Cyber Blue [Edito J-Pop] – Recensione

di shikaku 4

Un manga decisamente cazzuto, questo è Cyber Blue e non ci si poteva aspettare altro dal grande maestro Tetsuo Hara, mangaka noto soprattutto per essere il creatore, insieme a Buronson, del leggendario Hokuto no Ken. D’altronde ciò che più salta all’occhio è proprio l’assoluta rassomiglianza tra Blue e Kenshiro, emblema di una similitudine che è in realtà più profonda della semplice fisionomia.

Tetsuo Hara iniziò a lavorare a Cyber Blue nel 1988 quando le vicende del successore della Divina Scuola di Hokuto si erano da poco concluse e il mangaka decise di abbandonare il compagno di avventure Buronson e cimentarsi in un nuovo progetto, sempre per la Shueisha, ma coadiuvato per la sceneggiatura da Mitsui Ryuichi.
La serializzazione durò meno di un anno concludendosi nel 1989 a quota quattro volumi che furono portati in Italia dalla Star Comics nel 1996, anche se riadattati in 7 volumetti. In occasione della riedizione Deluxe del manga, non più per la casa editrice Shueisha ma per la Tokuma Shoten, J-Pop riporta in Italia un titolo pregevole, ma poco fortunato, nel formato rivisto in 3 volumi.

L’intera opera è stata anche rivisitata recentemente da Yoshihara Motoki col titolo Cyber Blue Lost Number Children, conclusasi poco tempo fa e anch’essa in dirittura d’arrivo in Italia grazie a J-Pop.

Trama. La storia è ambientata nel 2305, un lontano futuro dove la colonizzazione interplanetaria ha raggiunto persino l’inospitale Tinnos, un immenso deserto rosso e freddo dove l’ossigeno è molto più rarefatto che sulla Terra, il che costringe i coloni del pianeta ad utilizzare particolari apparecchiature per sopravvivere. Tutta la vicenda prende proprio spunto da un ragazzo di diciassette anni, Blue, che cerca di acquistare, quasi in fin di vita, uno di questi meccanismi di supporto vitale ma finisce per essere truffato. A questo punto per far valere le proprie ragioni il ragazzo sfodera le sue pistole e soprattutto mostra una straordinaria bravura nell’utilizzo delle armi da fuoco. Sopraffatti i truffatori scoprirà che quello venduto non era affatto un supporto vitale di ultima generazione ma un vecchio robot costruttore in funzione da trecento anni e giunto sul pianeta insieme ai primi colonizzatori.

La sparatoria aveva attirato l’attenzione di un certo Weiser della Security Police Company, che impressionato dalle capacità balistiche di Blue gli affida il compito di sventare una rapina legata ad una serie di numerosi crimini che avvengono a Junk City per riuscire ad ottenere biglietti per la Terra. Con l’aiuto del robot 227011 (che il ragazzo chiamerà Fats perchè basso e tarchiato, e di fatti ricorda molto R2-D2 di Star Wars) Blue compie la missione con successo salvo poi scoprire di essere stato pedina di un grosso inganno che prevede alla fine la sua morte. Il giovane verrà ucciso dagli uomini di Weiser, ma Fats riconoscendo del buono in Blue utilizzerà le sue abilità di robot costruttore e riparatore per fondere se stesso col ragazzo dandogli nuova vita come cyborg.

Il nuovo Blue, un po’ Robocop, un po’ Terminator e un po’ Kenshiro, armato di tutto punto inizierà a dare la caccia a tutte quelle persone che hanno fatto del male alla popolazione di Tinnos arrivando a scoprire qualcosa di molto più grosso che coinvolge persino la Terra.

