Shūhō Satō, il nuovo manga Bokuman e il declino dell’editoria

di Silvia Letizia 1

Shūhō Satō, nato nel 1973 in Hokkaido, è un autore di manga noto per aver vinto il Japan Media Arts Festival con la sua opera Say Hallo to Black Jack, pubblicata tra il 2002 e il 2006, su Weekly Morning della Kodansha, e raccolta successivamente in 13 volumetti.

L’isola dei Tokkou, pubblicato in Italia da J-pop e in Giappone su Weekly Manga Times della Houbunsha nel 2006, è la sua produzione più recente.

Da poco, tuttavia, è stato dato l’annuncio che una sua nuova serie uscirà sul sesto numero della rivista Manga Action della Futabasha l’1 marzo.
Si tratta di un manga dal titolo Bokuman e del quale Satō si limiterà a scrivere la sceneggiatura, lasciando i disegni alla mano di Ishiki Tokihiko, autore di Dust to Dust e Motive Refilled – Gendouki.

Il titolo ricorda quello di Bakuman., degli autori del celeberrimo Death Note, Takeshi Obata e Tsugumi Ohba. Bakuman. segue la storia di alcuni studenti che sognano di sfondare nel mondo dei manga e, a quanto pare, ha, in un certo senso, ispirato l’opera quasi omonima di Satō.

Sembra, infatti, che nelle prime pagine di Bakuman. fosse contenuta una frase particolarmente critica nei confronti dei salaryman. Salaryman, il cui significato, letteralmente, è lavoratore salariato, si riferisce a un lavoratore dipendente di sesso maschile impiegato presso aziende e con un reddito fisso. Il termine ha subito un’evoluzione nel corso del tempo. Infatti, se dopo la seconda guerra mondiale, diventare un salaryman era auspicabile, perché assicurava una posizione stabile e una condizione sociale ambita e rispettabile, adesso la figura del salaryman è associata a quella di un uomo sottoposto a turni di lavoro massacranti e basso prestigio nelle gerarchie aziendali.

Satō, non gradendo la critica, ha deciso di interrompere la lettura del manga.
Il suo Bokuman sarà un opera anch’essa incentrata sulla vita di un mangaka e sicuramente dai temi molto più cupi di quelli del manga di Takeshi Obata e Tsugumi Ohba e dai tratti autobiografici.

Un altro aspetto che rende particolare questo manga sono le accuse mosse da Satō stesso verso il sistema editoriale giapponese. Questo, insieme a quanto successo a Makoto Raiku, nel suo processo contro la Shogakukan (del quale abbiamo già parlato in occasione del annuncio di un capitolo speciale della sua serie Zatch Bell!), è solo uno dei tanti segni che evidenziano le precarie condizioni lavorative dei mangaka, per quanto nel caso di Makoto Raiku la causa si sia rivelata un successo.

Da queste considerazioni nasce il progetto MangaOnWeb dove Satō si propone di vendere i propri lavori e quelli di chi la pensa come lui, nel tentativo di promuovere la distribuzione digitale delle opere via web e su dispositivi portatili, come ipod e lettori di ebook (questo fenomeno, per inciso, sta coinvolgendo tutti i campi dell’editoria cartacea un po’ in tutto il mondo).

Per favorire la distribuzione delle proprie opere in altre lingue, sembra che Satō si sia rivolto a gruppi di scanlator per affidare loro la traduzione e la scansione digitale dei suoi manga, così da essere totalmente indipendente dalle case editrici.

Infine, per il progetto Masters of Manga, Marc Bernabe (un traduttore e interprete spagnolo specializzato nella lingua giapponese) ha realizzato un intervista proprio con Satō a proposito del declino della carta stampata a favore del digitale.

Fonti [comicsblog]

  • Mila

    Sato un genio!!! :biggrin: