Un bravo ragazzo – Sulle tracce di Naruto (37)

di bluclaudino 8

Bentrovati dopo un bel po’ di tempo di assenza, entro un paio di settimane dovrei tornare operativo e produttivo con la rubrica! Intanto spero apprezziate il nuovo articolo, che arriva giusto in tempo per lanciare il dibattito su Obito, ora al centro dell’attenzione più che mai.

Partiamo con una frase che ho sempre detestato: “Sembrava un così bravo ragazzo“. E’ una frase che dicono spesso i vicini di casa di professione [Cit. da “Il passante di professione” di “Mario”, di Maccio Capatonda], intervistati dai giornalisti di turno alla ricerca di materiale da necrologio ed interpellati rigurardo un caso di cronaca nera, omicidi o stragi solitamente. Questo, e non sono ironico ci tengo a precisarlo, serve allo Scoop e serve ad accentuare il contrasto, lo Shock della scoperta, sapere che l’omicida era una personcina per bene ci fa drizzare le orecchie, accapponare la pelle.

 

Perchè introduco così questo articolo? Perchè Tobi è un gran bravo ragazzo, lo dice Zetsu nelle prime vignette in cui scopriamo il personaggio. Se non fosse un bravo ragazzo verrebbe assoldato da un’associazione criminale, un gruppo di mercenari spietati guidati da un genocida? Hanno l’assoluto bisogno di un bravo ragazzo. Anche qui non scherzo affatto, Kishimoto è stato particolarmente scaltro a presentare in questo modo il vero leader di Alba, così da suscitare scalpore e sgomento nell’istante in cui si è svelato il suo vero ruolo ma anche per dare un tocco contrastante all’interno del gruppo.

Ma l’autore è stato altrettanto furbo da non stravolgere le caratteristiche di chi si celava davvero dietro la maschera, la sua natura più recondita, perchè Obito è effettivamente un bravo ragazzo, è il vicino di casa che da un giorno all’altro perde di vista la realtà e compie le azioni più inconcepibili a causa di un movente per noi inconcepibile.

 

Dopo questa premessa un po’ strana, lo ammetto, per analizzare questo personaggio vorrei seguire uno schema preso direttamente da uno dei miei film preferiti, “The Prestige” (che dovete assolutamente vedere). Perchè noi abbiamo visto la Promessa , che da prassi non sapevamo essere tale, la Svolta ed anche il Prestigio. E’ uno schema che Kishimoto usa veramente spessissimo.

La Promessa, “Prendere qualcosa di ordinario..”.

Siamo nel Kakashi Gaiden, più di 300 capitoli orsono, ed Obito viene presentato e approfondito. E’ un ragazzo semplice, incapace, dalle alte aspirazioni al servizio di un’ambizione molto limitata, il suo scopo principale è conquistare la ragazzina carina di turno e diventare un gran fico, più di Kakashi, suo rivale. In altre parole Obito è esplicitamente il “Naruto” del gruppo, ma non del tutto, non nella sostanza.

Con Naruto infatti ha da spartire molto meno di quanto non sembra: è vero, come lui darebbe la vita per i suoi compagni, ha un animo buono e dei sogni genuini, ma Obito non è motivato, e questa ritengo sia una caratteristica fondamentale nel percorso del personaggio. Naruto è motivato dalla sofferenza patita, dalla solitudine, dal rifiuto della società che lo ha guardato con sospetto da quando ha mosso i primi passi, Naruto ha in sè il motivo potente del riscatto sociale.

Obito non ha subito nulla di tutto ciò, è un anonimo passante, una goccia nel mare, senza personalità e senza motivazioni forti che lo indirizzino verso quelli che sono i suoi sogni e le sue aspirazioni. Non riesco a pensare a nulla di più ordinario del giovane Obito, all’interno del Manga, questa è la promessa che Kishimoto ci fa implicitamente, ci racconta la storia di una nullità.

La Svolta: “..e trasformarlo in qualcosa si straordinario.”

In questo contesto avviene la Svolta: Obito la nullità si sacrifica per i suoi compagni, per salvare il fico del gruppo e per fare questo butta al vento le sue aspirazioni, finalmente trova un motivo per rendersi straordinario. Da questo momento Obito è scomparso, è morto, nel Manga la storia lo racconta come un eroe caduto in battaglia, non è più una goccia nel mare, ora è un mattone nelle fondamenta del suo paese, la Svolta lo ha cambiato. Ma è pur sempre scomparso, il trucco ed il percorso del personaggio non sono compiuti fino in fondo, altrimenti non avrebbe avuto senso raccontarne la storia.

