Nell’agosto del 1993, l’uscita del numero 83 di Dylan Dog, intitolato “Doktor Terror”, segnò uno dei momenti di massima frizione tra il mondo del fumetto d’autore e la realtà politica italiana. Sceneggiata dal creatore del personaggio, Tiziano Sclavi, e illustrata da Gianluigi Coppola, la storia proiettava l’Indagatore dell’Incubo in una Londra distopica, soffocata dall’ascesa violenta di gruppi naziskin pronti a fondare un fantomatico “Quarto Reich”.
Curiosità su Doktor Terror di Dylan Dog con Umberto Bossi
A fare da sponda istituzionale a questa deriva autoritaria appariva il personaggio di Lord Grimmell, un parlamentare conservatore dalle posizioni marcatamente razziste e intolleranti. Tuttavia, l’elemento che scatenò il caos non furono tanto le sue dichiarazioni, quanto le sue fattezze: Grimmell era la copia carbone di Umberto Bossi, allora leader indiscusso della Lega Nord e figura centrale del dibattito politico nazionale. La reazione non si fece attendere.
Come riportato dai quotidiani dell’epoca, tra cui La Stampa, la base giovanile del Carroccio insorse, inviando lettere di protesta alla Sergio Bonelli Editore. I militanti accusarono la casa editrice di partecipare a una “campagna anti-leghista” attraverso mezzi subdoli, lamentando come le idee estremiste del personaggio fossero “lontane anni luce” dal pensiero del loro segretario.
La risposta ufficiale di Via Buonarroti tentò di smorzare i toni, parlando di una “coincidenza fortuita“. Tuttavia, la somiglianza era così evidente che, nelle ristampe successive, i lineamenti di Lord Grimmell vennero radicalmente ridisegnati per evitare ulteriori strascichi legali o polemiche mediatiche. Sembrava insomma a tutti abbastanza chiaro come il tutto fosse ispirato ad Umberto Bossi, addirittura la somiglianza fisica. Alla fine fu necessario disegnare in modo diverso questo Lord Grimmell, per evitare che la cosiddetta coincidenza causasse poi problematiche agli ideatori del fumetto e alla casa editrice.
Questo episodio non fu che la punta dell’iceberg del fenomeno Dylan Dog. Proprio nel 1993, la serie raggiunse il suo apice storico, vendendo circa 600.000 copie mensili (solo per l’inedito). In quegli anni, l’inquilino di Craven Road non era solo un fumetto, ma un vero culto generazionale e un fenomeno di costume analizzato da sociologi, accademici e testate generaliste.
L’affaire Bossi dimostrò quanto Dylan Dog fosse diventato un radar sensibile della società: una testata capace di uscire dalle edicole per entrare prepotentemente nel dibattito pubblico, confermando che il fumetto, quando è grande arte, non può che riflettere, e talvolta provocare, le contraddizioni del mondo reale. Bisogna dire come ancora oggi i vari fumettisti si ispirano a Dylan Dog e sono tantissimi i giovani che si sono appassionati delle sue vicende.