Shonen manga, una prospettiva storica (1997)

di Regola 24

 

Il mondo dei manga è sempre segnato da svariati eventi e coincidenze che risultano tanto più interessanti quanto più i titoli in questione hanno avuto successo… nel 1997, tra le tante cose che accaddero, iniziarono anche due manga che vedevano come protagonisti una ciurma di pirati: uno che conoscono in pochi, mentre l’altro è diventato il manga più venduto nella storia (probabilmente anche il fumetto in generale). In quell’anno, su Weekly Shonen Jump cominciava One Piece di Eiichiro Oda, manga come tutti sappiamo ancora in corso, che rappresenta la sua opera di esordio, e probabilmente quella che sarà la più significativa di tutta la sua carriera.

Ignoro quali aspettative nutriate su questa mia analisi: probabilmente alcuni di voi vorrebbero leggere di motivazioni che giustificano opinioni positive o negative, ma non è mia intenzione schierarmi in maniera netta, mantenendo una posizione perlopiù neutrale, storicizzante, diciamo. Perchè parlare di shonen manga senza tenere presente One Piece sarebbe un po’ come rifiutarsi di citare Cristoforo Colombo tra gli esploratori del Rinascimento. La mia intenzione principale è quella di analizzare il fenomeno, e le caratteristiche del suo successo inquadrando il lavoro di Oda da svariati punti di vista, senza adagiarmi troppo nei dettagli del fumetto stesso per evitare una trattazione troppo minuziosa e dettagliata. Sia perchè perderei la visione “dall’alto“, sia perchè ritengo che ci siano persone più preparate del sottoscritto per operare un’analisi enciclopedica di One Piece. E spero che queste mie visioni “dall’alto“, sebbene a volte personali, possano risultare perlomeno interessanti. Iniziamo dunque ad analizzare le motivazioni del successo di questo manga, che ci piaccia o meno.

Nel 1995, come già sappiamo, Toriyama terminava Dragon Ball, e l’anime che stava riuscendo a tenere in animazione artificiale i fan terminò poco dopo, nel 1996 (evitiamo di parlare di GT). In pochi mesi, dopo aver seguito le avventure di Goku e soci per oltre dieci anni, i giovani giapponesi si ritrovarono senza nulla da leggere e nulla da vedere. Non che fosse realmente così, ma la fine di Dragon Ball aveva lasciato un vuoto incolmabile nell’immaginario di molti lettori, che auspicavano a un ritorno di Toriyama in grande stile (mai avvenuto). Eppure, senza dover aspettare troppo, nel 1997 un giovane misconosciuto si presentò al pubblico con un nuovo manga, con uno stile particolare, molto più personale di quanto si fosse visto fino a quel momento, pronto ad accompagnare milioni di lettori nel superamento di quel lutto che pareva insormontabile. Gli elementi c’erano tutti, era shonen, era divertente, energico, aveva sapore di novità, il titolo era composto di due parole facili da ricordare che rimandavano implicitamente alla ricerca di un tesoro (uno, non sette), con un protagonista dall’appetito insaziabile che aveva ereditato il legame con le scimmie del suo predecessore. One Piece è il perfetto sostituto per Dragon Ball: i giovani giapponesi possono tornare a sognare, ad acclamare un manga che rappresenti loro, la loro cultura e la loro nazione in tutto il mondo. Ciononostante One Piece non è Dragon Ball, è diverso, ne accoglie l’eredità ma non risulta essere pesantemente incatenato dai canoni narrativi prestabiliti dal manga di Toriyama (se volete una mia opinione personale, tra i big3, quello che più ripresenta elementi dragonballiani è Bleach).

Oda è una persona che stimo come professionista: se fossi un fan di One Piece non mi stancherei mai di lodarne il lavoro, probabilmente, ed è per questo che comprendo in parte dell’entusiamo di molti. Come fumettista egli rappresenta per eccellenza l’entusiasta, il ragazzino che ha realizzato il suo sogno e venduto milioni di copie, ma allo stesso tempo è uno stacanovista tra gli stacanovisti sempre attento alle reazioni dei suoi lettori, di cui accoglie l’entusiasmo che converte come benzina necessaria per continuare a sognare. Oda è forse il primo, e sicuramente il più noto di tutta quella generazione cresciuta a pane e manga, marchiato a fuoco dal sogno di diventare fumettista (non che i suoi predecessori fossero diversi, ma venivano da un periodo in cui la loro professione era vissuta diversamente.) Le sue tavole sono sempre estremamente lavorate, ricche di dettagli… quello che Oda versa senza sosta sulla carta a volte non mi sembra inchiostro, ma sangue e sofferenza. Il suo lavoro negli anni è diventato intricato, pesante, scuro e opprimente come quello di uno dei suoi autori preferiti, Leiji Matsumoto (sebbene l’influenza piratesca sia derivata da Vickie il Piccolo Vichingo.. ho letto svariate volte in passato che Oda era fan del lavoro di Matsumoto, ma non ho una fonte ufficiale sottomano). Oda dettaglia ogni angolo del foglio senza coprirlo, o nasconderlo semplicemente con uno sfondo. A volte è addirittura lo sfondo a essere protagonista. Per quanto mi riguarda Oda è il professionista “ideale“, vedo e leggo il suo lavoro, il suo tormento e la sua fatica, e li riconosco, così come riconosco il suo successo ma non cedo di fronte alla tentazione di utilizzare il superlativo relativo.

Spesso sento dire che Oda è il migliore fumettista al mondo in virtù del fatto che è quello che vende di più. Non posso concordare con quest’affermazione in nessun modo, perchè sarebbe come sostenere che gli One Direction fanno la miglior musica al mondo (Midnight Memories pare proprio essere l’album più venduto al mondo nel 2013). Il successo di un mangaka dipende dalla combinazione di tre qualità: talento, impegno e fortuna… e sebbene Oda sia in possesso di una ampia dose di questi tre fattori, devo poter accettare anche che possa esistere una persona dotata di più talento ma poco impegno e/o fortuna (o qualunque combinazione non equilibrata delle tre), perchè il successo è qualcosa che non dipende mai solamente dal proprio lavoro, ma da tanti, troppo fattori, che per i mangaka possono essere sintetizzati nei tre che ho elencato. Tutti gli autori che ho avuto modo di ascoltare/leggere in questi anni hanno sempre sostenuto che il successo dipende da questi fattori; Takeshi Obata rispose che il segreto era “disegnare, disegnare, disegnare“, quando gli venne chiesta la chiave del suo successo. Oda risulta essere stato una persona capace, instancabile e al posto giusto nel momento giusto.

Nel 2014, oltre sedici anni dall’inizio della serializzazione di One Piece, cosa ci è rimasto di quest’autore? Ho letto svariate interviste di Oda, e negli anni sembra quasi che il suo entusiasmo iniziale si sia spento, si sia ingrigito fino a fargli dichiarare che probabilmente dopo One Piece si dedicherà a storie brevi, autoconclusive (come Toriyama); abbiamo un Oda che dorme poche ore a notte, con pesanti ripercussioni sulla sua salute, che hanno portato al ricovero forzato dell’estate 2013, costringendolo a mettere il manga in pausa. Un Oda che in tutti questi anni potrebbe aver pensato di mollare in qualunque momento, di chiudere e non imbarcarsi in una produzione di cui afferma da sempre di conoscere solo il finale, che pare tuttavia essere ancora molto lontano. Perchè un mangaka non è una macchina, è un essere umano: chi può affermare con certezza che Oda non cambierebbe niente dei 733 (attualmente) capitoli realizzati? Gli esseri umani cambiano con gli anni, soprattutto quando così giovani, ed è impensabile che quest’autore sia la stessa persona di quando, poco più che ventiduenne, iniziò a lavorare a One Piece. Merito il suo di non essere mai caduto in contraddizione, di aver mantenuto un discorso apparentemente coerente negli anni; odio parlare di coerenza, perchè la ritengo da sempre essere qualcosa di profondamente relativo... eppure Oda è riuscito negli anni a restare fedele a un’idea per certi versi esistente soprattutto nella mente dei suoi lettori, senza tradirsi ma faticando nella ricerca di innovazione. E questo ci trasporta nella complicata questione della lunghezza dei manga di successo attualmente in corso.

