Naruto, One Piece – Recensione: dove siamo arrivati

di Ciampax 5

Dal momento che in questi giorni, vuoi per problemi vari, vuoi per stanchezza (vuoi perché leggevo i capitoli secoli dopo che gli stessi fossero “smerciati” in rete) non sono riuscito a mantenere il passo con le recensioni, mi pareva opportuno, in qualche modo, fare il quadro della situazione. Inizierò con Naruto e One Piece, mentre Bleach e Fairy Tail seguiranno a breve.

Naruto: il rimpianto di Tobi. Sebbene non stia facendo la recensione di un singolo capitolo, ma, diciamo, mi stia basando sugli avvenimenti degli ultimi 3/4, mi sembrava opportuno trovare un titolo per “l’approfondimento” riguardante Naruto. Indubbiamente nell’ultimo mese (forse anche qualcosa in più) il centro nevralgico della narrazione è stato il neo ospite del Juubi, l’ex membro del clan Uchiha, ex membro dell’organizzazione Akatsuki, ex sottoposto (almeno così pare) del genio del male Madara Uchiha, Obito Uchiha, noto anche col nome di Tobi. Non starò a fare un riassunto delle puntate precedenti, visto che i capitoli li avete letti tutti, vorrei piuttosto concentrarmi sulla figura di questo personaggio. Negli shounen, dai tempi di Dragonball fino ai giorni nostri, è sempre esistito il “cattivo sofferente”, quello che sebbene pregno di malvagità, è sempre combattuto, per un motivo o per un altro, tra l’idea di sterminare tutti o quella di diventare il miglior amico del protagonista. Il personaggio di Tobi “ci voleva”, probabilmente, e non ho per niente trovato sbagliata la sua ultima reazione, quella in cui cerca di strangolare Naruto, piuttosto che stringergli la mano. Questo semplice gesto narrativo ha riportato, per un momento, la narrazione di Naruto ai livelli che ricordavo un tempo, ma è stata una flebile illusione che si è dissolta poche pagine dopo, quando Tobi stesso viene sconfitto dal “tiro alla fune” (ma dai, sul serio, ma si può?) in cui lui solo si scontra contro tutta l’alleanza ninja (che, per carità, come “significato” di unione e amicizia mi piace pure… ma proprio il tiro alla fune? Un’altra tecnica non c’era?). Ora, so che mi ripeterò e a molti di voi la cosa non piacerà, ma purtroppo non riesco a vedere ancora il Kishimoto che mi è sempre piaciuto dietro le pagine di questi capitoli. Il fatto è che io reputo Kishi quello che, a livello di “scrittura”, sia paragonabile ad un abile romanziere (se domani iniziasse a scrivere libri credo che li acquisterei!) per cui trovo davvero deprecabile in certi momenti il suo “uniformarsi” e banalizzare determinati spunti che, considerando le sue capacità, potrebbe narrare con maggior convinzione e “ferocia”. Sì, ferocia, intesa proprio come “violenza”: Kishimoto mi è sempre piaciuto (e ho un esimio collega del blog che condivide con me questo pensiero) per l’innata capacità di gestire il “sangue” e la “forza” narrativa durante gli scontri: scontri che, a differenza di molte altre opere, non sono mai fatti solo di “mazzate” ma, anzi, spesso e volentieri sono pieni di contrasti psicologici e di riferimenti incrociati alla storia principale, tanto da risultare questi, più che le tavole di semplice “spiegazione” il modo migliore per seguire gli eventi di questo manga. Per questo, perdonatemi ancora una volta se continuo a dirlo, vedere il maestro Kishimoto inserire eventi ripetitivi (Tobi si sta facendo le pippe mentali da 5 capitoli, manco Naruto stesso è stato così costante!), allungare il brodo (siamo sinceri, molte cose le poteva risolvere in 3 vignette, anziché 3 pagine) e prendere direzioni che, secondo me, risultano controproducenti (ribadisco il concetto che Kishi volesse ammazzare Kakashi, che non glielo abbiano permesso e, perciò, adesso non ha idea di cosa diavolo fargli fare e se lo tiene rinchiuso nell’altra dimensione!), rende il manga un po’ pesante nella lettura e, sostanzialmente, a parte il “colpo di scena” finale (che, per una volta, non c’è stato grazie al cielo!) non mi suscita nessuno spunto di riflessione.

