Il fumetto su David Bowie e sul suo periodo in Germania

Raccontare una figura senza tempo come David Bowie rappresenta da sempre una delle sfide più insidiose per la saggistica e la narrativa contemporanea. Il rischio di scivolare nel già visto, o peggio in un’agiografia sterile e didascalica, è costantemente dietro l’angolo, come dimostra la lunga storia di biopic cinematografici incapaci di catturare la vera essenza delle icone musicali.

David Bowie

Nuovo prodotto incentrato su David Bowie

Per ovviare a questo limite, la strategia più efficace consiste spesso nel rinunciare a qualsiasi pretesa enciclopedica, preferendo un approccio focalizzato: isolare un singolo frammento temporale, zoomare su un’epoca specifica e lasciare che siano i dettagli quotidiani a tracciare i contorni del mito.

È esattamente questa la felice intuizione alla base di Ho lasciato ogni posto. David Bowie a Berlino in tre atti, la graphic novel sceneggiata da Lorenzo Coltellacci e illustrata da Mattia Tassaro, pubblicata da Feltrinelli Comics. Il volume rinnova una collaudata sinergia artistica già apprezzata in precedenti lavori biografici a sfondo musicale, dedicati rispettivamente ai Joy Division (È mia la colpa) e ai Cure (Morire non importa). Il fumetto si concentra sul triennio berlinese dell’artista, iniziato nel 1977.

In fuga da una Los Angeles tossica e soffocante che rischiava di fagocitarlo, David Robert Jones cercava nella Germania divisa una tregua dai riflettori, un briciolo di anonimato e, soprattutto, un terreno fertile per la sperimentazione. Il risultato di quel formidabile isolamento creativo fu la celebre “trilogia berlinese” composta da Low, Heroes e Lodger.

Coltellacci sceglie di non analizzare la genesi di questi capolavori attraverso noiosi tecnicismi musicali; la narrazione procede piuttosto per strappi e frammenti episodici, in cui la musica funge da evocativo tappeto sonoro e l’emozione prevale sulla cronaca rigorosa. Accanto al Duca Bianco muovono i propri passi figure chiave del periodo, da Iggy Pop a Brian Eno, fino alla cerchia degli affetti più intimi e complessi.

A livello visivo, i disegni di Tassaro abbracciano uno stile marcatamente cartoonesco e caricaturale, che rifiuta il realismo fotografico per esasperare i tratti somatici e le tensioni emotive dei personaggi. La struttura della pagina scardina la classica gabbia geometrica, abbandonandosi a spettacolari splash page capaci di restituire visivamente il caos interiore e il dinamismo artistico di Bowie.

Straordinario, infine, l’uso drammatico del colore: alle prime e sature tavole ambientate a Los Angeles subentra una studiata monocromia grigia non appena la storia si sposta a Berlino, restituendo perfettamente l’atmosfera opprimente e affascinante di una città spaccata dal Muro. Ne emerge il ritratto intimo, imperfetto e profondamente umano di un innovatore irrequieto, perennemente in lotta con le proprie ombre.