Un dato di fatto innegabile è che i manga a pubblicazione settimanale siano diventati, col cambio di secolo, talmente tanto lunghi da sembrare interminabili (la durata media delle serie è praticamente raddoppiata). Ma bisogna tenere presente che, rispetto alle produzioni della generazione precedente, i manga moderni possiedono mediamente molti più personaggi e vengono realizzati con tecniche di sceneggiatura, e di costruzione della tavola più elaborate, che hanno portano alla realizzazione di opere in cui sono curati soprattutto i dettagli, i fondali, gli ambienti e le atmosfere. Negli ultimi anni la narrazione nei manga si è fatta più dettagliata, ma allo stesso tempo lenta perchè costruita più nella tavola che nella vignetta, e meno immediata laddove non vi fosse l’estro di una autore dotato di capacità di sintesi e sceneggiatura. Tenendo presenti queste due innovazioni, la ricerca da parte dei lettori di trame più complesse, o meglio organizzate in certi casi (l’idea che gli shonen moderni siano tutti focalizzati sulla trama in modo ossessivo è lontana dall’essere assoluta… ritengo che in alcune opere, per alcuni artisti e lettori, questa sia trattata come una caratteristica accessoria, anche quando presente), permette di giustificare “l’apparente” maggiore lunghezza di certi titoli; ciononostante fra tutti lo stile narrativo di Oda si dimostra più lento ad avviarsi rispetto a quello di qualunque suo collega, ma in qualche modo inesorabile, colossale come un’onda anomala. Eppure il problema non è neppure questo, ammettendo che la lunghezza sia giustificata da tecniche e stili personali, quello che mi appare inverosimile è il lasso di tempo in cui Oda ha prodotto tutti questi capitoli: che ci sia stata una rottura mi appare quindi inevitabile. Trecento ottanta milioni di copie vendute in tutto il mondo (stando alle ultime stime) non valgono la salute di un persona.

Ignoro quanto Oda pianifichi a lungo termine il suo lavoro. Di sicuro nella lavorazione della sceneggiatura è avanti di qualche decina di capitoli rispetto a quello che sta producendo, ma ritengo che, nella sua inesorabile avanzata verso il centesimo volume e per quell’alone di auto-referenzialità emanata da One Piece, le sue capacità di pianificazione siano state ampiamente sopravvalutate, come quelle di molti altri autori (…) poichè il lavoro del mangaka è soprattutto incentrato sulla tavola che sta disegnando in quel momento, non su quella che vorrà disegnare tra tre mesi: una buona realizzazione risucchia necessariamente molte energie e risorse, in quantità che possono variare da autore ad autore (perchè come sempre ogni autore ha i suoi personali standard minimi da rispettare) ma che non possono essere sicuramente tante. Focalizzarsi sul presente (me ne rendo sempre più conto mentre scrivo questa parte e progetto le prossime) è faticoso. Quanto i suoi cinque assistenti gli semplifichino il lavoro non saprei neppure dirlo: certo è che non avevo mai sentito parlare di un autore con uno staff di supporto così numeroso, motivato, probabilmente, dal fatto che il capitolo settimanale di One Piece debba necessariamente essere impeccabile dal punto di vista tecnico. E nonostante questo non riesco ad immaginare che Oda deleghi molti degli aspetti vitali della produzione di ogni tavola di questo manga, che sente sicuramente molto “suo“. (Questo non vuol dire che abbia carta bianca, nonostante i redattori abbiano indubbiamente fiducia nel suo operato, anche Oda ha delle regole da rispettare. “Oda non uccide” cit. Ciampax)

Scendiamo un po’ più in profondità, e analizziamo lo stile “shonen” di Oda. Parliamo del metalinguaggio di Oda, che non è una lingua universale, ma sicuramente è una di quelle più praticate: da entusiasta perfezionista Oda è un autore che punta soprattutto a produrre un manga che soddisfi una versione quindicenne di sè stesso (testuali parole). Questo vuol dire, in pratica, che il primo lettore a dover essere soddisfatto è proprio la versione giovanile dell’autore… è questo un modo di rapportarsi al lavoro di mangaka che considero quasi esclusivo di Oda, perchè sebbene tutti gli autori abbiano in mente un “lettore ipotetico” da accontentare, nessuno ha mai parlato così chiaramente di questa figura; verrebbe quasi da pensare che One Piece sia tutto un immenso soliloquio, o un sogno ad occhi aperti! Quest’idea stessa mi appare molto strana, particolare, ma in qualche modo adatta alla figura in questione. Avere se stessi come proprio primo lettore significa alzare l’asticella delle aspettative di molto (e Oda afferma di essere un perfezionista solo quando lavora al manga), ma significa anche parlare molto di sè stessi, o di come si ricorda la propria versione quindicenne, e mettere al centro dell’attenzione ciò che personalmente si considera “figo“. In tutti questi anni Oda ha accompagnato i suoi lettori presentando il suo stile personale, mettendosi personalmente in gioco spesso molto più di quanto potrebbero averlo fatto altri autori (che avranno preferito agire in maniera più oculata e calcolata), ha parlato con la voce esasperata ed agitata che caratterizza un po’ il genere manga in generale ed è riuscito a farsi capire da milioni di lettori. Tante persone non si sono trovate d’accordo con lui (tipo il sottoscritto), preferendo altri toni, altri stili e altre tematiche forse in virtù del fatto che nella comunicazione ogni affermazione richiama a sè anche la sua negazione. Lo ripeterò fino alla nausea, One Piece non mi piace, come non apprezzo troppo l’elitarismo e lo sbandieramento di posizioni che mi paiono inappropriate in ogni ambito, ma ho letto il manga (ok, forse non tutto, non lo leggo da Aprile 2012) e ci sono stati momenti in cui ho trovato qualcosa che mi è piaciuto, come la saga di Alabasta, di Water Seven… Ci sono momenti in cui il messaggio di Oda arrivava in tutta la sua forza, in cui le emozioni in ballo erano comunicate in modo da essere state apprezzate anche da un “rompiscatole” come il sottoscritto. Certo, quando leggo un volume di One Piece alla fine ho il “mal di testa“: i personaggi mi paiono urlare tanto e qualsiasi cosa, eppure anche io non sono riuscito a non commuovermi di fronte alle lacrime (urlate) di Bibi o di Chopper (mio personaggio preferito prima dell’arrivo di Franky). Semplicemente, io e Oda parliamo due lingue diverse.

