Hentai Ouji to Warawanai Neko – Recensione Anime

di Regola 1

 

Buon sabato, qui è Regola che ha deciso di spaventarvi con una delle sue solite recensioni su anime in corso, com’è consuetudine nei fine settimana… Hentai Ouji to Warawanai Neko, quindi, che per comodità viene chiamato Henneko. Questo lungo titolo è traducibile come “Il Principe Perverso e il Gatto di Pietra” sebbene quel “Warawanai” nel titolo possa essere tradotto anche come “Insensibile“. Questa serie animata, ovviamente, è tratta da una light novel ideata dalla mente di Sou Sagara, autore alla sua prima opera che si avvale delle illustrazioni di Kantoku, artista più noto per il character design di alcuni videogiochi; dai sei volumi attualmente disponibili è stato tratto anche un manga pubblicato da Media Factory, mentre la produzione dell’anime è stata curata da J.C. Staff. Non esistono troppe differenze sostanziali tra i tre prodotti.

Henneko è un anime del genere seinen, harem e umoristico che spicca tra i tanti titoli di questo genere grazie al sapiente tocco soprannaturale che è stato dato alla storia, che va a braccetto con gli sviluppi comici essenzialmente dominanti. Sebbene il tono seinen per alcune tematiche affrontate, la serie è comunque godibile anche da un pubblico più giovane: purchè non vi facciate spaventare dalla presenza di elementi ecchi, e svariati fan service, mai troppo invadenti, secondo il mio personale giudizio, perchè fortunatamente negli episodi fin’ora rilasciati è stato sempre “centrale” il caotico intreccio tra i vari personaggi. Protagonista della storia un idolo di pietra a forma di gatto, posizionato sotto l’unico albero che troneggia su una spoglia collina: leggenda vuole che questo idolo possa esaudire desideri. Tuttavia, come gli spiriti delle favole giapponesi, che prendono la forma di gatti, ha un modo tutto particolare di accontentare coloro che presentano una preghieraesaudisce i loro desideri qualora consistano nel “perdere” qualcosa, rubandogli anche un oggetto di proprietà della persona che chiede aiuto, in pratica lo requisisce come offerta.

Lo ammetto: il protagonista è Youto, mi piaceva sottolineare l’importanza dell’idolo come Deus Ex Machina.

Stanco della sua faccia tosta, che gli permette di sfuggire da qualunque situazione con una ben assestata menzogna, Youto Yokodera decide di pregare l’idolo del gatto, in modo che questi lo privi di questa abilità permettendogli di chiarire una volta per tutte i fraintendimenti che si vanno accumulando. Sulla collina, incontra Tsukiko Tsutsukakushi, una ragazza desiderosa di diventare meno emotiva… si conoscono, si parlano, e poi insieme pregano: la loro vita cambierà, ma non nel modo che si aspettano. Youto diventerà incapace di mentire, dirà sempre esattamente quello che pensa, e questo renderà pubbliche le sue “perversioni” e il suo amore per le donne, tanto che presto verrà chiamato da tutti “Hentai Ouji” o semplicemente “Ouji“; mentre Tsukiko diventa assolutamente inespressiva e incapace di manifestare qualunque forma di emozione… i due, per riavere ciò che hanno il giorno primo disprezzato, si imbarcheranno in una complessa avventura, poichè l’idolo del gatto non ridà mai indietro quello che ha tolto, l’unica cosa che possono fare è trovare qualcuno che non abbia più bisogno della sua facciata (per Youto) o dell’emotività (per Tsukiko) e convincerlo a pregare di fronte all’idolo: così facendo, è possibile che questo dio gatto conferisca loro ciò di cui hanno bisogno.

“Nyaa”

Fa ridere. Le paradossali situazioni in cui il protagonista (un idiota come la tradizione vuole) riesce a infilarsi per la sua capacità di non riuscire a gestire i suoi pensieri e le sue affermazioni slittano spesso da quelle quotidianamente plausibile, a quelle sovrannaturalmente assurde. Con una costruzione della scena che tiene particolarmente conto dell’importanza del tempo comico: aldilà delle iperboliche reazioni dei personaggi tipiche dell’animazione giapponese, c’è una cura anche nei piccoli dettagli, nelle frasi dette senza pensare, nelle piccole reazioni, negli sguardi e nei cambi di espressione fino anche al cambio del tono della voce (da manuale direi, vista l’elevata presenza di tsundere in questo anime). Tanto viene fatto dal “fraintedimento“, che spesso domina in questo genere di anime, tuttavia, nonostante la classica tipologia di protagonista senza spina dorsale, in Henneko si respira un tono differente: Youto prova a spiegarsi, ma qualunque cosa faccia sembra quasi la sua maledizione sia di essere frainteso (nel bene o nel male)… Animazioni nella media, disegni orientati verso la moda “moe” di rendere i personaggi femminili “carini“, in conformità allo stereotipo dominante, la tsundere loli (sempre nella guida linkata precedentemente); quest’anime potrebbe in certi casi far venire il diabete, io ho fatto i dovuti esami per sicurezza e pare che sia ancora in grado di tollerarlo… l’unica cosa veramente fastidiosa, troppo zuccherosa è la sigla di chiusura, che presenta il roseo e colorato mondo che Tsukiko sogna, compresi i suoi svariati cosplay (di cui vi presento la versione del manga). In definitiva, se siete appassionati del genere sono indubbiamente venti minuti a settimana ben impegnati.

 

Commenti (1)

  1. Lo seguo settimanalmente, anche se non sono amante del genere, e lo trovo davvero divertente…inoltre la storia molto coinvogente…lo consiglio a tutti 🙂

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