La guida alla lettura dei manga romantici (2)

di Regola Commenta

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Salve a tutti e bentrovati con la seconda parte della “Guida alla lettura dei shonen romantici”… c’è tanta carne al fuoco quindi taglio l’introduzione, non prima di ringraziarvi per la vostra attenzione (se avete domande non esitate).

Il grosso della trattazione da ora e in poi sarà incentrato soprattutto sulla spiegazione dei tanti e svariati stereotipi che compaiono in questo genere di manga. Vorrei, trall’altro, spezzare una lancia in favore degli stereotipi, che troppo spesso vengono indicati come il male supremo quando senza la loro esistenza narrare una storia qualunque sarebbe pressochè impossibile: la loro funzione è quella di essere delle “scorciatoie” narrative, messaggi inviati al lettore che possono essere rapidamente decodificati (sempre se padroneggiano il giusto “linguaggio”), e che permettono all’autore di dare rapidamente un’idea sommaria della propria storia senza doversi perdere in infiniti preamboli, introduzioni e presentazioni. L’errore sta indubbiamente nel fermarsi ad essi e non sviluppare caratteristiche “umane” nei personaggi; comunque non bisogna mai dimenticare che la mente umana lavora per stereotipi: è necessario poter riconoscere elementi noti in una figura (reale o fittizia) in modo da poterla poi conoscere effettivamente. (Purtroppo, come ben sappiamo, spesso la prima impressione è dannatamente resistente a qualunque cambiamento.) Per comodità ho diviso gli stereotipi in tre gruppi: per personalità, che tratterò oggi, per ruolo e per aspetto (che tratterò le prossime volte).

I personaggi femminili al centro di Negima, di Ken Akamatsu: uno shonen harem action difficile da metabolizzare (io ancora non ricordo come si chiamano tutti i personaggi).

Tsundere! Tsundere dappertutto!” come chiudevo la volta scorsa: ritengo che conoscere questa tipologia di personaggio sia propedeutico per avere una maggiore comprensione globale del mondo dei manga e degli anime. Il termine ha origine dalle espressioni “tsuntsun” (distaccato, irritato…) e “deredere” (affettuoso, dolce…) e indica quei personaggi che hanno nei confronti del protagonista atteggiamenti ambivalenti, a volte ostili altre amichevoli, caratterizzati da una scarsa fiducia in se stesse (non è un assoluto), relativa indipendenza e la paura di amare ed essere successivamente abbandonate. Questa paura, comune a quasi tutte le tsundere, le porta a non essere sincere con se stesse e spesso affermare l’opposto di quanto realmente pensano scavandosi la fossa con le loro mani e dando vita al più classico dei “tira e molla” col protagonista; gran parte dei personaggi di questo tipo desidera trovare qualcuno di cui fidarsi e che le protegga. Storicamente parlando le prime tsundere “moderne” a comparire sono Akane Tendo e Asuka Soryu Langley; da notare anche l’apporto dato dal personaggio di Lamù, sicuramente significativo, che tuttavia personalmente non riconosco appieno: una tsundere difficilmente insegue il protagonista (nelle prime battute), ed è spesso Lamù ad essere proattiva nei confronti di Ataru, che snobba le sue attenzioni. Una delle componenti caratteristiche delle tsundere è infatti l’immane fatica da sostenere per entrare nelle loro grazie! Lo stereotipo si stabilizza al cambio di secolo: sia per l’apporto di Ken Akamatsu e alcuni personaggi del suo manga (la protagonista Naru e la kendo-girl Motoko) sia la serie animata Rumbling Hearts del 2003 (ispirato all’eroge del 2001 Kimi ga Nozomu Eien). Eccovi una tavola presa dal capitolo 101 di Love Hina, che mostra un chiaro esempio di logica tsundere.

Questo grafico schematizza lo stereotipo tsundere.

