Hokuto no ken 30th – Trent’anni e non Sentirli

di Regola 1

 

Cosa si può scrivere di Hokuto no Ken che in questi trent’anni non sia già stato detto, ripetuto e in alcuni casi abusato? Niente, assolutamente niente, qualunque tentativo di ritornare su questa storia con l’idea di dire qualcosa di nuovo, costruttivo, è arduo; approcciarmi a parlarne mi pare molto poco differente dal riflettere su come viviamo la Storia: essa è qualcosa che riusciamo a vedere prevalentemente nel passato, e quindi per certi versi la sentiamo lontana dalla vita di tutti i giorni. Quindi, proprio come accade con la Storia ci sono tutti i tipi di reazioni: ci sono i nostalgici, ci sono i denigratori, ci sono quelli che la ignorano o negano l’influenza che ha sul presente; ci sono persone che rimangono emotivamente attaccate e altre che non lo fanno, non ci riescono o non vogliono, ci sono quelle persone che poi non possono fare a meno di rovinarsi la vita, le passioni e le emozioni, inquadrando il tutto da un punto di vista “storico“. I nostalgici e i denigratori si odiano a vicenda, non si capiscono e non si capiranno mai perchè rifiutano di incontrarsi sullo stesso campo, quelli che ignorano/negano castrano la discussione sul nascere e coloro che “storicizzano” dicono tante cose che fanno sembrare tutto un bellissimo, e inutile, soliloquio. Perchè la storia rischia sempre di essere svalutante nei confronti di se stessa, o del futuro. “Storicizzare” significa accettare di sentirsi dire ogni cosa che la mente umana possa concepire al solo scopo di difendere la sua visione e evitare il confronto, nella vana speranza di trovare un filone conduttore.

“Questo è il miglior manga di sempre.”

“Buffoni, il vostro Kenshiro non riuscirebbe neppure a sfiorare Goku!”

“I personaggi sono piatti, come puoi approfondirli se muoiono dopo tre capitoli?”

“I manga di oggi non mi piacciono, non hanno un briciolo del sentimento di Hokuto no Ken.”

“Guarda che disegni, ci sono muscoli che non esistono!”

“Perchè in realtà non riuscite a mettervi in testa che questa è soltanto una storia d’amore!”

“Non sopporto Julia! Che avrà di tanto speciale?”

“Odio i puristi del manga.”

“Lasciate perdere questi cartoni animati e guardatevi un film di Bruce Lee.”

“Nel corpo umano non ci può essere così tanto sangue, sono un medico io.”

“Ogni volta che sento la sigla italiana quasi mi metto a piangere! Non fanno più i cartoni di una volta!”

“Ma perchè nella seconda serie non si cita Jagi tra i fratelli?”

“Chi è Jagi?”

Devo andare avanti? Spero di no, perchè mi sono fatto abbastanza male a ricordare alcune delle frasi che più spesso mi sono trovato a sentire/leggere, e che io, povero idiota “storicizzatore“, non ho strumenti per combattere. Perchè magari parlando senza pensare vengono dette spesso cose giuste, ma sostanzialmente… a chi interessa? Sono vent’anni che leggo manga, e guardo anime/cartoni animati o come diavolo volete chiamarli (litigare per dei sinonimi è ridicolo, io dico spesso anime perchè risparmio parecchie lettere) sin da quando ho memoria, e lo faccio con lo stesso trasporto degli appassionati di letteratura (e non di un singolo scrittore), di pittura (e non di un singolo artista) o di cinema (e non di un singolo regista). Ma mi è sempre interessato pochissimo confrontare le mie opinioni e sproloquiare più del dovuto speculando su cose come un errore di stampa; quello che ho sempre cercato è la semplice soddisfazione nella lettura o nella visione di un prodotto che non mi ha fatto pentire del tempo che gli ho dedicato. I capolavori li lascio a chi non riuscirà mai a concedersi di accontentarsi. Sarà anche perchè io non riesco, in certi casi, a liberare la ragione dalla sua componente emotiva (battutona: nessuno ci può riuscire).

Ma quindi, cosa rappresenta per il sottoscritto Hokuto no Ken?

