Un “Gatto Mannaro” davanti l’obiettivo

di Ciampax 2

Mater Morbi

 

Gli abituè di questo blog, i veterani, coloro che ormai ci seguono sin dal primo articolo (o dalla prima traduzione, ma allora i tempi erano differenti) ricorderanno che, anni fa, altre persone, diverse da quelle attuali, si nascondevano dietro i nick dei blogger e dei membri dello staff di Komixjam: denadai, il fondatore, Blurry, il traduttore di Naruto, Orlac, il blogger, erano solo alcuni nomi a cui, negli anni, se ne sono aggiunti altri, tra cui il sottoscritto. Proprio ai tempi del mio ingresso in questa comunità “zampettava”, tra le pagine del sito, un personaggio alquanto misterioso e tuttavia noto, a tutti gli utenti, più per il suo “soprannome” che per il suo vero è proprio nick: la blogger “My Funny Valentine” (MFV), nota ai più come “la Zia Funny”.

Sebbene non scriva più da un po’ di anni, avendo intrapreso una carriera molto specifica, ma non lontana dal mondo di cui si occupa Komixjam, MFV è sempre stata molto presente e vicina  al nostro blog e, in occasione di una delle sue ultime e più acclamate “fatiche lavorative” ci sembrava giusto tributarle il successo dovuto attraverso questa intervista. Per cui bando alla ciance e andiamo a vedere cosa la bella MFV ci racconta del suo mondo: quello della fotografia. Ecco a voi l’intervista al “Gatto Mannaro” (GM)

C: Allora, GM, per prima cosa raccontaci un po’ chi sei.

G: Potrà sembrare banale, ma sono una ragazza come tante, sono mamma a tempo pieno di tre gatti, nella vita quotidiana ho il lavoro,  un fidanzato e tante, tante cose da fare… solo che il mio lavoro è quello di fotomodella.

Psylocke

C: Come hai iniziato?

G: Ho iniziato facendo cosplay con le mie amiche alle fiere del fumetto, come il Romics e il Lucca Comics and Games. Devo ringraziare i fotografi che si prestavano a ritrarci nei nostri costumi se ho scoperto quanto mi piacesse posare, da allora non ho più smesso.

Zhen Ji

C: Il primo cosplay fatto? Come lo hai scelto? Quanto ti è costato, in termini di tempo e di sforzo, crearlo?

G: (ride) Qui mi si chiede di rivangare nel baule dei ricordi… era il 2007 e, banalmente, ho deciso di provare con L di Death Note, uno più semplice non ce ne poteva essere. Il costo è stato quasi zero, ma ricordo ancora col sorriso quanto mi sono impegnata a farmi le occhiaie e a fasciarmi strettissimo il seno!

C: E il cosplay più complesso o quello che ricordi con più piacere?

G: Il più complesso? Due, credo. Tira di Soul Calibur IV e Zhen Ji di Dynasty Warriors 7 (grazie sara, senza di te non ce l’avrei mai fatta). Quello che ricordo con più piacere è stato sicuramente Astharoshe di Trinity Blood, che mi ha fatto vincere il premio forse più importante, la qualifica all’Eurocosplay di Londra 2011 (anche qui grazie Giuly per l’aiuto).

Astaroshe

C: Raccontaci in breve la sensazione e lo stato d’animo per aver partecipato a tale evento.

G: In breve non credo sia possibile. Ricordo la sensazione di inferiorità di fronte a tanti costumi superbi, elaborati, enormi, ma più di tutto ricordo l’entusiasmo, la felicità di trovarsi lì. Avere accanto un carissimo amico mi ha aiutato a non dare di matto, questo devo dirlo… sono emotiva. Molto emotiva.

C: Continui ancora a fare cosplay? Se sì, perché, se no, perché?

G: Continuo, ma molto meno di prima. Purtroppo, o per fortuna, ormai le mie giornate sono dedicate al lavoro, e non ho più nemmeno il tempo di dedicarmi al cosplay come una volta.

