Strike the Blood – Recensione Anime

di Regola Commenta

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Avrei voglia di fare una recensione bella corposa per questa serie in corso, eppure tutte le mie energie mentali disponibili sono attualmente dedicate all’analisi dei capitoli di Shingeki no Kyojin e UQ Holder! che se tutto va bene usciranno domani… ciononostante vorrei veramente attirare l’attenzione sulla serie in corso che quest’oggi passerò sotto esame. Strike the Blood, come probabilmente alcuni di voi ricorderanno, era fra le serie che avevo indicato come una di quelle che avrei seguito con maggior interesse. Dietro non c’era una vera e propria premonizione, quanto una sorta di fiducia maturata in questi ultimi due anni nello studio Silver Link, che hanno presentato al pubblico titoli che non smetto mai di consigliare: Kokoro Connect, Baka to Test, Watamote, Fate Kaleid e Dusk Maiden of Amnesia. Tutti titoli che ho apprezzato tantissimo (Kokoro Connect è stato anche il mio preferito del 2012). Per questo Strike the Blood si era visto caricato di un peso di aspettative alquanto inusuale per questo tipo di prodotto, aspettative che rischiavano di essere deluse, ma la serie conterà un totale di 24 episodi (ce la ritroveremo anche per il 2014, quindi) e quindi sono rassicurato dal fatto che non si tratta di una “toccata e fuga“.

Strike the Blood, in origine una light novel (edita ASCII Media Works e sceneggiata da Gakuto Mikumo dal 2011) va tranquillamente a inserirsi in quel genere di anime sovrannaturali, un po’ fantasy e un po’ harem, colorito da scene ecchi e combattimenti rapidi, veloci, per ora ben gestiti per il fatto che i personaggi sono ancora alle “origini“. Ma Strike the Blood è anche un urban fantasy come To Aru Majutsu no Index, Yozakura Quartet, Ga-rei Zero… Tokyo Ravens, Kyoukai no Kanata e BlazBlue attualmente in corso. Perchè apparentemente quest’autunno sembrano andare di moda questi anime, che fanno riferimento a elementi sovrannaturali, come arti arcane legate al mondo del sacro e del profano, oppure mitologiche creature le cui lotte prendono luogo in ambienti urbani, moderni o fantascientifici. Siamo molto vicini al prodotto Index/Railgun (un must per gli appassionati di questo genere) ma non a questi livelli, soprattutto per la città dove la trama prende luogo, ben caratterizzata dal punto di vista urbanistico ma non ai livelli della Città Accademia. Ma se in questo aspetto Strike the Blood perde in confronto a Index, la coppia di protagonisti Koujo/Yukina è decisamente più interessante di quella Touma/Index.

Akatsuki Koujo, detto il Quarto Primogenitore, per svariate circostanze ha finito per diventare un vampiro tra i più potenti e pericolosi al mondo: non poche sono le difficoltà che deve affrontare per potere continuare la propria vita di tutti i giorni, e la più difficile è proprio quella di trattenere i suoi istinti “sanguinari” (c’è da dire che Koujo è aiutato dal fatto che i vampiri di Strike the Blood sono più simili a quelli orientali, gli shinso, che quelli occidentali; per questo motivo non ha troppi problemi con la luce solare). Dato il pericolo che costituisce l’Organizzazione Lion King decide di inviare la Sciamana Yukina Himeragi per tenere d’occhio Koujo, e ucciderlo nel caso si dimostri essere una minaccia per il genere umano. Ovviamente ben presto Yukina comprende che Koujo, sebbene alcuni dei suoi piccoli difetti, non è una persona cattiva nonostante le difficoltà che affronta per tenere sotto controllo i suoi spaventosi poteri; i due cominceranno quindi a combattere contro i vari avversari che compariranno puntualmente cercando di minare la pace e la sopravvivenza del mezzo milione di persone che vivono nell’isola artificiale Itogami.

Le situazioni che si vengono a creare tra Koujo e Yukina, senza contare l’intromissione di altri personaggi, non sono troppo differenti da quelle a cui l’animazione giapponese ha abituato negli ultimi decenni: un protagonista non troppo sveglio quando si tratta di comprendere le intenzioni dei personaggi femminili che lo circondano non riescono a convogliare tramite l’universale mezzo conosciuto come il “linguaggio“; figure femminili poi molto classiche, tsundere cocciute come vuole la tradizione che però incosciamente non riescono a fare a meno di portare “sensuali” attacchi al protagonista che gli rendono ancora più difficile resistere a determinate urgenze. E poi misteri, complotti e macchinazioni che vedranno al centro proprio Koujo, giovane e inesperto ma in possesso di poteri troppo grandi per non attirare l’attenzione degli altri potenti del mondo, che da secoli fanno in modo che gli elementi del mondo sovrannaturale non contaminino eccessivamente gli eventi della vita quotidiana e ignara del genere umano, evitando in questo modo anche una crisi globale.

Continuerò a seguire Strike the Blood con lo stesso interesse che avevo all’inizio della serie, sono curioso di vedere come si evolveranno le vicende della buffa coppia Koujo/Yukina speranzoso che non si riveli essere una serie più scontata e prevedibile di quanto le premesse potrebbero indicare. Altra mia preoccupazione è dovuta alla qualità delle animazioni e dei disegni, buona ma non eccellente, che potrebbe venire a scemare come accade spesso per le serie che durano due trimestri.

 

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