Samurai Flamenco – Recensione anime

di Regola 1

 

Un eroe non si arrenderà mai,

non si nasconderà, non verrà sconfitto,

ne accetterà il male.

Il primo approccio con Samurai Flamenco non è stato dei migliori, c’è voluto un po’ per arrivare a parlarne, e sono contento di aver aspettato qualche altra settimana prima di presentarvi questa serie, perchè farlo prima mi avrebbe portato a descriverla in modo errato. Samurai Flamenco è un anime Manglobe, studio che si è occupato dell’adattamento dei due manga che seguo con maggiore attenzione da qualche anno (The World God Only Knows, Hayate no Gotoku), mentre alla regia c’è Takahiro Omori (Durarara!! e Baccano!) con un praticamente sconosciuto Hideyuki Kurata alla sceneggiatura. Progetto originale, la serie durerà 22 episodi, e quindi ci accompagnerà per parte del 2014, mentre è in preparazione un manga che verrà pubblicato su Monthly G Fantasy della Square Enix, con i disegni di Sho Mizusawa (vorrei citare qualche sua altra opera, ma sembra proprio il suo debutto) e la sceneggiatura di Seiko Takagi (Samurai Champloo, Ergo Proxy). Il manga, dal sottotitolo Another Days, avrà una storia inedita.

Samurai Flamenco è il nome che Masayoshi Hazama, fotomodello idolo delle liceali, ha scelto per sè stesso in veste di giustiziere mascherato: vestito come un super-eroe del filone Super Sentai pattuglia le strade raddrizzando tutti i piccoli torti che avvengono sotto il suo vigile sguardo, portando in ogni dove il verbo della giustizia.. anche nelle situazioni in cui tutti gli altri chiuderebbero un occhio. Samurai Flamenco crede in una società giusta fondata sul rispetto e ben presto, per la forza con cui presenta questo messaggio, quello che sembrava essere solo lo scemo del villaggio diventa un vero e proprio fenomeno mediatico; il messaggio per il pubblico è chiaro: i super-eroi sono fra noi. Ben presto Masayoshi troverà dei compagni, che conosceranno la sua identità e lo supporteranno nella sua missione, come il poliziotto Hidenori Gotou, che fungerà da ponte tra l’eroe e la giustizia, quella vera, e qualche volta tra la realtà e la fantasia nella mente del protagonista. Compariranno svariati personaggi che accompagneranno Samurai Flamenco nelle sue origini fornendo tutti un contributo fondamentale alla nascita dell’eroe, che siano supporti puramente concettuali o prettamente materiali.

Tra svariati riferimenti omosessuali (ambi i lati) piazzati di tanto in tanto, umorismo altalenante, lentamente Samurai Flamenco svela quelle che sono le sue carte vincenti, presentandosi come una perfetta rappresentazione in tempi moderni di quello che è il concetto di super-eroismo, delle origini e degli sviluppi di questo tipo di personaggio, mettendo in scena un piccolo paradosso: vediamo trasportati tutti questi elementi “fantasiosi” nella realtà attraverso uno strumento della fantasia, come un anime. Samurai Flamenco è una rapida e concentratissima escalation di eventi sempre tendenti all’assurdo, che attirano soprattutto per il potere di coinvolgere lo spettatore nella più assoluta incredulità. Eppure guardando Samurai Flamenco mi sono improvvisamente ricordato di un altro fumetto a tema super-eroistico, di genere tuttavia molto diverso: Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller. È in questo lavoro, probabilmente il più noto di quest’autore, che trova perfetta raffigurazione una delle dinamiche del super-eroismo più nascoste, a volte determinante; come Miller ci insegna, non sono i buoni a comparire per fermare i cattivi, sono bensì i cattivi a rispondere alla chiamata dell’eroe, poichè solo nella coesistenza entrambi hanno ruolo. Appare ovvio, pertanto, che qualcuno rispondesse al richiamo di Samurai Flamenco, perchè Masayoshi stesso necessita di una controparte puramente malvagia per contrastare il suo (ingenuo) essere puramente buono.

La ricchezza e l’assurdità di contenuti, i personaggi in qualche modo tutti interessanti, fanno perdonare alcune grosse lacune del reparto tecnico: in alcuni momenti fondali, animazioni e il tratto raggiungono dei livelli tanto bassi da quasi farmi rievocare i bei tempi della rubrica del mercoledì sera (tornerà, statene certi). Eppure Samurai Flamenco, proprio per questi contenuti, si lascia perdonare le sue sterzate incontrollate, eleggendosi quasi a telefilm sui super-eroi, dove i personaggi vengono conosciuti attraverso ruoli, dettagli o stereotipi: come la ragazza di Gotou, di cui possiamo farci un’idea solo tramite i messaggi che la coppia si scambia, o la manager di Masayoshi, che ancor prima della sua prima apparizione arriviamo a dipingere mentalmente come un’acida zitella. Tutto questo in un’anime solo a metà del suo corso, che sappiamo punterà in alto, ma non quanto.. sempre segnato dalla malinconia per quei giorni in cui il male si combatteva per le strade, quando tutto era più semplice, genuino e puro come una bella avventura alle sue origini.

Commenti (1)

  1. S ok, telefilm su super-eroi con assurdit. Ma io vedo pi un dualismo: da una parte il pi classico, ma tra l’altra ne riesce a essere la parodia. Stessa cosa per Hazama: lui ha successo sempre pi crescente in entrambe le “carriere”, ma la sua maturazione limitata solo a quando trova l’articolo sui suoi genitori. Vorrei riprendere i riferimenti omosessuali da entrambe le parti: secondo me sono stati inseriti come fanservice ampio, adatto sia al pubblico femminile che a quello maschile, probabilmente neanche loro sapevano quale sarebbe stato il loro maggiore fruitore. Nonostante a volte i disegni siano orribili, come voto gli darei 8-/10

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