Parker che lo tiene con sé.
Il rapporto che si viene ad instaurare tra Hachi e Parker è davvero speciale e viene simboleggiato dal comportamento del cane che, ogni giorno, accompagna il proprio padrone da casa alla stazione e viceversa. Questo comportamento a dir poco stupefacente, viene improvvisamente interrotto dalla morte del padrone. Hachi, tuttavia, aspetterà invano dieci anni davanti la stazione, in attesa del suo padrone fino alla sua morte.

Torniamo a parlare di un “rumor” cinematografico che perdura da almeno 3 anni, tempo non disprezzabile per una pellicola cinematografica, di questi tempi poi….
Stiamo per parlare di un fenomeno che, forte di questa generazione, sta portando fama e successo un po’ a tutti.
Quest’oggi vi porto all’attenzione “di corte” l’esempio più lampante di quanto l’animazione giapponese sia entrata di diritto nell’immaginario collettivo di tutti, in particolar modo degli appassionati di cinema e di lungometraggi animati.
Di Tarantino si è detto tanto alla fine prevale il “o lo si ama, o lo si odia”.