I punti di contatto tra Cyber Blue e Ken il Guerriero si sprecano: il futuro fantascientifico che abbiamo analizzato e quello post-apocalittico dell’opera precedente si somigliano molto. Bande di criminali fanno il bello e il cattivo tempo in un contesto duro e inospitale che vede i più deboli subire angherie e soprusi fino a quando non arriva un “salvatore”. Queste similitudini però non rendono Cyber Blue una brutta copia di Hokuto no Ken, anzi il cambio di ambientazione fa bene alla storia che parte in questo primo volume in maniera molto interessante, con buoni spunti e un discreto intreccio, anche se nel prosieguo si cerca un po’ troppo il colpo di scena piuttosto che una maggior profondità della storia e dei personaggi: una scelta che si comprende tenendo conto che il target di riferimento di questo manga è quello shonen e quindi manca quel pizzico di maturità in più che la storia avrebbe potuto avere. Ciò nondimeno in questo primo volume la trama è pienamente appetibile e resa ancora più interessante da un personaggio come Blue che ricalca oltre all’aspetto anche il carisma del suo “lontano parente” Kenshiro.

Bontà, generosità, e un certo senso della giustizia muovono entrambi ad aiutare i più deboli accettando quasi senza volerlo il compito di salvare il mondo; tuttavia mentre serietà e compostezza caratterizzino anche Blue, quest’ultimo attenua questi elementi con una maggior dolcezza e con una certa esuberanza scurrile ereditata dal robot Fats.
Nei momenti di azione, se Kenshiro era in parte ispirato a Bruce Lee, qua secondo me è evidente il richiamo al Terminator di Schwarzenegger e, come la controparte cinematografica, Blue diventa al momento opportuno una spietata macchina assassina in grado di maneggiare armi da fuoco potentissime ed eliminare chiunque abbia scelto come proprio bersaglio.

Disegni. Il tratto di Hara si adatta benissimo a questa storia (o forse è la storia ad essere stata cucita addosso al suo stile) riprendendo, dal punto di vista dell’evoluzione artistica, da dove si era fermato con l’ultima parte di Kenshiro presentandoci tavole dettagliate e disegni assolutamente realistici che assumono ancora più valore se teniamo conto che parliamo di un manga degli anni 80. Il tratto è quello solito che predilige ombreggiature calcate per dare più incisività alle espressioni dei personaggi e come sempre ritroviamo quella caratterizzazione visiva dei personaggi che ci permette di distinguere il buono dal cattivo anche solo dall’aspetto, in una visione di lombrosiana memoria.

Edizione. L’edizione J-Pop riprende, come accennavamo all’inizio, la versione Deluxe curata in Giappone dalla Tokuma Shoten quindi troveremo tavole a colori e soprattutto un numero di pagine maggiore rispetto ai soliti standard che dovrebbe giustificare il prezzo di 7,50 € a volume. Tenendo conto che in totale sono solo 3 volumi e che le vecchie copertine, non proprio eccelse, sono state ridisegnate appositamente per la nuova pubblicazione da Tetsuo Hara mi sento di consigliare caldamente questo titolo a tutti, amanti degli shonen e dei seinen, delle storie di fantascienza e non, perché nella sua brevità Cyber Blue risulta veramente un ottimo prodotto e certamente uno dei titoli più interessanti di queste novità estive.

Commenti (4)

  1. Io ho ancora la vecchia versione della Star Comics che comprai all’epoca, consigli anche a me l’acquisto di questa riedizione?

    1. assolutamente no….ragazzi..diciamoci la verit, oltre a ken il guerriero (mostro sacro dei manga per l’eternit)…l’unica opera decente del maestro Hara Keiji………..e basta!!…il resto son tutte storielle da 4 soldi….

    2. Dipende. Se facciamo un paragone delle edizioni, da un lato ci sono le inguardabili sottilette della Star Comics e dall’altra un’edizione Deluxe della J-Pop quindi direi di si, a maggior ragione se tieni alla tua collezione manga.
      Certo per entra in gioco il gusto personale come ha fatto notare vegeta82 perci dipende da quanto ti piaciuto il manga.

  2. Se mi avesse fatto totalmente schifo, non avrei chiesto nulla 😉
    Volevo solo sapere se questa edizione valida anche per chi ha gi la vecchia.

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