L’irripetibilità, se volete un giudizio personale, la magnificenza di quella cosa che abbiamo potuto gustare grazie alla combinazione del lavoro di due persone, destinate ad incontrarsi in un preciso momento storico, gli anni ’80. La combinazione di talmente tanti elementi che non mi stupisce come le nuove generazioni non riescano ad approcciarsi facilmente a questo prodotto… dopotutto, Hokuto no Ken potrebbe essere usato come carta d’identità di quel decennio, per lo stile delle musiche, per le citazioni al mondo del cinema (i tanti action movie con cui molti di noi sono cresciuti), per i riferimenti alle arti marziali che puoi notare se sei cresciuto appendendo poster di Bruce Lee. Non biasimo i nuovi lettori, perchè approcciarsi a questo mondo è difficile, in quanto le necessarie conoscenze di base richiedono di immergersi in una cultura consumando una quantità di tempo infinitamente superiore a quello richiesto dalla semplice lettura/visione di Hokuto no Ken. Allo stesso tempo però, quando mi dicono che Hokuto no Ken è uno dei manga che ha influenzato tantissimi autori e questo genere non posso fare a meno di sorridere (e sentirmi di consolare chi ha fatto quest’affermazione con un abbraccio, ma questa parte la evito), e ricordare che sebbene tutti lo abbiano letto sono altri i lavori che hanno reso i manga quello che oggi realmente sono: d’altronde, in Hokuto no Ken nessuno viene riportato in vita. Certo, il prodotto ha indubbiamente un ruolo storico importante e ha influenzato molti autori, ma in modi indiretti, e spesso subdoli.

Una delle caratteristiche di Hokuto no Ken da sempre più affascinanti è la sua doppia lettura, che poi si rivela essere “tripla”: da bambini non si può fare a meno di restare affascinati dai cazzotti, dalle esplosioni e dalle magliette strappate..! Al punto tale che sono tantissimi gli adulti che ancora vanno in brodo di giuggiole per queste cose, ma allo stesso tempo crescendo si approda sul lido della seconda lettura possibile: la complessa visione del mondo che, ispirandosi a quella del loro paese di origine, Hara e Buronson hanno strutturato. I personaggi e la loro psicologia si come rinnovano una volta che il bambino cresce, e impara tristemente a sue spese come l’amore (verso la famiglia e verso un’altra persona) possa essere fonte di sofferenza: finchè non hai sofferto per amore non puoi comprendere molti dei personaggi che Buronson ha creato, perchè non hai le esperienze necessarie per poterti mettere nei suoi panni. Quando sei bambino ti piacciono i muscoli e gli uomini forti, fai il tifo per Kenshiro di Hokuto, per Rei di Nanto, per Raoh/Raul il Dominatore di Fine Secolo, e poi, magicamente verserai una lacrima per l’amore non corrisposto di Shin della Scuola dell’Aquila di Nanto, per Juza delle Nuvole, per Fudo della Montagna. Quando impari a fallire, ti scontri con i tuoi limiti e devi arrenderti alla tua impotenza impari ad amare personaggi come Falco di Gento, Ain e Shachi/Ork, che pur di non arrendersi a un destino che vuole vanificarli, decidono di pagare con la vita l’atto eroico che li contraddistingue. Perchè quando sei un bambino vedi Kenshiro come un giustiziere che punisce mille criminali, ma quando cresci diventa quell’uomo che facendosi carico della Tristezza porta un pò di gentilezza, di amore e di speranza in un mondo che ne ha tanto bisogno… ecco che sto per versare delle virili lacrime. E se non t’interessa tutto questo puoi rimare conquistato dalla complessità filosofica sottintesa dalle varie scuole di arti marziali. Anche se… dubito che si possa apprezzare qualcosa negando uno dei suoi aspetti.

Credo che sia stato concesso sufficiente tempo, a questo vecchio e bisbetico appassionato di manga, per parlare della sua nostalgia a tutti voi in questo giorno speciale, che abbiamo scelto celebrare questa appassionante storia eterna, mettendo in primo piano soprattutto quelle che sono le nostre esperienze e pensieri personali. A questo servono gli anniversari, dopotutto.

[youtube 3ebC8EVe1JQ]

 

Commenti (1)

  1. Gran bell’articolo condivido in pieno…. Ken per noi eterno…

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