Detto questo, però, eccoci arrivare ad un punto che, Osamu Tezuka lo voglia, potrebbe segnare la svolta del manga. Se effettivamente la “parentesi Obito” si è chiusa nello scorso capitolo (o, se non altro, non è più il filone narrativo principale) a questo punto potrebbero iniziare i problemi seri e, forse, anche il momento migliore della narrazione di questa guerra. Ricordate che in campo rimangono due personaggi alquanto “dubbi”: da una parte Madara il quale, se ci pensate un attimo, pare essersi “rilassato” fin troppo in queste fasi concitate, quasi avesse perso ogni motivazione. Ora, io ho il vago sospetto che il buon vecchio capostipite degli Uchiha si sia fatto questo bel discorsetto mentale: “Sì, sì, combattete, guarda un po’, Tobi è diventato il Juubi, ma sì, va bene, uh guarda c’è Hashirama, adesso passo un po’ il tempo… ah, ecco, Tobi ha perso il controllo del Juubi. Bene, adesso sono ç@$$! vostri” e giù mazzate come neanche tutti i membri dell’alleanza ninja potrebbero darne. Il fatto è che io sono convinto che, a prescindere da qualsiasi cosa sia avvenuta durante questa guerra, Madara abbia un suo personale piano d’azione, talmente ben progettato che qualsiasi evento collaterale, compresa la possibile morte di Obito o la distruzione del Juubi, non potrà intaccarlo, e se ne sta lì, immobile (relativamente) nell’attesa di scoprire definitivamente le sue carte. Ho ipotizzato addirittura la possibilità che, in qualche modo, lo Tsukuyomi possa essere attivato da un momento all’altro (se addirittura questa cosa non è già accaduta…) e che i nostri eroi si ritrovino, loro malgrado, a vivere in questo sogno infinito senza possibilità di uscirne. Questa ipotesi mi è stata suggerita dalla presenza del secondo personaggio dubbio sul campo di battaglia: Sasuke Uchiha. Il fatto è che il suo “ravvedimento” non mi convince per niente e, tra l’altro, il suo arrivo è stato “stranamente” provvidenziale e ha avuto una tempistica fin troppo da “coincidenza” perfetta: certo, una cosa del genere è un espediente narrativo tipico in uno shounen, dove un antieroe giunge proprio nel momento culminante, eppure tutta la situazione che ruota intorno al comportamento di Sasuke e compagni, compreso l’atteggiamento del redivivo Orochimaru e, se devo essere sincero, la stessa presenza dei defunti Hokage, mi puzza di un qualcosa ben congegnato che sfugge alla possibilità di comprensione di noi lettori. In poche parole, sono convinto che, nonostante gli allungamenti, le ripetizioni, le cadute degli ultimi tempi, Kishimoto stia preparando un “effetto sorpresa” degno di tale nome, che magari ci farà “rileggere” i volumi degli ultimi mesi in una chiave diversa. Sperando che non concluda il manga di Naruto con un ennesimo “cliffangher” lasciandoci così, sul più bello, senza una vera e propria “fine” (che, sinceramente, non è detto debba essere lieta, anzi…).

One Piece: la storia mai raccontata… forse? Ho speso molte parole sulle mie idee relative a Naruto ma con One Piece sarò molto più breve. Non tanto perché non ci siano argomenti di cui parlare (anzi, ce ne sono pure troppi), ma perché considerato il flashback iniziato nell’ultimo capitolo (e che, credo e spero, continuerà per un po’, permettendoci finalmente di comprendere un po’ meglio il ruolo di DoFlamingo in tutta questa storia) e le varie informazioni forniteci da Oda, col contagocce, negli ultimi mesi (anzi, potrei dire nell’ultimo anno, sin dalla fine della saga dell’Isola degli uomini Pesce) ho la sensazione che azzardare una qualsiasi ipotesi sarebbe un semplice esercizio di stile senza una effettiva “risoluzione”: in poche parole, ci sono talmente tanti tasselli del puzzle sparsi sul tavolo, al momento, che senza avere idea di quale possa essere la reale figura da realizzare, provare ad incastrarne anche solo due tra loro sarebbe come sceglierne uno a caso e provare a vedere, per tentativi, se si appiccica ad uno qualunque degli altri ritrovandosi, magari dopo un milione di tentavi, con in mano un pezzo che non combacia con nessun altro e comprendendo che esso fa parte di “un’altra storia e un altro mistero da risolvere”. O, detto in parole ancor più povere: siamo in mezzo ad un enorme casino!

