Jojopedia – alla fine degli anni ’80

di Regola 7

 

Nel precedente appuntamento della Jojopedia annunciai che avevo ancora una questione da affrontare, riguardo a questo manga che da più di venticinque anni arricchisce il mondo del fumetto di bizzarrie varie. Un piccolo passo da fare prima di lanciarci, tra qualche settimana (giusto il tempo di decidere come procedere e soprattutto, rileggere e riordinare il materiale) nella trattazione della terza, inossidabile, fantasmagorica serie. Perchè tra il 1989 e il 1992, gli anni in cui la terza serie veniva pubblicata, questo manga era a un bivio che definirei epocale, in quel momento poteva divenire qualunque cosa: in ogni caso sarebbe stato qualcosa di “unico“, ma la strada scelta da Araki alla fine di Battle Tendency lo ha portato a deviare bruscamente verso il genere shonen per ritornare lentamente sui suoi passi e tendere sempre più al seinen. Alla fine della sesta serie la classificazione come shonen stava talmente stretta ad Araki che ha (giustamente) abbandonato Weekly Shonen Jump, spostandosi su Ultra Jump. Capita spesso che alcuni autori all’inizio vengano lasciati più liberi di agire, di esprimere se stessi per poi essere ricondotti, come “bimbi speciali” sulla giusta rotta. Lo shonen è un genere tanto vasto quanto chiuso alle innovazioni.

Eppure Araki è un maledetto, uno di quelli che trollava i fan quando ancora non era di moda, un autore che nella sua opera in continua trasformazione (mentre lui sembra non invecchiare) si è adattato a quelli che sono i canoni dello shonen ma non ha potuto evitare di mettere, qui e lì gli elementi gore e horror che gli piacciono tanto, cercando di renderli digeribili ai lettori. Un pò come quando i bambini non vogliono mangiare le verdure, e le mamme si vedono costrette a frullarle.

Quindi in Stardust Crusaders (in Diamond is Unbreakable, Vento Aureo, Stone Ocean…) si formerà un gruppo di personaggi che combatterà contro qualche cattivo, non senza prima avere qualche riserva l’uno verso l’altro e lottare, un pò per stabilire una gerarchia. Come succede in tutti gli shonen, i nemici di oggi sono gli alleati di domani; ma Araki non perde, anzi fortifica e migliora la sua bizzarra vena creativa proponendoci degli antagonisti che ti restano molto più impressi rispetto ad esseri dalle dubbie origini che vogliono distruggere l’universo o dominarlo. Araki è stato, dopo il lavoro di Hara e Buronson, uno di quegli autori che ha sempre considerato di vitale importanza spiegare per bene la natura e le motivazioni dei suoi cattivi, spendendo in certi frangenti più pagine per questi che per i personaggi principali. Era il 1990, e non erano in molti a fare cose del genere con successo, ma su quella rivista cominciò a muoversi qualcosa che sembrava voler scuotere il genere shonen da una stasi che l’avrebbe seppellito: iniziarono a pubblicare su quella rivista autori come Togashi (Yu yu Hakusho nel 1991), Nobuhiro Watsuki (Rurouni Kenshin nel 1994), il trio Sanji/Horii/Inada (Dai la Grande Avventura dal 1989) che portarono tanto al genere shonen rimasto orfano di Hokuto no Ken, e sarebbe stato abbandonato, nel 1995, anche da Dragon Ball. Araki è fra i primi a dare il suo contributo, e sarà sempre uno degli autori di riferimento fino al 1999, quando Kishimoto (allievo di Togashi) e Oda (allievo di Watsuki) prenderanno il testimone e trasporteranno il genere nel nuovo millennio.

Prima o poi dovevo usarla.

Ma in tutto questo evolversi di stili, tecniche e relazioni di autori che si influenzano l’un l’altro, ci perdiamo qualcosa. Ci perdiamo le prime serie, uno stile di narrazione e di “fare manga” figlio di una passione che animava quest’autore che finalmente trovava successo; ci perdiamo personaggi come Jonathan, gli Zeppeli, ci perdiamo le tinte fortemente splatter, i vampiri (anche se Dio resterà), gli Uomini del Pilastro: li barattiamo per un mondo più ordinato, ugualmente mortale, ma dove lo spettro della luce emanata dell’Eroe è diverso. Diciamo addio agli anni ’80, e diamo il benvenuto agli anni ’90, quindi, e Araki ci saluta con quella svolta che sarà epocale: l’inserimento degli Stand. Succederà qualcosa di grosso, nella carriera di questo fumettista, anche nel 1999, ma non è il momento di parlarne.