Da un autore che ha fatto del character design di stampo freak e della fantasia dei veri e propri marchi di fabbrica, penso che Oda sia riuscito pienamente a trasmettere “libertà” nella resa dei suoi combattimenti (teatralità e inganno, direbbero alcuni). I suoi personaggi, in certi momenti bizzarri o buffi, riescono in qualche modo a essere sempre fedeli a quello che è uno stile costruito dall’autore negli anni: è indubbio che un personaggio possa e non possa piacere, ciononostante è innegabile che si riuscirebbe facilmente a distinguere un personaggio creato in “stile Oda” da uno creato da Oda, anche istintivamente, qualora si sia letto il manga per molto tempo (vorrei tanto parlare di character design shonen in maniera più ampia, ma quest’oggi rischierei di allungare troppo la trattazione, progetto di farlo con un altro titolo). Fantasia vuol dire soprattutto soffermarsi su quella che può essere la scena più divertente in un determinato momento: in pratica, l’effetto scenografico di un nuovo colpo è tanto più efficace quanto meno era stato preannunciato dai capitoli precedenti. Per questo vedo Oda come un autore che non ha bisogno (e non deve ricorrere eccessivamente) di archi narrativi incentrati sull’allenamento, perchè l’impatto del suo scontro è costruito proprio attraverso la sorpresa (basta pensare ai Gear). Il problema, se vogliamo, è che col tempo potrebbe aver esaurito tecniche ed idee per alcuni personaggi, ed è dovuto correre ai ripari: la necessità di rendere il suo protagonista e altri personaggi comunque competitivi ha portato all’inserimento del concetto di Haki nel manga… scelta che in certi momenti ho percepito come poco popolare. A un certo punto è come se Oda avesse deciso di fornire una giustificazione più complessa di “è uno shonen manga” al suo lavoro, quasi volesse proporre una totale rilettura del suo lavoro. Giusta o sbagliata che sia è la prova che un autore e un’opera non possono restare fossilizzati in una forma ideale per troppo tempo; poichè la questione stessa dell’Haki è molto complessa in termini di metalinguaggio, ritengo che il suo inserimento sia stata una scelta attentamente valutata. La supposizione che l’idea sia stata sempre presente nella mente di Oda poco convince lo scettico sottoscritto, credo piuttosto che sia stato fatto un lavoro immane di revisione per introdurre qualcosa che non stonasse con quanto era stato fatto fino a quel momento… il punto è che il tutto mi appare come l’intenzione di dare un nome, sottolineare e strutturare con precisione a una dinamica shonen già nota, che spesso viene indicata come “destino” o semplicemente “predestinazione“. Dare un nome a qualcosa di già esistente è indubbiamente molto gratificante, Oda ha sicuramente valutato molto l’impatto sul pubblico di questa scelta (conferendo l’Haki anche ad altri per alleggerire l’attenzione che poteva attirare un protagonista tuttologo?) complicando secondo alcuni il suo sistema shonen, quando mi pare che alla fine la dinamica narrativa secondo la quale il cazzotto del protagonista è più forte “perchè questi ha un motivo per volere vincere” sia perfettamente integra. È solo passata all’anagrafe.

Per queste, e tante altre ragioni, non me la sono mai sentita di screditare il lavoro di questa persona (tranne in alcuni momenti di ira più o meno passeggera), ma neppure di elevarlo ai cieli. È la prima volta che parlo di One Piece in un mio articolo, e probabilmente sarà anche l’ultima, poichè ho sempre pensato che nel farlo avrei dovuto presentare una riflessione completa anche se complessa, e aspettavo in qualche modo l’occasione migliore. Parlando di One Piece in questa sede posso presentarvelo nel suo aspetto che considero più interessante: un successo storico e mondiale. E credo si dovrebbe ringraziare quest’autore, in quanto ci sono cose che possono essere capite tramite contrasto… le persone possono scoprire cosa cercano anche attraverso quello che non fa per loro. Stimo Oda per il suo lavoro e la sua professionalità, per aver contribuito a rendere la mia passione (i manga) in generale più comune, più condivisibile e meno di nicchia. In questa mia confusionaria visione che sto cercando di presentare in modo ordinato, dopotutto, è un altro l’autore che manderei a dissodare l’Aspromonte con una vanga spezzata.

Chiudo qui, indubbiamente preoccupato su quella che potrà essere la reazione a questo mio scritto (ma non così tanto.. l’ho pubblicato, dopotutto). Probabilmente se non fossi mai divenuto un blogger su Komixjam non sarei mai andato oltre il cinquantesimo volume del manga, perchè come lettore e appassionato non sono mai stato troppo interessato a confrontarmi con quello che sostanzialmente non riesce a suscitare il mio interesse. Ma come scrittore credo fosse anche mio dovere tentare l’approccio per essere soprattutto “completo“, e ho riflettuto davvero tanto prima di scrivere questa parte e infilarmi in quella mischia di persone che chiamano One Piece “merda” o “capolavoro“, senza rendersi conto che, fondamentalmente, esistono solo persone che pensano che One Piece sia “merda” o un “capolavoro“. One Piece è un fumetto come tutti gli altri, da leggere se piace, da ignorare se non piace. Spero di sopravvivere a quest’appuntamento… perchè nel prossimo si resta su Jump con un altro titolo dal successo globale, con dei fantomatici “cacciatori” come protagonisti.

P.S.: l’altro manga sulla pirateria era Avanti Tutta Coco!

 

Commenti (24)

  1. Analisi, come al solito, degna di nota.
    Come sempre ti si deve riconoscere la voglia/capacit di tenerti “fuori dalla trama”, andando a sottolineare aspetti che ai lettori troppe volte sfuggono o, peggio ancora, su cui decidono di non soffermarsi.
    Apprezzabile anche il tuo essere “senza peli sulla lingua” quando affermi che quest’opera non ti piace (pur continuando a leggerla perch lo ritieni comunque parte integrante della tua passione per questo mondo), pur sapendo che questo attirer le ire di quanti, dato il fortissimo impatto che essa ha (a torto o a ragione), la leggono come se fosse la bibbia e che sono pronti ad una levata di scudi generale ogni qualvolta qualcuno si azzarda a dire “ma…”.
    Che altro aggiungere? Continua cos e a presto rileggerti nella tua prossima “prospettiva”.

  2. Ho apprezzato molto questo articolo, e concordo molto con te in molti punti (water 6 e ennies lobby sono state delle belle saghe). Mi raccomando quando parlerai di Bleach di andarci piano XD il mio preferito.

    PS. Ma proprio qui in Aspromonte ce lo devi mandare a zappare???

  3. Rimango ogni volta colpito dalla tua capacit di discostarti dal pensiero comune per dare un’opinione nuova. Effettivamente anche io mi sono sempre posto il problema riguardante la “pianificazione” di One Piece, e mi sempre sembrato disumano che avesse gi in mente l’intera trama, cosa che, se fosse vera, sarebbe davvero lodevole. Quello che mi ha colpito (ma non sono esperto, per cui probabilmente saprete trovarne altri) il character design.. Non parlo di un personaggio in particolare, seppure sia grazie a questo che le gag di One Piece mi colpiscano molto pi di altri shonen (nascono dai personaggi e non dalle situazioni, mi viene da pensare), ma parlo della quantit di personaggi.. Detto ci, avrei una domanda: se ho letto bene, oltre all’originalit del “personaggio” Oda, non ci sono particolari aspetti del manga che ti abbiano colpito. Certo, alcune idee rispetto ai poteri sono abbastanza “particolari”, ma nulla pi. Mi sembra che in sostanza tu lo veda come un ottimo esempio di shonen, proprio perch non ci sono elementi che possano “caratterizzarlo” eccessivamente dando un’idea distorta della categoria shonen in generale. Il mio mal di testa potrebbe avermi confuso parecchio, per cui se sono io ad aver capito male chiedo venia. In ogni caso, complimenti per l’articolo e la perseveranza!