C: Prima hai detto che facendo il primo cosplay hai scoperto la passione per il posare. Come hai intrapreso la carriera di modella? Qual è stato il primo lavoro?

G: Il primo lavoro è stato con Walter Pellegrini, che ha organizzato un foto set in stile gothic in una location bellissima, con vari fotografi e modelli/e. Da lì ho iniziato a cercare persone interessate ai miei progetti, e altre persone hanno iniziato a contattare me per il loro, e così via.

C: In generale, quanto tempo ci vuole e quanto sforzo per realizzare un set fotografico? Dai contatti, fino alla fase finale?

G: Per il set di solito ci si dà un tempo standard, tre ore più o meno, ma i tempi possono dilatarsi o restringersi, a seconda dei cambi, del trucco, del numero di soggetti coinvolti, e così via. Il discorso dei contatti è diverso, posso avere contatti con fotografi/make-up artist e altri modelli da mesi ma non riuscire a organizzarsi per scattare, oppure posso risolvere tutto il pochi giorni, non c’è un tempo prefissato per questo.

Mater Morbi

C: Parlaci di quello che ritieni il miglior set a cui hai preso parte fino ad ora.

G: Questa è spinosa, non vorrei fare un torto a nessuno, mi sono trovata sempre molto bene nel lavorare. Per un mio gusto personale credo che il risultato migliore sia stato quello ottenuto con Davide Cancila e Tinebra come Make-up artist, il più o meno famoso set che mi ritrae nei panni di Mater Morbi.

Mater Morbi

C: Raccontaci come è nata l’idea di questo set.

G: L’idea è nata dalla mente “criminale” di Davide Cancila, grande appassionato di Dylan Dog, con cui eravamo in contatto già da qualche tempo. Mi ha detto che sarei stata perfetta, e ho detto subito di sì, perché io stessa ho un debole per l’indagatore dell’incubo. Abbiamo passato settimane a preparare il tutto, la ricerca dell’abbigliamento (che in parte è stato realizzato da una bravissima stilista), la lettura e rilettura fino allo sfinimento dell’albo, la paura di non rendere giustizia… poi alla fine ogni pezzo è andato al suo posto.

Mater Morbi

C: La cosa più difficile che hai dovuto fare per questo lavoro?

G: Togliermi le cicatrici di lattice dalla schiena (ride): posso assicurarvi che ha fatto discretamente male!

C: Come ti sei sentita a impersonare un personaggio che ha sollevato molte “critiche” e discussioni a suo tempo? 

G: Innanzitutto ho pensato che non sarei mai stata bella quanto un disegno di Carnevale, ma la MUA (Make-Up Artist) ha fatto un lavoro strabiliante. Poi, la cosa che mi ha elettrizzata è stato dover ritrarre un personaggio così crudele ma anche così fragile… ho studiato davvero tutte le tavole per poter essere all’altezza di espressioni così potenti.

C: C’è qualcosa che non avresti voluto fare, e perché?

G: In realtà un lavoro come questo ti permette di rifiutare di partecipare a progetti che non ti piacciono, quindi per quel che mi riguarda, ho sempre fatto tutto per libera scelta e/o per volontà mia di farlo. Col senno di poi, posso dire che certi progetti li avrei evitati.

C: C’è un lavoro che credi avresti potuto realizzare “meglio”?

G: Certo, tutti! Sono molto autocritica, come so trovarmi i difetti io, nessuno. Do sempre il massimo in ogni foto, ma non mi accontento mai… penso sempre che avrei potuto girare un po’ di più il viso, piegare meglio il braccio, e così via.

C: Tra i lavori che hai fatto, ce ne sono anche molti di nudo. Come ti poni in relazione a questo tipo di arte, alle “dicerie” della gente e, soprattutto, come ti senti mentre stai “scattando”?