Negli ultimi dieci anni sono apparsi sempre più personaggi di questo tipo, a volte ortodossi, a volte hanno arricchito lo stereotipo. Altre volte, troppe, è stato etichettato come tsundere qualunque personaggio che avesse un atteggiamento di questo tipo: Sakura di Naruto, Rukia di Bleach e secondo un sondaggio di Biglobe anche Vegeta (ma lasciamo stare i loro pazzi sondaggi..). Io mi trovo estremamente contrario a questo allargamento poichè per quanto possano svilupparsi gli stereotipi devono restare semplici e ritengo si debba guardare soprattutto al contesto in cui essi vengono adoperati. Alcuni considerano Haruhi Suzumiya una tsundere ma il personaggio è più vicino alla tipologia “genki” (iperattivi e scalmanati) così come Hitagi Senjougahara di Bakemonogatari, la quale è lei stessa a definirsi in questo modo: sebbene gli atteggiamenti di Senjougahara siano condivisi anche da altri esponenti di questo stereotipo, il modo schietto con cui si rapporta al protagonista e la gelosia che mostra in certi momenti ne fanno una quasi-yandere (vedi sotto), ma sono propenso a considerarla un personaggio unico nel suo genere. Altri esempi di tsundere sono Kyou Fujibayashi (Clannad), Kagami Hiragi (Lucky Star), Tohsaka Rin (Fate/Stay Night), Mikoto Misaka (To Aru Majutsu no Index) e Hinagiku Katsura (Hayate no Gotoku).

N.B.: la somiglianza tra le gemelle Fujibayashi di Clannad con le gemelle Hiragi di Lucky Star potrebbe essere voluta.

Le tsundere loli sono un sottotipo dello stereotipo, caratterizzato dall’elemento perl’appunto “loli“: il senso d’inferiorità di questi personaggi dovuto alle loro forme poco femminili rafforza il loro carattere duro e la loro insicurezza interiore. Un altro elemento in comune di questo stereotipo è di essere doppiato perlopiù dalla stessa doppiatrice, Rie Kugimiya, oramai famosa in tutto il mondo, che ha dato la voce a Shana (Shakugan no Shana), Taiga (Toradora), Louise (Zero no Tsukaima), Nagi (Hayate no Gotoku). Questi quattro personaggi, apparentemente simili, sono l’esempio di uno stereotipo che porta allo sviluppo di personaggi più completi; esistono tante altre tsundere loli poco caratterizzate (spesso semplicemente cloni di Shana e/o Louise).

Di una pasta completamente diversa sono le yandere, stereotipo meno comune di recente successo: yanderu, da cui ha origine il termine (fondendosi con deredere), viene usato per indicare uno stato di disagio psicologico, o addirittura di follia omicida. Le yandere sono figure che inizialmente appaiono come dolci e tenere, ma una volta che il rapporto è diventato più intimo mostrano una malsana gelosia che sfocia spesso in una violenza insensata, prima verso le persone che si sono intromesse nella relazione con il protagonista, nella fase finale anche verso il protagonista stesso. Nei manga a sfondo romantico le yandere sono quei personaggi da evitare nonostante siano “facili da conquistare”, per il rischio di restare invischiati in una relazione morbosa. Alcuni esempi possono essere Kotonoha di School Days che rappresenta l’archetipo vero e proprio della yandere; le protagoniste Rena e Shion di Higurashi no Naku Koro ni; non fa eccezione Lucy di Elfen Lied; esempio più recente è anche Gasai Yuno di Mirai Nikki. In manga horror possono essere definiti yandere quei personaggi, soprattutto femminili, che maledicono o portano nel mondo dei morti il protagonista con promesse di eterno amore, mentre per esempi dello stereotipo in manga di stampo umoristico romantico cito Hiyama Akane di Renai Boukun. (Renai Boukun è un manga umoristico a sfondo romantico e parodistico, uscito recentemente, in cui il protagonista Seiji incontra Gri, una creatura celeste pigra e pasticciona che deve creare coppie di amanti stabili per mezzo del Kiss Note, un quaderno con il potere di far baciare e legare per sempre le persone il cui nome scritto sul diario è stato congiunto con una “x”. Parecchi nomi vengono associati al protagonista, tra cui quello di Akane, la ragazza più bella della scuola che si rivelerà una yandere, e Gri stessa: questo renderà Seiji immortale.)