    1. Oda ha uno stile molto personale anche laddove sfrutta un character design che ho definito freak (basti vedere che i personaggi principali sono spesso note citazioni rimodellate a suo gusto). Purtroppo ho dovuto tagliare qualche argomento perch altrimenti mi avrebbe preso troppo spazio, ma ti faccio qualche esempio: il personaggio di Tony Tony Chopper. Non stato tra i miei preferiti per caso: una renna (cosa normale) dal naso blu (particolarit) che ha mangiato il frutto homo homo (coincidenza incredibile) e studiato medicina (altra cosa assurda); per come assemblato mi sempre sembrato una delle produzioni migliori di Oda, forse meno carismatica di Zoro e Sanji, ma concettualmente complessissima. Se vogliamo un po’ quello che intendo quando dico che un prodotto di Oda distinguibile da uno in stile Oda, perch la somma di tutte le caratteristiche dei suoi personaggi “freak”, non solo il loro aspetto. E’ un freak manga, giovanile, molto pi digeribile di quello di molti altri autori (confronta col freak che si vede in Araki), e per questo veramente unico. Questo poi si tramuta ovviamente nel modo in cui i personaggi usano i loro poteri, sempre in qualche modo lineare con quello che il concetto (Crocodile che assorbe l’acqua, anche se la sabbia non necessariamente connessa ad aridit… l’aridit una caratteristica del suo essere freak.. trall’alto un cattivo che ho apprezzato davvero tanto). Una delle firme di Oda in fatto di poteri indubbiamente quella dell’immediatezza, se devo fermarmi a riflettere troppo su come/cosa/perch significa che probabilmente ha avuto difficolt con quella tavola. In un mercato come quello dello shonen, dove molte cose si somigliano, proprio lo stile e queste “piccolezze” che possono fare la differenza tra avere o meno successo, e Oda, che per certi versi oggi si vedrebbe perdonati eventuali errori in virt della fiducia da parte del pubblico, ha fatto la sua gavetta e dimostrato di avere uno stile personale valido.

  4. Una recensione bella, ma soprattutto accurata e oggettiva, complimenti! Detto da uno che ha One Piece come manga preferito e che si trova d’accordo con quasi tutto quello che hai scritto 😉

    1. idem! One Piece anche il mio manga preferito (non badate al nickname, al tempo ero in crisi di fantasia e non avevo voglia di pensarne uno migliore). Sebbene lo valuti parecchio (in fondo un mio “compagno di viaggio” dalle elementari *.* ), sono consapevole che un manga non pu essere perfetto. Per esempio, io sono uno di quelli che ha storto non poco il naso davanti all’haki (o ad alcuni suoi aspetti). Per appunto, credo che tra quelli ATTUALI, sia lo shonen-manga migliore. Poi ovvio sono gusti….

  5. Assolutamente complimenti, ottima analisi bilanciata ed hai centrato anche il tema stesso della produzione Shonen dopo One Piece (che come te seguo, ma non eleverei alle migliori opere). One Piece ha creato lo Shonen 2.0 mainstream: resta il fatto che al di l delle tematiche giovanili non va, per quanto certe volte arrivi in profondit

    1. e il razzismo?

  6. Pensavo spendessi qualche parola in pi su Full Ahead Coco, magari con un parallelismo tra questo manga ed il pi famoso manga di Oda.
    Di discussioni su One piece ne pieno il web, tra forum, blog, pagine facebook, video su Youtube ecc.
    Per quel che mi riguarda posso dire che questo manga, nel bene e nel male, stato assieme a Naruto quello che ha pi caratterizzato questa generazione di manga, non solo, credo che entrambi abbiano cambiato lo stile dei manga per farli diventare quello che conosciamo oggi. Tral’altro concordo con le considerazioni su Bleach esposte da Regola in questo articolo, magari se ne potr parlare meglio quando sar il suo turno.

    1. Ah dimenticavo, credo che se proprio si debba cercare un’influenza dragonballiana in Op credo che sia da ricercare pi nella prima parte (quella con Goku bambino, per intenderci) che non nella seconda (dragon ball Z, per intenderci). Forse anche per questo che mi piace Op…

      1. Eh, eh..magari un giorno lo recensisco, Avanti Tutta Coco! Come manga ha i suoi buoni punti, ed molto pi classico come struttura e come idea della pirateria… ok, diciamo che mi piaciuto il personaggio di Crazy Barts.

        I parallelismi tra One Piece e Dragon Ball ci sono, come ci sono in praticamente qualunque manga Jump, ma come ho detto non li vedo cos dominanti da averli dovuti analizzare anche qui, di sicuro, come gi preannunciato, lo far con Bleach. Pi che altro, analizzarli attentamente avrebbe allungato di molto l’analisi.. col senno di poi (quante belle cose da dire vengono dopo la pubblicazione) ci sarebbe anche da sottolineare una differenza fra i due titoli: il modo in cui i due autori trattano e gestiscono il gruppo di personaggi principali. In quest’aspetto Oda mi pare essere stato pienamente in grado di raccogliere l’eredit di Saint Seiya.

      2. Diciamo che Op, come la prima parte di Dragon ball “un’avventura alla ricerca di qualcosa” (sfere del drago, one piece), cosi come, almeno fino all’avvento di piccolo, non si combatte direttamente per “il destino del mondo”, (sebbene magari indirettamente lo si faccia), ma il combattimento in entrambi sempre un mezzo per affrontare gli ostacoli che si incontrano durante l’avventura.
        Altro elemento che hanno in comune il fatto di essere delle avventure “leggere”, molto umoristiche in cui spesso si ricorre alle gag (op ne pieno).

  7. Innanzitutto voglio fare i complimenti a Regola per il lavoro a cui si sta dedicando. Quello di analizzare l’universo dei manga da un punto di vista storico un progetto davvero interessante e che richiede, immagino, moltissimo impegno, oltre che una conoscenza approfondita della tematica. Spero che l’impatto che questi articoli hanno sui lettori sia molto maggiore di quello rivelato dal numero di commenti: un lavoro del genere secondo me meriterebbe un riscontro pi ampio, dato che gli spunti di riflessione offerti mi sembrano numerosi. Personalmente confesso che mi spiace non potermi confrontare con Regola ed altri sui temi trattati, ma sugli argomenti che non conosco sono solito astenermi, e la mia visione dell’universo-manga viziata da un’ignoranza abissale: molti dei titoli che vengono trattati nel blog non li ho mai sentiti nemmeno nominare.

    Credo anche che la carenza di dibattiti sui diversi articoli sia dovuta a ragioni del genere, ovvero una disparit (forse piuttosto diffusa) riguardante il livello di conoscenza dell’universo-manga fra recensore e lettori. Questo ci tengo a dirlo perch in passato, sul forum, mi sembrato di percepire una punta di amarezza sul seguito della rubrica, come se un lavoro come questo non fosse riconosciuto come meriterebbe. Ecco, a Regola voglio dire che probabilmente in parte cos (soprattutto per la disparit di cui parlavo prima), ma in parte credo ci sia una schiera di lettori che non interviene ma apprezza comunque il lavoro, visto che si pu benissimo riconoscerne la portata pur non potendosi esprimere sul merito degli articoli (io ne sono un esempio) 🙂