G: Innanzitutto credo che nessuno possa negare la bellezza del corpo umano, delle sue forme, delle posizioni che può assumere (vedi l’incanto di un contorsionista o di un acrobata), insomma, fin dalla notte dei tempi il corpo è stato usato come strumento di espressione e io come tale lo vedo. Lavorare come modella significa fare del proprio viso e del proprio corpo uno strumento di espressione, che vada al di là della pura bellezza estetica: pur con tutte le mie insicurezze, sono molto entusiasta di posare per un lavoro di questo tipo, perché mi permette di andare al di là dell’insicurezza stessa e di “trasformarmi” in un mezzo di espressione Le dicerie della gente sinceramente non le ascolto nemmeno. Come ho detto prima, è dalla notte dei tempi che questo tipo di arte esiste e non vedo nulla di male nello scoprire un corpo o nell’utilizzarlo come meglio si crede. Non voglio sfociare in discorsi lunghi e non attinenti, ma ognuno è libero di fare quello che vuole col proprio corpo e di farlo a testa alta. Per quanto riguarda come mi sento quando scatto, credo di aver già risposto tra le righe precedenti. L’unica cosa che mi sento di aggiungere è che l’occhio di chi ti guarda ha un’importanza cruciale. se dall’altra parte dell’obiettivo non c’è un professionista, o una persona professionale che ti guarda con rispetto, o che comunque vede in te non un soggetto ma una ragazza nuda, si può essere davvero a disagio.

C: Cosa non faresti mai, anche se magari potesse significare un lancio ulteriore per la tua carriera?

G: Non farò mai nudo particolarmente esplicito né nulla che preveda coinvolgimento fisico con altri modelli o modelle (coinvolgimento, non interazione).
Non è quella la direzione in cui voglio andare.

C: E cosa ti piacerebbe fare che ancora non hai fatto?

G: Vorrei tornare al gothic, a dire il vero. Quello è il mio genere preferito, non mi basta mai. Ci sono molti modelli/e e fotografi/e con cui vorrei scattare questo genere.

C: Uno dei tuoi gothic preferiti? 

G: Il set realizzato da Danilo Olivieri a Lucca 2012, che ritrae me e Lord Ashram in veste di vampiro e vittima… è un tripudio di pizzi, merletti, balze, corsetti, gioielli,
è decisamente a tutt’oggi uno dei set che sento più miei e che amo di più.

C: Siamo alla conclusione di questa intervista, Ma prima di lasciare andare Giulia, ancora una domanda di rito: progetti futuri?

G: Come ho detto, spero di tornare a scattare gothic come un tempo, ma ho già un calendario impegni abbastanza fitto. Voglio tornare al nord per collaborare
con i bravissimi professionisti che ci sono lassù e poi chissà. L’importante è non fermarsi mai!

 

E noi tutti auguriamo a GM di avere sempre più successo in questo lavoro e di stupirci, presto, magari con un altro set su qualche famoso personaggio del mondo del fumetto. Per coloro i quali volessero scoprire altre cose su GM, Il Gatto Mannaro, vi invitiamo a seguirla sulla sua pagina Facebook ufficiale o su quella del suo “profilo” personale (dove, a suo dire, scoprirete più la “Giulia di ogni giorno” che la professionale modella)  o, ancora, a cercarla, in giro per la rete, su altri siti di fotografia e di modelle. Vi lascio con altre foto del nostro Gatto Mannaro.

Commenti (2)

  1. Ohhhh… Finalmente un articolo degno di NOTA 😛

    Sarebbe stupido voler negare quanto Zia Funny (come pure molti altri blogger del passato) ed i suoi articoli/reportage facciano sentire la loro mancanza sulle pagine del blog/forum.
    Al contempo, per, non si pu far altro che complimentarsi per i risultati ottenuti; per la passione e la professionalit con cui porta avanti quella che una passione pi che un lavoro.
    Continua cos, zietta. Komixjam tifa per te

  2. Grande Zia Funny!!

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