Ma Obito ha una doppia Promessa e come in precedenza è celata a noi lettori ed ai personaggi. Infatti sotto le mentite spoglie di Tobi ricopre il ruolo che gli era congeniale a Konoha, è la nullità del gruppo, anche qui come nel team Minato è colui che mette allegria in un gruppo lugubre e sinistro (parole di Kisame), anche qui come in passato avviene la Svolta, si rivela essere il capo di Alba, un essere straordinario che muove i fili dell’associazione più temuta del Manga.

Il Prestigio: “Far sparire qualcosa non è sufficiente, bisogna anche farla riapparire”

Con due Promesse e due Svolte Kishimoto fa collidere i due personaggi ed i loro percorsi in un unico e potente Prestigio, che tutti avremmo dovuto prevedere, che era scontato e prevedibile, così naturale da celarsi in bella mostra.

Così scopriamo che Tobi è Obito e mai frase e fase fu più controversa in questo Manga.

Obito però doveva essere Tobi, non certo per l’assonanza del nome ma per assonanze che sono alla base della costruzione dei “due” personaggi e che ho raccontato in queste righe, assonanze che ad uno sguardo clinico avrebbero dovuto permetterci di identificare i due personaggi con certezza matematica, non solo come opzione valida e naturale.

L’Obito del Prestigio è sostanzialmente un terzo personaggio, trasformato nella sua lunga corsa: è disincantato, deluso dalla sua storia che lo ha cancellato dall’esistenza e che ha cancellato i suoi sogni. Un conto è morire per salvare un amico (Kakashi), un altro è resuscitare e perderne uno (Rin). Questo Obito ha subìto le sofferenze di Naruto, ma senza motivazioni e senza una guida, anzi con un mentore che ha fatto di tutto per traviarne le ambizioni (Madara), Obito ha ceduto agli avvenimenti che l’hanno plasmato.

Ora è il vicino di casa buono e gentile dopo aver compiuto una raccapricciante strage e noi, intervistati ignari, siamo quelli che esclamano “non ci credo, era un così bravo ragazzo”.

Oggi c’è una sorpresona per voi, il nostro amato Mr. Inguardabile (per via della sua rubrica “Gli Inguardabili ovviamente, mica per altro..) ha deciso di fare una raid nella rubrica per dire la sua a proposito di aspetti davvero interessanti e forse non troppo noti al grande pubblico riguardo Obito.

Vi lascio quindi al suo intervento:

“Facciamo un pò di fanta-psicologia, che è una cosa che mi piace tanto in questa che mi sembra un’Apologia di Obito, come quando svariati anni fa mi divertii ad ipotizzare che la trasformazione in Super Sayan fosse dovuta a qualche problema nel sistema cerebrale di ricaptazione della noradrenalina… quest’oggi però la mia semplice tesi chiama in virtù concetti più complessi.

Partendo dall’assunto che Kishimoto ha sempre sottinteso in qualche modo un’origine biologica delle tecniche innate, tempo fa mi sono sbizzarrito nel cercare di ipotizzare come funzionasse lo Sharingan dal punto di vista prettamente neurale, e ho trovato inevitabile chiamare in causa i Neuroni Specchio, scoperti intorno alla fine degli anni ’80. Questa particolare funzione del cervello umano (anche di primati e alcune specie animali) ha un’importantissima funzione cognitiva: detto semplicemente, ogni volta che i nostri sensi percepiscono azioni, parole, emozioni, i nostri neuroni si configurano come se stessimo anche noi per adottare lo stesso comportamento. Lo Sharingan in quest’ottica oltre alle particolari conformazioni del bulbo oculare, dovrebbe prevedere anche quelle di questi cosidetti Neuroni Specchio; si potrebbe pertanto dire che le capacità divinatorie dello Sharingan dipendano dal fatto che il cervello dell’Uchiha si “configura” esattamente come quello del bersaglio.

Funzionano come i Talk-Show di Mediaset [ndr. bluclaudino]

L’introduzione non è buttata a caso: una delle cose che ho notato in Naruto è che gli Uchiha “crescono” come i Sayan, ovvero con una perdita. Essere persone particolarmente percettive equivale anche ad essere particolarmente sensibili e le parole degli Hokage, secondo cui il problema degli Uchiha è che “amano troppo” è da leggersi in questa chiave: come persone sensibili sono necessariamente anche più fragili delle altre ed è per questo che tutti gli Uchiha tranne uno (Itachi) hanno mostrato difficoltà nel superare i frequenti traumi nella vita degli shinobi. Nonostante ciò nella realtà un trauma, anche grave, non è spesso sufficiente ad operare un cambio della personalità (a volte sono più deleteri tanti piccoli drammi quotidiani).