Non sto denigrando il concetto di Stand, e le serie in cui Araki ne fa uso (anzi..) ma è innegabile che queste prime due serie, che alcuni miei conoscenti hanno adeguatamente battezzato come “l’Era di Ercole“, siano un qualcosa tanto “potente” quanto breve… d’altronde, la sola terza serie è più lunga delle prime due (l’attuale ristampa dei volumoni Star Comics prevede 7 volumi per le prime due serie, mentre la terza è stata raccolta in ben 10 volumi). E il simbolo di questa perdita, per quanto mi riguarda, è il personaggio di Rudolf von Stroheim (nome scelto per omaggiare l’attore Eric von Stroheim).

Tra i film che da giovane ho visto più spesso posso citare indubbiamente Indiana Jones (anche Conan il Barbaro, ma questa è un’altra storia…) in cui, per ben due volte, i nazisti sono i cattivi, il nemico spietato e crudele da sconfiggere, neppure meritevole di essere perdonato o redento. È naturale nella propria vita categorizzare, e dividere il mondo in due schieramenti ben definiti, uno bianco e giusto, uno nero e malvagio. Eppure, come mi è stato fatto notare una volta (e io ho taciuto, e deciso di riflettere sull’affermazione), Stroheim che è uno dei personaggi più belli delle prime due serie (anche in tutto Jojo, se è per questo)… e arriva diritto dallo schieramento di quelli che sono i cattivi per eccellenza della cinematografia occidentale. Mi sentii un pò come ai tempi del liceo il professore mi consigliò la visione di “Niente di nuovo sul fronte Occidentale”. È vero il detto che di fronte a un nemico molto più potente, due contendenti tendono ad allearsi (come accade tra Joseph e Stroheim contro Santana) ma nessuno può negare che quel diavolo di un ufficiale tedesco sia sì in primo luogo un patriota, ma anche un individuo che ha saputo valutare cosa fare e per cosa combattere, e lo ha fatto in modo spettacolare. Sarà che ho una passione smodata per i personaggi che si fanno esplodere.

Assistiamo così al tramonto di un epoca… finisce tutto. Finiscono gli anni ’80, gli Zeppeli (salvo alcuni strani cataclismi…), finiscono le Onde Concentriche e finisce anche la parte della Jojopedia che si occupa di Battle Tendency. Alla prossima quindi, sempre su Komixjam!

[youtube Vbg7YoXiKn0]

 

Commenti (7)

  1. Bell’analisi. Le prime due serie, secondo me, sono grandiose, nonostante siano un p lontane da quello che si intende oggi come shonen (che poi shonen o non shonen che differenza fa, quando un manga di qualit?), ma secondo me questo uno dei punti di forza delle prime due serie, cio quello di poter contare su personaggi e storie pi “genuine”. In quanti shonen moderni potete trovare personaggi come Jonhatan, Zeppeli, Caesar, Dio e Joseph? Forse in nessuno.

    1. L’asticella che divide lo shonen dal seinen si muove in base al decennio e alla casa editrice (alcuni titoli definiti shonen sarebbero inseriti nelle riviste seinen di altre case editrici), e sebbene possa, in certi casi sembrare una questione di poco conto io ricordo sempre che gli autori “shonen” non possono trattare liberamente temi come la morte e la sessualit. Possono farlo, ma devono controllare il loro messaggio attentamente, perch basta molto poco per irritare qualche associazione che difende i diritti dei minori. (Cito Watsuki, che nella stesura della storia di Rurouni Kenshin aveva previsto la morte di un personaggio principale, ma il suo redattore, poich pubblicava su Weekly Shonen Jump, gli fece cambiare idea per motivi di fascia editoriale… e paletti di questo genere possono essere certe volte di ostacolo alla creazione di storie avvicenti e appassionanti.)

      Per il resto sono d’accordo. Come le prime due serie non esiste niente, magari si riesce a vedere qualcosa di simile nei manga con i delinquenti (gli “yankee”), ma il lavoro di Araki giustamente unico perch figlio anche di una certa epoca e cultura, fumettistica, cinematografica e musicale.