    Fatta questa premessa, visto che OP lo seguo abbastanza (mi mancano gli ultimi 2-3 capitoli credo), volevo fare un’osservazione.
    In generale sono d’accordo con quanto hai scritto (ho anche l’impressione che tu abbia tagliato molto per ragioni di spazio 😀 ), ma c’ in particolare un punto in cui potrei non esserlo. Mi ha incuriosito un passaggio dell’articolo, quello in cui dici che a volte sembra che Oda versi il sangue sulle proprie tavole. Il concetto poi ripreso pi in l, quando definisci Oda uno stacanovista. Quello che mi chiedo : un caso che tu abbia usato la parola sangue anzich, che ne so, la parola anima (ovviamente al netto del fatto che la parola sangue si prestava meglio al parallelismo con l’inchiostro)? Perch c’ un concetto che potrebbe essere espresso indifferentemente con l’una o con l’altra parola, ma ce n’ un altro che non potrebbe (pur adattandosi anch’esso al termine stacanovista). Per essere pi chiaro, sicuramente il signor Stachanov sputava il sangue per portare i carrelli pieni di carbone su e gi per le miniere, ma non detto che ci mettesse anche l’anima. Magari c’era un suo collega a cui fare il minatore piaceva da matti, che scendeva in miniera con la gioia nel cuore e che “come spingeva su i carrelli lui non li spingeva nessuno” (esempio realistico).
    Faccio questa domanda perch trovo One Piece tanto personale in termini di stile quanto impersonale in termini di contenuti: faccio veramente fatica ad estrapolare una visione delle cose dell’autore leggendo questo manga, non vedo una filosofia dominante, non vengono offerti (o quantomeno, ne vengono offerti col contagocce) punti di vista su una qualche tematica. Anche a me capitato di emozionarmi leggendo One Piece, ma quasi mai mi capitato di riflettere (la saga in cui mi capitato pi spesso la tanto bistrattata saga di Fish Island) e raramente mi capitato di immedesimarmi nelle situazioni o nei personaggi. A volte OP mi sembra una gigantesca cronaca: quello che vuole essere? Non ci giurerei, anche se sicuramente non vuole essere il contrario. E sono convinto, per riprendere quanto hai scritto sui personaggi, che un racconto creato in “stile Oda” ed uno creato da Oda sarebbero praticamente indistinguibili.

    Insomma, oltre a parlare due linguaggi diversi io e l’autore parliamo anche di cose diverse. Che poi il motivo per cui OP non piace nemmeno a me.

    1. Sull’interesse e l’attenzione che sto ricevendo con questa prospettiva storica, come dici, apparentemente non seguita sono della tua stessa idea (riguardo la ragione che porta spesso la gente a non commentare.. cio che non ha letto il manga in questione o non ha nulla da aggiungere) ma controbatto dicendo che dai dati che mi ha fornito Ciampax, riguardanti visualizzazioni, sembra proprio che in tanti mi leggano. La cosa non pu che farmi piacere, vedo anche persone interessate e/o soddisfatte a questo mio lavoro e ho intenzione di procedere in grande stile fino alla fine (mancano ancora oltre trenta titoli). Ma non nego di essermi approcciato a questa cosa soprattutto come qualcosa che faccio anche per me: dopo due anni come blogger e vent’anni come lettore sentivo il bisogno di operare una sintesi. Tante cose, che sempre implicitamente sapevo, stanno trovando voce e forma con questa serie di articoli.

      Riguardo alla scelta di termini: come si sar notato studio ampiamente gli aggettivi e le metafore che uso nei miei articoli “impegnati” perch, per “professione” sono conscio di quanto le parole possano suscitare immagini e ricordi. A volte scelgo bene altre no, ma in questo caso (sangue sulla tavola e stacanovismo) credo di non averli pensati collegati, ma come immagini a s stanti. Mi spiego: Oda realmente uno stacanovista (come dicevo, ha affermato di lavorare spesso come un matto e dormire anche 3-4 ore a notte in certi periodi, e sono veramente pochi i mangaka con questi ritmi). Il riferimento al sangue dovuto alla mia passione per un certo tipo di cinema: l’ho ripresa da L’Estati e il Tormento, classico che adoro in cui viene raccontata la storia della Sistina, e viene usata un’espressione simile per il lavoro di Michelangelo (“non ha sangue nelle vene, ma colore”). Trovandola un’immagine molto forte e molto bella volevo usarla prima o poi, e l’ho sempre ritenuta adatta al lavoro di Oda. (Tutto qua, lungi da me fare qualunque altro parallelismo).

  8. Gran recensione Regola, come sempre del resto.

    Penso che tu abbia fatto pi che bene a restare fuori dai meandri del “che cosa rende bello One Piece/che cosa rende brutto One Piece”, analizzando piuttosto il fattore storico di quest’opera, dato che questo tipo di recensioni sul web, sono abbastanza rare, soprattutto attorno a quest’opera, che ormai vede gravitare attorno a se quasi esclusivamente recensioni ultra-positive oppure ultra-negative.

    Per quanto riguarda invece Oda, ho trovato utilissima questa tua recensione, perch servita a farmelo conoscere un po’ meglio, (dal basso della mia ignoranza). C’ da dire che ha lavorato a tal punto da debilitare se stesso, ma non so se definire questo suo comportamento come un dovere che lui sente gravarsi addosso oppure come una droga, che gli fa male senza che se ne preoccupi. C’ da dire che One Piece stato un successo commerciale oltre ogni immaginazione, ed per questo che quelli della Shonen Jump lo tengono in una gabbia dorata: arrivare al punto da vedere Franky su una lattina di Coca-cola ci fa capire quanto in la questo franchise giunto, (e molto altro ancora, soprattutto in Giappone).

    Per il resto concordo ampiamente con la tua analisi: Oda arrivato anche nel momento giusto, quando i giapponesi erano orfani di Dragon Ball, e sicuramente aveva uno stile tale, (semplice, eccentrico e facilmente duttile), che ha subito conquistato uno spazio nei cuori nipponici. Bello anche il paragone che hai fatto: vendita non significa bellezza, come ce lo dimostrano gli One Direction.

    Hai inoltre sottolineato quelli che sono stati, secondo te, alcuni dei particolari vincenti dello stile di Oda:
    – il freak, che stata la seconda cosa che mi ha avvicinato all’opera: alcuni dei miei personaggi preferiti non sono a caso i pi freak, (Magellan, Kaku e Crocodile rimangono sul mio podio da sempre).
    – le ambientazioni, la vera particolarit che mi fece apprezzare il lavoro di Oda. Fantasiose e al tempo stesso abbinate ai personaggi che le abitavano, (il dottor Hillk, coi suoi capelli, ricordava proprio le montagne di Drum)
    – i poteri, estroversi e fantasiosi, grazie anche al modo casuale con cui si ottengono, ossia i frutti: non ho mai visto un concept come quello fatto con i poteri di Barbabianca. Non dico che sia il potere pi bello in assoluto, ma prendere le vibrazioni e porle in quella maniera, io l’ho trovato fantastico, (far crepare l’aria e ribaltare le isole come se fossero su un giroscopio, a mio avviso sono idee geniali).

    Come hai detto, inoltre, alla fine, One Piece non deve neanche essere idolatrato come l’avvento del messia dei manga: ritengo di essere stato uno dei fan-boy di OP fino ad un anno fa, ma anche grazie al Forum, e al confronto avvenuto nei vari thread, ho anche incominciato a guardare in maniera “critica” quest’opera, e ne saltato fuori che non era fatta di solo oro come credevo, (per citare un aspetto che non mi piace di One Piece, prenderei la crescita psicologica dei personaggi che pari a 0).

    Va b, chiudo qui, ringraziandoti ancora per la tua recensione, e “premiandoti” per la tua correttezza nei confronti di un autore il cui lavoro, comunque, non fa per te, ma che continui a seguire per amore di questo grande universo chiamato manga.