Ci sono però almeno due cose di cui voglio accennare, che, secondo me, potrebbero essere le “linee guida” di tuta questa vicenda: per prima cosa credo (e suppongo molti converranno con me) che la fine di questo flashback, in qualche modo, permetterà di addentrarci meglio nel mistero degli anni bui, nella realtà che si cela dietro i Poignee Griffe, nelle motivazioni che hanno portato alla nascita della casta dei Tenriyubito e del Governo Mondiale e forse, dico forse, nel comprendere cosa veramente sia la D. nel nome di alcuni personaggi. E sì, perché comincio a convincermi che se Dragon (portatore della D.) c’è l’abbia tanto con un mondo nel quale non si riconosce, magari è perché i discendenti di D. (che io comincio a pensare possa essere un patriarca di una qualche famiglia) abbiano un trascorso simile a quello della famiglia Riku, se non altro perché “spodestati” da un ruolo che spettava loro di diritto. E non vi nascondo l’idea che lo One Piece, in qualche modo, possa essere un oggetto o una persona che possa “provare” questa supremazia della D. sul resto del mondo. Ho iniziato a convincermi, sempre di più, di una possibilità legata alla geografia di questo mondo che, giorno dopo giorno, si fa sempre più forte. Fino ad ora siamo sempre stati convinti (non perché ci sia stato detto esplicitamente, semplicemente perché Oda non lo ha scritto da nessuna parte) che l’unico accesso alla Rotta Maggiore sia attraverso la Reverse Mountain (e, ovviamente, Mariejoia). Ma supponiamo per un secondo che ci sia, da qualche parte, un’isola, abbastanza grande da stare metà dentro e metà fuori la Rotta Maggiore, suddivisa sostanzialmente in 3 parti (una fuori, una dentro, una sulla fascia di bonaccia) e questa parte centrale sia, al pari delle fasce di Bonaccia, popolata da mostri e, di conseguenza, costituisca una sorta di barriera “naturale” alla possibilità che chi vive su una delle due parti “monster-free” sia all’oscuro degli abitanti dell’altra metà (una cosa tipo Lost, insomma). Ora, tornate all’inizio di questo manga, al capitolo 1, e pensate al fatto che, per una strana coincidenza, Shanks si trovava sull’isola di Rufy, isola che, sappiamo, è sostanzialmente divisa in 3 parti (la “foresta” che si trova vicina alla città di Rufy, la discarica, al centro, e la città nobile dall’altra parte). Ora mi chiedo: potrebbe essere questa l’isola di cui parlavo? E se è così, potrebbe essere possibile raggiungere da questa, facilmente, Raftel? Lo so che è un’idea molto complessa (anche io, al momento, non sono riuscito a “perfezionare” questa ipotesi con i dovuti dettagli) però l’esistenza di un luogo simile aprirebbe molte possibilità narrative. La seconda cosa di cui volevo parlare, e poi chiudo, riguarda le attuali miniavventure: non so perché ma più il tempo passa, più mi convinco che, in qualche modo, le vicende di Karibou ci permetteranno di capire qualcosa o, meglio, ci introdurranno in una nuova fase narrativa del manga. In ogni caso, mi aspetto che questa saga cominci a tirare le somme di One Piece e ci introduca alle “fasi finali” (che, badate bene, potrebbero essere costituite benissimo da un’altra decina di saghe varie, visto che continuo ad essere convinto che questo manga terminerà col capitolo 1200!).

Commenti (5)

  1. ben tornato! era ora!
    d’accordissimo su naruto, un po’ meno su one piece e la tua teoria.
    Gira in rete una teoria di un ragazzino indonesiano (si proprio cos) che unisce perfettamente tutte le varie questioni sullo one piece.
    In pratica sostiene che il one piece sia il progetto degli antichi regni con la D, sconfitti dal governo mondiale, di unificare tutti i mari del mondo distruggendo la linea rossa con le armi ancestrali. In questo modo si creerebbe un unico mare, un one piece.
    Cercatela molto dettagliata ed esauriente!

    1. Mmmm, on male e non la conoscevo. E devo dirti la verit: nell’abbozzo della mia teoria una cosa simile ci stava (anche se, come dicevo, la teoria che ho ancora, davvero, allo stato premebrionale!)

      1. si infatti avevo notato e me l’hai fatta tornare in mente, ecco perch l’ho citata.
        ad ogni modo complimenti per le tue recensioni che seguo sempre con regolarit.

    2. armi ancestrali che possono distruggere la red line? beh, in fondo, questo spiegherebbe anche il motivo per cui le balene urtano con forza la scogliera: sentono il richiamo di una (o della) volont superiore, che desidera un mondo unito e detesta nobili mondiali

      ragazzi, ci vediamo tra 500 capitoli, con l’immancabile Nelson ( dei Simpson) che commentaer con un sonoro AH-AH! le nostre congetture su One Piece 😉

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