  2. Innanzitutto complimenti per i tuoi articoli. Mi sempre piaciuto il modo “scientifico” in cui imposti gli articoli.
    Volevo chiedere un tuo parere, s’ possibile :).
    Sto pensando di iniziare a comprare questo manga, preciso che questo il mio primo acquisto serio di manga.
    Non so se avvicinarmi a questa serie comprando i “lattuale ristampa dei volumoni Star Comics”, oppure se comprare la collezione completa da e-bay. Tu cosa mi consiglieresti? La mia indecisione tra “una ristampa di ottima qualit” e la collezione completa con i primi volumi di cui non conosco la qualit. Ed ecco spuntare una domanda nella domanda, ma la qualit dei primi volumi era buona o, come letto pi volte su questo blog, i manga, anni fa, erano tradotti alla bell’e meglio. Grazie per l’attenzione :).

    1. Io non possiedo la versione cartacea completa del manga (negli anni 90 leggevo altro, Jojo mi venne presentato e prestato da amici una decina di anni fa), e ho comprato per ora le prime due serie nella ristampa a volumoni, di cui posso dire di essere molto soddisfatto, in formato e contenuti.

      La vecchia edizione si riesce a trovare (all’incirca mi pare vogliano 200 euro per le prime sei serie), fondamentale per assicurarsi dello stato dei volumi, ed qualcosa possibile solo toccando con mano. Come saprai, alcuni dei primi volumi sono datati 1992. L’adattamento poi, della prima stampa, non era pessimo, ma in qualche volume mi pare ci siano alcuni errori di stampa. In questo caso ritengo Ciampa possa essere molto pi di aiuto, poich la possiede personalmente.

      1. Grazie! Beh allora mi informer direttamente da Ciampax!

      2. Eccomi, eccomi. Allora, se proprio devi cominciare ex-novo, io mi butterei su questa nuova edizione. Ti spiego subito perch: la precedente edizione Starcomics non poi male, anzi, devo dire che rispetto ad altre collane che andavano in contemporanea, come Starlight e Amici, ad esempio, mentre Jojo veniva pubblicato su Action, la qualit della traduzione, della impaginazione e altro era sicuramente pi accurata. Il grosso “contro” di quella edizione il fatto di avere i famosi volumi sottiletta che la Starcomics aveva ereditato dalla Granata Press. Dove sta il problema? Non tanto nel fatto che avresti 120 albetti da 140 pagine da sistemare, quanto pi che quei volumetti si scollavano con una facilit paragonabile alla capacit di “puttanizzare” (siste sto vocabolo? Neologismo? Mi piace, sono un neologista!) di Belen Rodriguez. Ergo, meglio la versione attuale, che, tra l’altro, si avvale anche di una traduzione migliorata di alcuni dialoghi (ho fatto il confronto tra le prime due serie fino ad ora, ma se tanto mi d tanto, dovrebbero aver mantenuto lo stile nel tempo). Inoltre, i volumi sono pi fedeli all’originale giapponese e, spesso e volentieri, sono impostati in modo che un combattimento “lungo” termini in un albo.

        In ogni caso, ti faccio presente un’altra cosa: si vocifera di una prossima edizione “Kanzenban” (perfect, se preferisci) di Jojo in Giappone, corredata (come quella di Shaman King) di tavole extra, notizie, info e quant’altro. Ora, conoscendo la Starcomics, molto probabile decidano, in un futuro non molto lontano, di pubblicare pure quella, per cui, fossi in te, io aspetterei ancora un po’ prima di acquistare Jojo, vedere cosa comunica la Starcomics e a quel punto decidere cosa comprare (nel caso questa Kanzeban non fosse editata, ti consiglio sempre questa nuova edizione, tanto la Starcomics avr arretrati disponibili anche per mille anni!).

      3. Allora aspetter, sei stato molto esauriente nella tua risposta. Grazie Ciampax! Visto che i soldi l metto di tasca mia grazie a dei lavoretti saltuari (ho avuto la cattiva idea di intraprendere una carriera universitaria infinita) preferisco avere un buon riscontro in qualit. Beh me ne approfitto qui per complimentarmi anche con te per i tuoi articoli. Sono sicuro che puttanizzare esista come termine e se non ancora nel dizionario poco ci manca!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>