Perché traduciamo dal giapponese

Tradurre dal giapponeseSalve. Molti di voi mi conosceranno già per le mie numerose collaborazioni con gruppi di scanlations italiani, oppure per il mio lavoro sullo Shinforum.com. Per intenderci, io sono “quello che traduce Naruto dal giapponese”.

Solitamente non sento la necessità di prendere posizione o di rivendicare privilegi di sorta in virtù di ciò che faccio per puro piacere – fino a prova contraria non sono neppure pagato per portarvi ogni settimana un capitolo di 17 pagine traducendolo direttamente dal giapponese e impiegando così un’ora del mio tempo. Ma sono contento di farlo, perché so che così facendo tutti voi potrete avere la certezza di trovare ogni venerdì sera un bel capitolo di Naruto che vi aspetta.
Se ho deciso di intervenire “pubblicamente” ed “ufficialmente”, è perché si è resa palese la necessità di spiegare una volta per tutte che una traduzione dall’inglese non può essere paragonata ad una traduzione fatta direttamente dal giapponese.

Cosa significa tradurre? Se pensate che una traduzione sia la ricerca di una semplice corrispondenza tra parole di due lingue diverse, beh, vi sbagliate di grosso. Tradurre significa restituire in un’altra lingua il senso, il sapore, l’atmosfera racchiusa nel testo originale.

Esempio:

Sasuke: “ Cosa vedo? Ti vedo morto”

Sasuke: “ Umf… Mi chiedi cosa vedono i miei occhi? Vedono te Itachi… Immerso in un lago di sangue”.

Che differenza c’è? La prima frase è tradotta dall’inglese. La seconda è tradotta da me, dal giapponese. Cosa è successo? Perché questa diversità? Molto semplice. Chi ha tradotto dall’inglese, si è limitato a replicare la frase in italiano, perché a sua volta il traduttore americano non era abbastanza bravo per riuscire a capire che la frase in giapponese di Sasuke suonava in modo completamente diverso. Traducendo direttamente dal giapponese – ovviamente avendone le capacità – si colgono delle sfumature che vanno perse nel passaggio dall’inglese all’italiano.
Per non parlare poi di quando chi traduce dall’inglese all’italiano non conosce neppure l’inglese, o –peggio – non si sa esprimere in un italiano adeguato alla traduzione. Sì, perché per tradurre serve fantasia, serve riflettere sul significato delle parole, cercare il modo migliore per ricostruire una atmosfera. Il mio motto è: il lettore italiano deve provare le stesse sensazioni del lettore giapponese. E questo è possibile solo se chi traduce conosce il giapponese in modo appropriato.

Capirete ancora meglio con un altro esempio. I rospi di Jiraiya. In giapponese essi parlano in dialetto, il dialetto di Hiroshima. E’ un dialetto tipicamente meridionale, non facilissimo da capire anche per i giapponesi, ma che tuttavia provoca in loro un senso di “comicità” paragonabile a quello che proviamo noi quando vediamo nei film le caricature dei mafiosi che parlano in dialetto siciliano, o dei romani che parlano nel loro dialetto nel modo più buffo e grezzo possibile.
Ovviamente, solo conoscendo il giapponese – e avendo dimestichezza coi dialetti – ci si poteva rendere conto di tutto ciò! Io, per esempio, ho scelto di tradurre la parlata dei rospi utilizzando il dialetto di Roma – anche se forse non è venuto troppo bene dato che sono di Firenze, ma comunque ho ricevuto decine di mail di lettori entusiasti.
Ovviamente, chi traduce dall’inglese non ha potuto fare niente di tutto questo. E non solo: sono stato anche accusato di aver fatto una scelta sbagliata e di aver rovinato il manga. E’ proprio vero, l’invidia non ha mai fine.

Da qui nasce la mia collaborazione con Komixjam.it. Il nostro obbiettivo è rendere ai lettori un Naruto tradotto sempre e solo dal giapponese, senza intermediari e senza inutili perdite di tempo.
Vogliamo che chi decide di scaricare e leggere il nostro lavoro lo trovi diverso, più vivo, più coinvolgente, più fedele all’originale.
Per questo, nel mio modo di lavorare, ogni personaggio ha un suo stile di parlata ben preciso, studiato in modo tale da rendere lo stesso effetto che ha in giapponese. Sasuke è lapidario, arrogante. Naruto e Kiba non sanno usare i congiuntivi e parlano in modo assai maleducato. Sai è cortese e “pulito” nel suo modo di parlare. E così via.

La nostra traduzione – è una promessa – sarà sempre qualcosa di migliore rispetto a tutte le altre derivate dall’inglese. Tradurrò sempre e solo dal giapponese. Moltissimi di voi mi hanno scelto come traduttore di fiducia ormai da più di un anno. Ma io mi prendo questo impegno nei confronti di tutti, indistintamente. E finisco con una domanda: desiderate anche voi, come me, un Naruto quanto più puro e coinvolgente possibile? Noi lavoriamo per questo.

A cura di Blurry