  9. Bene, bene… Aspettavo questo articolo visto che OP e uno dei miei manga preferiti… se non IL preferito. Mi e piaciuto molto leggerlo, non tanto perch mi trovo d’accordo su tutto (non mi trovo d’accordo su molte cose che hai detto) ma appunto perch hai specificato che a te OP NON piace e mi hai dato (finalmente direi) un punto di vista diverso dal solito per un’opera che quasi tutti quelli che conosco e la seguono, la amano. Ed e un parere che mi incuriosiva conoscere. Detto ci, e letto quello che hai detto, vorrei adesso chiederti di essere pi chiaro su certe cose. Forse, non sono stato attento io, forse sara una barriera linguistica che mi impedisce di farlo (non sono ita), ma non ho capito molto bene alla fine il PERCHE OP non ti piace? E poi hai detto che tu e l’autore, o il manga, parlate 2 lingue diverse, in che senso? Quali? Cosa di preciso preferisci te che non trovi in OP? Penso che mi mancano questi dettagli per capire meglio la tua motivazione sul perche OP non ti piace.

    Inoltre, mi verrebbe da dire qualcosa riguardante Oda. Da varie info, interviste lette su di lui e con lui, a me non risulta che OP sia un opera che e arrivata ad essergli come un peso a cui non riesce pi a stargli dietro, o che e una cosa scritto con sangue, e tanta fatica (se ho capito male correggimi pure). Sicuramente dietro a OP c’e tanta fatica, ma secondo me c’e pure tanto entusiasmo e divertimento. Oda si e sempre descritto come un ragazzo sognatore pieno di entusiasmo e idee per le cose che lui ama. Il suo problema mi sembra al contrario, cio lui non ha sufficiente tempo o le energie fisiche ad esprimere tutte le cose che vorrebbe e che avrebbe in mente, lui e uno che ha sempre avuto mille mila idee, storie, personaggi nella testa (il che si vede penso gi abbastanza seguendo OP). Lui poi inizialmente so che pensava di finire OP in 5 anni, avendo certo nella mente solo il finale, pero e arrivato a divertirsi cosi tanto e dare pi tempo allo sviluppo di varie saghe e personaggi che alla fine, incoraggiato ovviamente anche dal grande successo penso, si e lasciato andare. A Shueisha ormai comanda lui, avevo letto l’anno scorso che e uno dei pochi o forse l’unico che ha sempre carta bianco su qualsiasi cosa vuole fare in OP perch ogni sua idea e sempre meglio di qualsiasi cosa vorrebbe imporre uno degli editori giusto per essere pi commerciali perch tanto sanno che e un pozzo senza fondo di idee e non ha per niente voglia di finire presto la sua opera il che va pi che bene a loro e non sono costretti ad allungare il brodo in maniera forzata come fecero ai tempi con Db per esempio.

    Per chi in generale vuole criticare OP, vorrei solo ricordare una cosa, OP nasce come shonen e tale vuole rimanere, tu stesso Regola hai detto che, Oda ha creato un manga tenendo sempre in mente lui stesso da 15 e cosa gli piaceva a quella eta. Questo ovviamente porta grossi limiti sotto alcuni aspetti, cio che non possiamo avere troppa seriet, troppo contenuto maturo, troppe tematiche sessuali o psicologiche. Nel senso, non si pu avere tutto per forza, e secondo me questo e un bene, anche perch se si volesse dare spazio ad ogni aspetto, questo manga gi abnorme diventerebbe il triplo ma poi arriverebbe ad essere secondo me troppo pesante. OP non mi sembra un manga che si prende troppo sul serio, la comicit e le cose assurde sono all’ordine del giorno ma quello che mi piace e che nonostante i questi piccoli momenti molto frequenti riesce a grandi linee ad essere e a dire comunque qualcosa di serio, ed e qui penso che esce fuori la vera forza di OP. Il suo essere universale e poliedrico. Oda, anche se ovviamente cerca spesso di essere solo un narratore imparziale, lascia comunque la sua impronta e il suo modo di vedere le cose su certi temi che si capiscono abbastanza dall’andamento degli eventi, pero lascia comunque sempre a noi l’interpretazione di questi eventi.
    Il bello di One Piece, per me e questo, che in ogni sua avventura, ogni suo personaggio, ogni suo evento, fa un certo parallelismo con il mondo reale, e in maniera molto scherzosa forse e sottile ci dice cosa e il bene o il male, cosa c’e di marcio in questo mondo, le varie brutte situazioni nelle quali le persone possono capitare o sono capitate, e arrivi per forza a trovare qualcosa, o qualcuno in qui rivedi te stesso, o ti identifichi e non puoi quindi fare a meno di affezionarti molto e a tenere vicino al cuore quel personaggio, o quella storia. Ho pianto insieme a Chopper per la sua diversit e discriminazione, ho urlato insieme a Robin la sua volont di vivere e di liberarsi del suo oscuro passato, mi sono emozionato insieme ad Ace e sono stato grato come lui per il fato che ce stata gente che mi ha sempre amato nonostante l’odio degli altri, e mi ha colpito nel cuore la dolorosa verit detta da una piccola Koala che rispondeva al perch gli uomini odiano gli uomini pesce, lei dicendo “perch non sappiamo niente di voi”. Vi sembrer troppo melodrammatico forse o banale, ma a me queste semplici e apparentemente piccole cose mi hanno conquistato, passo dopo passo, anno dopo anno, e sono solo alcuni esempi, perch OP non si pu giudicare senza apprezzare/commentare anche la sua storia, anche il messaggio generale dei vari eventi ed il loro impatto.
    Se dovessi fare comunque una critica a OP e il suo mettere quasi sempre TROPPA carne al fuoco, nel senso, non e che sarebbe una brutta cosa, ma non sempre riesco a tenere traccia di tutti gli avvenimenti, nuovi personaggi introdotti e i loro ruoli nella storia, devo spesso rileggere i capitoli o ancora meglio, integrare il tutto con l’anime dove riesco a seguire molto pi facilmente e anche capire (specialmente nelle fasi di azione) quello che sta succedendo.

    1. Perch non mi piace One Piece in poche parole… risponderei, semplicemente, perch i pezzi che mi sono piaciuti sono meno di quelli che non sono riuscito ad apprezzare. Empaticamente. Io empatizzo molto come lettore, quindi riesco a capire facilmente se qualcosa mi sta coinvolgendo o no. Non voglio parlare di gusti perch lo considero un concetto risibile, parlo di linguaggio, e come lettore vado alla ricerca di messaggi (convenzionati nel genere shonen) presentati in modo diverso. Tant’ che, sebbene abbia letto tantissimi (troppi) shonen action manga, compro e leggo per diletto principalmente commedie romantiche. Il problema, se vogliamo, che dopo le lacrime di Bibi, di Robin, di Chopper, ho cominciato a trovare ripetitivi alcuni elementi della struttura narrativa di Oda, resi seppure vivaci dalla presenza di poteri bizzarri e situazioni rocambolesche. Avevo quasi cominciato a ricredermi e a leggere con interesse One Piece ai tempi di Water Seven con l’uscita di Usop dalla ciurma… ma a conti fatti non andato nella direzione che speravo. Soprattutto perch non stiamo parlando di pochi volumi, insomma, credo di aver ampiamente tenuto conto delle caratteristiche di Oda se considero che ho bocciato certi titoli al terzo capitolo. Il tema del linguaggio shonen presente in ogni parte di questa mia serie di approfondimenti, perch ritengo sia fondamentale prendere in considerazione il fatto che ogni autore strutturi, lentamente, uno stile che possa definire personale, e deve spendere energie per insegnarlo ai suoi lettori. Ma capire un enunciato non vuol dire condividerlo… non riesco a trovare una spiegazione pi chiara di cos, che sia da diversa da un semplice “non mi piace”. Se per, vero come dico che non c’ da aspettarsi chiss cosa per fumetti progettati per adolescenti, vero anche che questo non deve servire ad indorare a pillola: insomma, se la lettura non va, non facile farla andare. Inoltre, per deformazione professionale, preferisco le storie con pochi personaggi.

