“L’elefante scomparso”, di Haruki Murakami

di tappoxxl Commenta

 

Questo libro, una raccolta di 17 racconti scritti tra gli anni ’80 e i primi anni ’90, è ideale per le vacanze estive(per chi ci è andato o ci andrà, a differenza mia). I racconti non sono mai troppo lunghi e di sicuro non annoiano chi legge. Ho letto altri libri del Murakami e devo dire che il suo stile è davvero unico. Lo scrittore giapponese è capace di mischiare situazioni apparentemente normali con azioni ai limiti dell’assurdo. I racconti di questo libro sono pieni di riferimenti al mondo dell’assurdo, come nel racconto degli uomini TV, dove il protagonista vede questi uomini TV e pare essere il solo capace di vederli e di parlargli. Alcuni di questi racconti sono autobiografici. E ci raccontano un Murakami giovane, amante del sesso, dell’alcool e delle persone in generale. Il suo rapporto con gli alcoolici emerge fortemente in ognuno dei 17 racconti del libro. Ogni protagonista, che sia il Murakami o un protagonista di fantasia, ha sempre una lattina di birra in mano o un bicchiere di rum con ghiaccio. La mia opinione è che l’alcool influenzi molto la vita dello scrittore, ma che, a differenza di un Charles Bukowski(giusto per citarne uno ihihih), questo status di semi incoscienza causato dall’alcool non emerga nei suoi libri nella maniera violenta e cruda dei libri dello scrittore americano. Nei libri di Haruki Murakami, mi pare di intravedere degli scritti in cui alcune situazioni sono generate dall’alcool, ma anche da una buona dose di fantasia dello scrittore. Il surrealismo dei libri di Murakami è prepotentemente personale, ma anche, secondo me, aiutato da un paio di birre. Però, se questa mia idea fosse vera, non avrei nulla da recriminare allo scrittore giapponese, in quanto i suoi libri mi piacciono così come sono: veri, genuini e con quella dose di assurdo che tanto amo. Durante la lettura del libro ho notato più volte la netta chiusura di alcuni racconti. Mi spiego meglio. L’autore, in un suo racconto, fa un’introduzione a volte molto lunga alla storia, poi racconta la storia e quando il lettore sta per arrivare al tanto atteso finale colmo di spiegazioni, il Murakami interrompe bruscamente la storia. La chiude come si fa per una porta che sbatte. Questa scelta, spero almeno che lo sia, a mio avviso delinea uno stile narrativo unico e meraviglioso. Lo scrittore si allontana dal classico schema introduzione-svolgimento-fine, per arrivare a un nuovo stile, molto più diretto e conciso. Unico difetto di questo stile è che viene adottato troppo spesso, secondo me. Alcune spiegazioni finali si sarebbero potute inserire, come nel racconto “Sonno” dove ci viene presentata tutta la vita della protagonista per poi farla finire(la storia) improvvisamente(naturalmente non posso dire altro altrimenti rischierei di spoilerare il tutto).

Sostanzialmente stiamo parlando di uno dei più grandi scrittori moderni, le cui storie fanno ragionare e fanno riflettere sui temi importanti della vita. Però parliamo anche di uno degli scrittori più bravi a mischiare la realtà alla fantasia, capacità che ammiro molto. Consiglio a tutti questo libro, sembrerò banale, ma datemi ascolto e non ve ne pentirete.