Svolta finale per Studio Ghibli ed il progetto annesso

Lo Studio Ghibli è stato, sin dalla sua nascita nel 1985, sinonimo di un immaginario poetico e artigianale unico. Tuttavia, dietro la magia di mondi iconici si è spesso celato un partner fondamentale ma silenzioso: la Telecom Animation Film. La recente notizia della sua fusione per incorporazione in TMS Entertainment non rappresenta solo un’operazione finanziaria, ma segna la fine di un’alleanza storica che ha ridefinito i canoni dell’animazione giapponese.

Studio Ghibli

Pronti per l’ultimo capitolo di Studio Ghibli

La mossa industriale, seppur drastica, appare inevitabile guardando i bilanci: Telecom ha chiuso il biennio 2024-25 con perdite nette per 346 milioni di yen e un debito pesante. Al contrario, la capogruppo TMS ha mostrato una solidità straordinaria, distribuendo dividendi per oltre 2 miliardi di yen. Se i numeri giustificano il riassetto, l’impatto culturale per lo Studio Ghibli è profondo.

Telecom non era un semplice fornitore, ma un interlocutore capace di parlare la stessa lingua di Miyazaki: una precisione maniacale unita a una sperimentazione che non tradisce mai l’identità visiva dell’opera. Fondata nel 1975, Telecom ha firmato pilastri come Lupin III e successi recenti come Detective Conan: One-Eyed Flashback (2025). Per Ghibli, ha lavorato nell’ombra a capolavori del calibro de Il castello errante di Howl e Si alza il vento. Ma è con Principessa Mononoke (1997) che il loro contributo è diventato leggenda.

Fu proprio Telecom a convincere uno studio ancorato alla tradizione cel a integrare la computer grafica e la pittura digitale. L’obiettivo era quasi impossibile: creare una CG che non sembrasse tale. Il risultato furono i 15 minuti di immagini digitali che compongono sequenze oggi leggendarie, come le carni pulsanti del demone che infetta Ashitaka. Quell’innovazione, costosa al punto da rischiare il collasso finanziario, permise all’animazione nipponica di fare un salto evolutivo senza perdere la propria anima artigianale.

Il lascito di Telecom risiede proprio in questa capacità: rendere l’innovazione invisibile allo spettatore, piegandola alle necessità del racconto. Con le ultime fatiche, tra cui Lupin III: The Immortal Bloodline (2025), si chiude un capitolo durato cinquant’anni. Per lo Studio Ghibli, questo addio non è un problema operativo, ma la perdita di un “artigianato condiviso”.

È il promemoria di come anche i sogni cinematografici più eterei poggino su alleanze industriali concrete e fragili che, una volta sciolte, non è possibile più ripetere. Mancherà sicuramente questo legame che è stato più che vincente per Studio Ghibli, ma la speranza è che ci saranno altri progetti vincenti anche senza tale collaborazione. Vedremo cosa accadrà nei prossimi anni, se questo divorzio potrà cambiare i progetti futuri.