[youtube yTO6fAJf1GM]

Scusate ma mi ha fatto venire in mente questa scena, in un certo senso non è nemmeno una battuta [ndr. bluclaudino]

A questo punto tiro in ballo anche la teoria di Elisabeth Ross e le cinque fasi di metabolizzazione del lutto: diniego, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione. Non superare un lutto ne causa la fissazione: tra le cinque fasi in questione ritengo che Obito sia fermo al diniego, che è anche una delle strategie difensive più primitive e deleteria della psiche umana perchè coinvolge lo stravolgimento dell’esame di realtà. Perchè non c’è modo migliore di negare la realtà facendosi portatori di un’ideale: e questi sono tanto più sterili e autodistruttivi quanto più percepiti come perfetti e necessari.

Potrei andare avanti per ore, spero il mio intervento sia stato perlomeno interessante: nel caso foste interessati ad avere più delucidazioni, vi rimando al nostro forum.”

 

Link utili:

http://it.wikipedia.org/wiki/Neuroni_specchio
http://it.wikipedia.org/wiki/Corteccia_visiva_primaria
http://it.wikipedia.org/wiki/Elisabeth_Kübler_Ross

Commenti (8)

  1. bell’articolo e bella interpretazione 🙂 mi piaciuta la spiegazione e l’applicazione dei ‘principi’ per essere un buon illusionista ma devo dissentire su una cosa: Obito bloccato nella fase del patteggiamento. perch patteggiamento? perch ha vissuto la fase del diniego nel momento in cui ha capito di essere sopravvissuto ed voluto fuggire a tutti i costi da madara quando ancora non aveva la forza per stare vivo.
    la fase della rabbia l’ha vissuta subito dopo, quando ha assistito alla morte di Rin e ha trucidato gli shinobi (della pioggia? non ricordo di dove fossero..) che li avevano attaccati.
    quindi in ordine dovrebbe essere nella fase del patteggiamento: ha creato tutto questo casino, l’akatsuki e il suo obiettivo fittizio, con l’intenzione di incantare tutti con la luna, per trovare una soluzione -ecco il patteggiamento- inverosimile, dal momento che vuole fingere che Rin sia ancora viva e che nulla sia cambiato.

    1. Alternativa possibile, dopotutto stiamo parlando di “fanta-psicologia” con un personaggio frutto della fantasia di un’altra persona.

      L’elaborazione del lutto, ovviamente (come il superamento del Disturbo Post-Traumatico da Stress) di per s una cosa molto complicata (e noiosa) da analizzare: il mio appunto alla fase della negazione voluto per sottolineare come fin dall’inizio non abbia avuto modo di superare il trauma (la morte di Rin) per l’assenza al suo fianco di una figura amica. Da l anche il mio appunto sull’esame di realt, che viene meno, e quindi coinvolge tutte le altre fasi fino a quella del patteggiamento. E’ ovvio che se Obito “nega” che la morte di Rin sia avvenuta, giusta, sbagliata… qualunque cosa stia negando, anche il corso delle sue azioni influenzato da questa interpretazione “patogena” della realt.

      Aldil delle infinite speculazioni possibili, sono contento che sia piaciuto.

      1. Un po’ troppo “fanta” questa “psicologia” secondo me, ma bella come idea quella dei neuroni specchio.
        Obito sicuramente si fermato alla 1^ fase del diniego: appena vede Rin morire, afferma che non accetter mai quel che ha visto.

  2. Bene, ritornata questa rubrica!
    Concordo con la curiosa analisi alla “The Prestige” (film che non ho visto, dici che meglio de “L’Illusionista”?) ed il parallelo fra la costruzione del personaggio di Obito e quella di Tobi. Secondo me per si potrebbe fare anche un parallelismo fra Obito e Naruto, pi simili di quanto si creda: entrambi volevano diventare Hokage fin da bambini, ma Naruto ha avuto la fortuna che le sue guide (da Iruka a Kakashi e Jiraiya) l’hanno trattato come una persona cercando di aiutarlo, non com’ successo con Madara che vedeva in Obito solo uno strumento per portare a termine il suo piano. E poi, che cosa sarebbe successo se Naruto, trovatosi in un’analoga situazione di quella alla fine del Kakashi Gaiden, avesse poi visto Sasuke uccidere Sakura? Secondo me Naruto stato molto pi fortunato di Obito, perch se le cose fossero andate in maniera diversa, nonostante le motivazioni pi forti del far colpo sulla ragazza che gli piace, sarebbe potuto diventare come lui (Itachi stesso glielo dice, e lui la sa(peva) lunga!). Anche Obito stesso diceva di rivedersi in Naruto e che voleva negare con ancora pi forza quella somiglianza. Comunque non vorrei Obito come vicino di casa 😆 pur schizzando di testa mantiene la lucidit per portare avanti per anni un piano folle…