Altro che trucchi e bigiotteria: le yandere nella borsa tengono armi bianche, pistole, espolsivi, veleni…

 

Una tavola presa dal capitolo 3 di Renai Boukun.

Le kuudere (“kuu” è una derivazione del termine inglese “cool”) sono invece personaggi che non mostrano nessuna emozione nei confronti del creato, mantenendo un atteggiamento neutrale e spesso definito glaciale, le ho trovate definite anche come tundra o tsundra; tendono ad essere sempre schiette e oneste, a dire e fare quello che ritengono più giusto senza preoccuparsi delle circostanze altrui, ma quando innamorate il ghiaccio si scioglie e si rivelano essere personaggi estremamente passionali (e moe), anche se imprevedibili. Solitamente hanno alle spalle esperienze di vita triste e in molti anime a tema sovrannaturale sono raramente dei normali esseri umani. Portabandiera dello stereotipo è senza alcun dubbio Rei Ayanami di Evangelion, altri esempi possono essere Yuki Nagato (La Malinconia di Haruhi Suzumiya), Tabitha (Zero no Tsukaima), Kanade Tachibana (Angel Beats) e Yin (Darker Than Black). Silenziose come le kuudere esistono anche le dandere (“danmari“, che vuol dire “essere in silenzio”) tuttavia la ragione della loro riservatezza è dovuta alla timidezza.. come stereotipo è tipicamente usato per le bibliotecarie (stereotipo legato al ruolo), e una volta entrate in confidenza diventano dolci e premurose, in alcuni casi logorroiche. Esempi di dandere sono Shiori Shiomiya (The World God Only Knows), Akemi Homura nel suo flashback (Puella Magi Madoka Magica) e per certi versi Nagisa Furukawa la protagonista di Clannad. In rete c’è parecchia confusione tra kuudere e dandere data la somiglianza di alcuni personaggi, ma se date un’occhiata alle immagini che ho scelto potrete notare come sia facile distinguere questi personaggi già da come vengono disegnati (stereotipi legati all’aspetto).

Kuudere.

 

Dandere.

Esistono tantissimi altri stereotipi, spesso usati per uno o una manciata di personaggi, sul quale non voglio dilungarmi ma ritengo comunque possa essere interessante conoscerne l’esistenza:

  • himedere, riferito a quei personaggi femminili, spesso loli, che hanno atteggiamenti da principessa e pretendono parecchie attenzioni;
  • burikko, usato per identificare quei personaggi femminili che si comportano come se fossero di molti anni più giovani (Fuko di Clannad ne è un’esempio; potete riconoscerle dall’abitudine di riferirsi a se stesse in terza persona);
  • tsunshun, usato per definire Ririchiyo Shiraikiin di Inu x Boku: tende a comportarsi come una tsundere e mantenere un atteggiamento quasi ostile verso tutti, ma quando lasciata da sola cade facilmente in depressione;
  • dojikko viene utilizzato per indicare quei personaggi femminili proattivi nell’aiutare gli altri ma estremamente maldestre, spesso alcune tsundere sono anche delle dojikko. Alcune dojikko famose sono Mikuru Asahina (La Malinconia di Haruhi Suzumiya), Tsukino Usagi (Sailor Moon), Inoue Orihime (Bleach) e Maaka Karin (Karin Chibi Vampire).

Per oggi mi fermo qui poichè si potrebbe andare avanti all’infinito. Ringrazio nuovamente per l’attenzione e rimando l’appuntamento alla settimana prossima con la terza parte della guida (c’era così tanto materiale per oggi che credevo di non farcela…)

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