      Eppure, nonostante questo, apprezzo e stimo Oda come professionista, perch non posso negare di riconoscere che fa ottimo lavoro. Oda un ciclone turbinante di idee, riesce a tirare fuori pi idee di molti suoi colleghi tenendo sempre elevato il livello di qualit: un perfezionista, una persona che lavora tanto, appassionata, ma anche un persona che porta avanti questo ritmo dal 1997. Ha una famiglia (se non erro sposato con una delle cosplayer ufficiali di Nami… dategli dello stupido…), una moglie e una figlia e per far uscire il suo manga dubito abbia molto tempo da dedicargli, perch non ci sono solo lavori sulla tavola, ma riunioni, poi c’ da pensare alle storie, a volte ci sono eventi a cui deve partecipare, altre volte deve incontrare gli staff degli studi di animazione…. Fare manga una professione a tempo pieno, praticamente lavori 52 settimane l’anno. Delle interviste che ho letto, tra quelle che sembrano attendibili, col procedere degli anni l’entusiasmo non mai venuto meno, ma sopraggiunta la maturit: l’Oda di oggi, dalle sue dichiarazioni, mi appare “stanco”. Forse per problemi di salute, di stress, di lavoro… insomma, io gli farei i complimenti per essere ancora in piedi, quando si prende una pausa, so di per certo che non poteva farne a meno. Fare manga un mestiere che dipende dalla puntualit con cui vengono consegnate le tavole, e io, che nel mio piccolo a volte non ho voglia di scrivere sul blog ma ci sarebbe da farlo non riesco a immaginare come possa essere una vita del genere. Gratificante, ma il peso del “manga pi venduto al mondo” non deve essere di certo sempre facile da sopportare. Penso che questo sia soprattutto un mio modo di guardare alla figura come essere umano dell’autore (probabilmente dovuto al fatto che, professionalmente parlando, sono uno “psicologo”).

      Dubito che Oda abbia carta bianca, nel senso letterale della cosa. Penso che la sua catena sia molto lunga, da sembrare quasi inesistente: anche lui, come tutti avr le sue disposizioni, regole, tempi, modalit da rispettare. Di sicuro la Shueisha gli lascia molta libert di azione perch si fida di quest’autore… e perch, per certi versi, gli deve gran parte del suo successo. Ma la carta bianca assoluta non ce l’ha nessuno. Anche se Oda ha dimostrato di avere pi idee ed essere pi stabile di Toriyama (che soffriva spesso di crisi di ispirazione).

      Per il resto sono d’accordo, condivido il tuo modo di vivere questo manga ma per le ragioni suddette, io le ho vissute e le vivo tuttora su altri titoli, con altri autori. Credo non sia un mistero che preferisco lo stile dei manga della Shogakukan a quelli Shueisha, ma non una preferenza assoluta, come potrete (e avete potuto) notare ci sono state cose Jump che mi son piaciute, e cose Sunday che non ho apprezzato.

      (Spero sia stata esaustiva come risposta.)

      1. Ok, piu o meno ho capito forse, mi vuoi dire cmq quali opere ti piacciono di piu, e cosa vuoi dire con il “linguaggio manga” che e un concetto che mi sfugge.

        Vorrei aggiungere anche un’osservazione sull’haki. Tu dicevi, che fosse una cosa tirata un po a caso, inventata al momento per giustificare nuovi power-up… a me invece non sembra per niente cosi. Op e molto lungo e per questo magari si tende a dimenticare vari dettagli sparsi durante l’avventura, ma secondo me l’haki Oda lo ha sempre avuto in mente, sia perche e un classico shonen avere un qualche tipo di energia vitale/spirituale oltre a quella fisica che da poteri ai personaggi, sia per alcuni eventi precisi che per quel che ricordo io sono questi:
        1) Inizio One Piece, Shanks che usa il potere della sua ambizione per cacciare il mostro che gli ha mangiato un braccio, e la prima vera dimostrazione di Haki.
        2) A Jaya con il primo incontro di Barbanera, questo nota che Luffy ha questo potere
        3) Quando incontrano Duval, e il suo animale, Motobaro, Luffy forse per la prima volta usa involontariamente il suo Haki per spaventare l’animale.
        4) Tutta la storia delle amazzoni poi non avrebbe nessun senso, perche l’haki e l’unico modo per giustificare una forza spropositata delle donne senza che queste abbiano il potere di qualche frutto.
        5) Sarebbe anche molto difficile creare sempre scontri… “fortunati” come quello tra Luffy ed Enel, o Crocodile, dove contro un logia serve trovare la sua debolezza elementale per poterli combattere, i logia come frutto sono troppo forti se non c’e una cosa come l’haki a ridimensionare un po la loro forza e intangibilita, quindi se Oda non avrebbe gia pensato da prima all’haki avrebbe avuto un sacco di personaggi squilibrati come forza e con molta piu difficolt di affrontarli da altri.

      2. No, non intendo dire che l’Haki stato tirato a caso, intendo dire che il suo inserimento stato attentamente valutato e modellato per sembrare in qualche modo presente fin dall’inizio. Basti pensare che, all’inizio Oda pensava di far durare di meno One Piece. L’idea che uno sviluppo cos complesso e inaspettato sia stato pensato dall’inizio mi pare molto improbabile, penso che sia proprio frutto di una serie di revisione del suo lavoro. Il fatto che alcuni aspetti dell’Haki ricordano dinamiche (predestinazione, carisma…) presenti nello shonen che Oda ha strutturato e personalizzato. L’idea che gli autori procedano fin dall’inizio con una struttura equilibrata in mente non sempre valida, spesso procedono capitolo dopo capitolo (o qualche capitolo avanti). A un certo punto, diciamo ha avuto la necessit di inserire una dinamica (motivo e momento che non conosciamo completamente) e ha gestito la storia anche in quest’ottica, ma dubito che fosse dall’inizio, proprio per le affermazioni di Oda e altri mangaka su come lavorano e pensano il loro lavoro. Soprattutto perch, appena iniziata la pubblicazione nel 1997 Oda come tutte le matricole doveva guadagnarsi il suo spazio, era a rischio chiusura come tutti: non aveva tempo di preoccuparsi di sviluppi cos a lungo termine, doveva rendere il manga bello capitolo per capitolo.

        Linguaggio manga… tutto un linguaggio, non solo il parlare. Ogni autore, capitolo dopo capitolo, costruisce insieme al lettore una vera e propria lista di concetti, storie, modi di dire, modi di procedere… che rendono l’opera comprensibile. Capire il linguaggio shonen fondamentale per capire l’opera e il messaggio dell’autore, anche dove basilare; serve anche a seguire l’autore quando inserisce poteri, personaggi o situazioni nuove. Potremmo dire, che il linguaggio di un autore il suo stile, il suo modo di esprimersi. Approcciarsi a un’opera (anche cinematografica, musicale) vuol dire affacciarsi a quello che un messaggio da parte di un’altra persona, che a differenza dei dialoghi normali, dove esistono due interlocutori che trovano punti in comune attraverso uno scambio equo di opinioni, risulta essere privo della componente dialettica e quindi deve necessariamente fornire le basi per essere compreso. Iniziare a leggere un manga a met storia pressoch impossibile, perch non si conosce il linguaggio dell’autore: per comprenderlo, bisogna seguirlo passo passo dall’inizio. Questo intendo con “padroneggiare un linguaggio”. Questo porta comunque a comprendere, non apprezzare; personalmente non ritengo si possa decidere se si “apprezza” o meno prima di aver “compreso”.