    1. Concordo con te Cornix. Comunque complimenti per l’articolo e sopratutto per la chicca the prestige, azzeccattissima e ricorrente nell’opera di kishimoto. Mio film preferito insieme a memento.

      P.S.Se posso permettermi un consiglio, Cornix guarda questo film assolutamente 🙂

  3. Bell’articolo, bravi ad entrambi 🙂 il “featuring” stato interessante e spero che possa essere riproposto 😀

    Il contrasto di cui parla bluclaudino reale ed netto (non ho visto “The Prestige”, quindi non ho potuto apprezzare pienamente il parallelo). E’ un contrasto tra l’altro molto realistico e proposto da Kishimoto anche in direzione contraria (se quella di Obito la storia di una nullit che diventa straordinaria, altre sembrano essere storie di promesse mancate – penso ad esempio a Neji – , che per possono benissimo essere definite straordinarie se le si considerano da un punto di vista diverso, pi orientato all’osservazione del percorso individuale di ciascuno – ma in questo caso la storia di Obito non avrebbe nulla di straordinario – ).

    A Regola volevo chiedere 1) in cosa consiste la fase del patteggiamento; 2) se la mancata metabolizzazione di un lutto, dal suo punto di vista, pu essere dovuta non solo al fatto che il percorso che ha citato si interrompa precocemente, ma anche al fatto che non si compia in modo graduale. Insomma, ho l’impressione che se si passa direttamente dalla fase del diniego a quella della depressione, ad esempio, poi sia pi difficile passare da quest’ultima alla fase dell’accettazione. Mi sbaglio?

    1. 1) la fase del patteggiamento, per spiegarla in modo semplice, coincide con la prima in cui c’ azione. nel modello delle 5 fasi potrebbe essere fatto coincidere con l’azione di chiamare le pompe funebri per organizzare il funerale (mi scuso per l’esempio forse un tantino realistico). In pratica si cerca una soluzione al trauma attraverso il padroneggiamento della situazione, il primo passo effettivo verso la sua risoluzione, e la prima reale presa di coscienza della perdita. prima del patteggiamento infatti ci sono due forme diverse di negazione (diniego e rabbia).

      2) la cosa difficile da spiegare che le fasi di metabolizzazione del lutto della Ross non sono graduali, ma per certi versi contemporanee. i traumi portano le persone a vivere sentimenti contraddittori, e la psiche umana mal gestisce stress continuo, quindi, effettivamente, se uno degli aspetti della metabolizzazione del lutto viene disturbata da una fissazione su un determinato aspetto di una fase l’accettazione vera e propria non avviene e abbiamo un lutto congelato (mai affrontato) o negato (mai esistito). quindi, invece di vederlo come un processo lineare, andrebbe concepito come circolare, perch ogni fase rimanda le altre, e per certi versi le contiene: atti di patteggiamento infatti, possono avere valore di negazione, o la rabbia provata pu essere seguita o manifesta in depressione.

      l’accettazione vera e propria, se vogliamo identificarla, coincede con il lasciarsi alle spalle il trauma, prendendone coscienza con maturit ed aver accettato che il mondo in cui si vive cambiato in modo irreversibile.

      spero di essere stato esaustivo.

    2. Pi che un articolo su Obito da parte mia stato un articolo su come Kishimoto ha gestito Obito, in realt, e di come gestisce tanti altri personaggi 😀
      Si Neji un buon esempio opposto ma non contrario a mio avviso, il “presigio” di Neji non si risolve in un atto comune ma comunque straordinario.
      Madara invece sembrerebbe il completo opposto di Tobi: un essere straordinario sin dall’inizio, reso ordinario da Hashirama e ricomparso solo per essere nuovamente, continuamente sconfitto. Penso che la vittoria di Obito su Madara non sia casuale nel disegno complessivo di Kishimoto 🙂

      P.s. Mi sa che dovr fare un Articolo/Recensione con “caloroso consiglio” su “The Prestige”, non accettabile che il mio film preferito nonch uno dei film pi sorprendenti che ricordi sia cos sconosciuto agli amici Komixjammiani 😉

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