Naruto, One Piece, Bleach: dove stiamo andando?

Salve a tutti. Quest’oggi, alla luce degli ultimi capitoli di questi tre manga vorrei un attimo fare il punto della situazione in maniera breve e concisa, analizzando quello che potremo (o non potremo) aspettarci nei prossimi mesi.

 Inizio da Bleach: al tempo del salto temporale avevo detto che, per quanto mi riguardava, la domanda fondamentale a cui rispondere fosse: “Chi è davvero Isshin Kurosagi?”. Oggi, alla luce di alcuni avvenimenti, rilancio con la seguente questione: “Chi è Isshin, che legame ha con Urahara e, sopratutto, è forse merito/colpa sua se esistono i fullbring?”. Non so se ci avevate pensato ma, per qualche strano motivo la “rivelazione” dell’esistenza di questa nuova forma di potere è strettamente collegata (o almeno così ci è stato mostrato) a qualche “losca faccenda che vede protagonisti principali proprio i due ex-shinigami esiliati (??!!) sulla terra. Continuo ad essere convinto che quando i 90 capitoli del pendolo che ancora restano da narrare verranno mostrati (e state certi che questo accadrà) avremo tutte le risposte. Tuttavia io ho una personale ipotesi: in qualche modo, credo che fullbring e Isshin siano collegati all’imperatore degli shinigami e, quindi, la possibilità di rivedere presto Aizen in azione non è tanto vana (e vi ripeto, io sono convinto che Tsukishima sia legato a quest’ultimo).

Naruto 538, One Piece 624, Bleach 447: Recensione

Se mi permettete, riassumerei i tre capitoli di questa settimana al modo seguente: “Un dialogo e uno sguardo”! Non so voi, ma io ho visto una identica costruzione della struttura narrativa di tutti e tre i manga più seguiti: in tutti a predominare è il dialogo tra due (o più) individui, che porta piccole rivelazioni e evoluzioni; allo stesso modo tutti terminano con un espressione ben definita e determinata di un personaggio più o meno fondamentale, che fanno presagire nuovi e spettacolari sviluppi per quanto riguarda i capitoli della prossima settimana. Partirei, questa volta, da Naruto, poiché il suo dialogo “interiore” mi ha toccato molto, sia per il significato sia per la “costruzione” scenica che ha avuto.