        I miei shonen manga preferiti sono molte delle pubblicazioni Shogakukan (Maison Ikkoku, Lam, Ranma 1/2, Ushio e Tora, ARMS, Kekkaishi… anche Hayate no Gotoku e The World God Only Knows che non verranno trattati in questa serie di articoli), alcune Kodansha come il borderline 3×3 Occhi (uno shonen venduto come un seinen, se vogliamo), ed Air Gear nonostante la sua pessima gestione. I miei titoli Shueisha preferiti sono Rurouni Kenshin, Psyren (presi molto male la chiusura prematura del manga), Medaka Box (per i contenuti molto metafumetto) e le vecchie glorie come Hokuto no Ken e Saint Seiya. Mi piace Dragon Ball, ma non lo metterei tra le mie opere preferite, lo lascerei tra quelle “significative”. Calcola che avendo letto molti manga, di tutti i generi, mi viene molto difficile sintetizzare una lista, questi sono i primi che mi vengono in mente. Se dovessi fare una lista completa probabilmente impazzirei.

      3. Grazie per la risposta. E vero cio che dici, piu volte lessi che, Oda inizialmente pensava di far durare One Piece 5 anni (che era per altro il tempo giusto per quei anni dei grandi manga di successo penso). Ma poi sappiamo come e andata. Detto ci, questo rafforza di pi ci che dico, che lui fin dall’inizio aveva pensato a questo potere, e c’e lo presentava in vari modi indiretti senza spiegarlo per bene, attendendo il momento giusto, quando anche i personaggi principali conosceranno e useranno questo potere… ma dato il successo e il allungare i tempi di narrazione alla fine la cosa ha preso pi tempo di quello dovuto quindi la sua spiegazione e stata rimandata a poco prima del time skip.

        P.S. Anche io sono un fan di Psyren, e pure io ho preso male la sua fine prematura, mi arrabbiai molto coi giapponesi e i loro gusti strani e col sistema di votazione wsj che secondo me ha costretto molti bei manga a finire prima del dovuto. Psyren cmq e molto diverso da OP, mi sembra quasi a meta tra un shonen e seinen, mentre il disegno mi ricorda tantissimo Bleach, anzi se fosse un seinen forse era meglio, e avrebbe tutte le carte in regola per essere un ottimo sci fi… Non capisco perch non vogliono fargli almeno una serie anime…
        Un’altro manga del genere che mi e piaciuto da subito ma ha fatto una fine forzata (anzi, non e finita proprio la storia) e Hungry Joker.

      4. Riguardo l’anime di Psyren rispondo brevemente… non ha senso (economicamente parlando) produrre l’anime di un manga finito. Motivo per cui non sono stati ripresi Tutor Hitman Reborn, Medaka Box e non sono tanto sicuro che riprenderanno a lavorare su Bleach.

  10. Finalmente riesco a leggermi l’articolo, pi incentrato su “Oda” che su “One Piece”! Diciamo che mi trovo pi o meno in linea col tuo pensiero, Regola, non sono un gran fan di OP ma nemmeno lo disprezzo, perch ha delle parti veramente belle (oltre ad Alabasta e W7/EL ci aggiungo Skypeia). Ma per esempio, parlando della storia dell’Ambizione, anch’io ho avuto l’impressione che Oda l’abbia tirata fuori dal cilindro a partire dalla saga di Sabaody ricollegandola al Mantra ed allo sguardo di Shanks nel 1 capitolo, penso non l’avesse in mente fin dall’inizio (mia opinione). Su Oda, pure io sono convinto che lavori instancabilmente fino ai suoi limiti (quando era all’ospedale l’anno scorso, Kishimoto andato a trovarlo e l’ha trovato che disegnava!) ed verosimile che dopo 15 anni cominci anche ad esser stanco di questo lavoro, che gli editori ovviamente spingono per rendere pi lungo possibile (e con una “taglia” maggiore, confrontando la Nami del 1 volume con quella di adesso…) ma che, a differenza di DB di Toriyama, non proprio “forzato” in quanto, secondo me, ha talmente tante idee che in questo modo riesce a mettercele tutte. Certo, nelle ultime saghe, dopo il salto temporale, si vede per esempio nella variet dei frutti una minore originalit, perch ad un certo punto le idee migliori finiscono dato che sono gi state utilizzate lasciando il posto a cose che sanno di “gi visto”… Uno dei motivi del successo in Giappone proprio il fatto che Oda visto come “il ragazzino che ha realizzato il suo sogno”, e lo stile “freak” dei personaggi (che personalmente non mi piace) rappresenta proprio l’opposto di come in un paese come il Giappone le persone vivano normalmente, rappresenta quindi “l’evasione” e per questo attira cos tanto e non solo i bambini/ragazzi! Concludo con una considerazione su “merda/capolavoro”: probabilmente gli “hater” neanche esisterebbero se non esistessero i “fanboy” che vivono la propria passione come un tifo con cui contagiare, anzi, una fede a cui convertire gli altri, e questo vale per qualsiasi manga/anime e non solo.

  11. a me i marine stanno simpatici…

    Comunque, buon’articolo. Io considero One Piece un decente manga umoristico/demenziali, con elementi irritantissimi, tipicamente shonen (il festeggiare con banchetti assurdi dopo ogni arco, sbandierare il valore dell’amicizia a livelli diabetici, assurdit decisamente esagerate, combattimenti che seguono la stessa scaletta quasi ogni volta, power ups ricorrenti, ecc…). Credo per che Oda abbia dato a un certo punto all’opera degli elementi troppo seri (anche se alquanto banali) che, secondo me, cozzano col suo stile nel resto del manga. Ogni volta che Oda prova (con tutte le migliori intenzioni) a parlare di vicende tragiche e le “racconta” con un ampia presenza di bocche aperte all’inverosimile, urli a gog e torrenti di lacrime, io piango, e non trasportato dagli eventi. La parte seria del manga in s non sarebbe troppo male, se solo non fosse un manga basato sull’umorismo demenziale (anche visivo) come One Piece.
    Poi, ma questi sono gusti, odio lo stile con cui disegna i personaggi (no proporzioni, vite sottilissime, tette sempre esorbitanti, dimensioni variabili, ecc…)

    E nonostante tutto continuo a seguire il manga dalla saga del battaglione tra la Marina e Barbabianca (neanche superman cos op), quindi malgrado la mia antipatia verso il manga e le banalit dell’autore, devo riconoscere a Oda che sa come farsi seguire.

  12. Quello che si deve riconoscere a Oda di aver creato un’opera colossale e, che la lunghezza del manga sia stata programmata in precedenza o meno, secondo me il suo valore sta proprio nel mantenere un costante il livello di qualit e di coerenza con s stesso: One Piece non si contraddice (quasi) mai, il che forse senza precedenti per un’opera episodica di questa mole.
    Tu hai elogiato e messo in luce lo stacanovismo di Oda, ma io credo che sarebbe stato molto pi significativo dargli merito di aver dato forma a qualcosa che – considerato il target di riferimento e l’obiettivo che si prepone in quanto mezzo di intrattenimento – praticamente senza sbavature, al di l che possano piacere o meno lo stile, il tipo di soluzioni adottate e soprattutto il ritmo della storia.

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