Naruto 536, One Piece 622, Bleach 445: Recensione

di Ciampax 1

La scorsa settimana, causa “impegni personali”, la rubrica sui capitoli è saltata. Tuttavia, a causa del Numero doppio del WSJ pubblicato lo scorso 25 aprile in Giappone, questa settimana (e quindi lunedì 2 maggio), il WSJ non sarà pubblicato e quindi niente nuovi “episodi” dei tre manga. Veniamo quindi a discutere di ciò che è accaduto negli ultimi capitoli, iniziando da Bleach.

Bleach 445 – The Dark Beat. Ad Ichigo sono tornati i poteri, e questo lo sapevamo. Ma l’osservazione di Chad sul suo “fullbring” fa riflettere: effettivamente Ichigo è sempre risultato “impregnato di potere”, in una forma a volte anche spaventosa (pensate alla presenza costante del suo “duale” all’interno sia della sua zampakuto che della sua anima). Mi chiedo se l’evoluzione di questo potere non possa portare il nostro ex-shinigami dai capelli arancioni a “spezzarsi” in due, a comprendere finalmente la natura di questo dualismo Bianco/Nero dentro di lui (e se qualcuno sta facendo battutine sulla Juventus è pregato di chiudere qui e andare a sghignazzare in altri luoghi!). In ogni caso la figura di Tsukushima comincia a sembrare inquietante: pare quasi sapere (un po’ come Aizen, diciamocelo) quello che Ichigo può e non può, ciò che è e cio che non è. Riusciremo a trovare un giorno il bandolo di questa intricata matassa?

Naruto 536 – Naruto va alla guerra! Devo dire che mi aspettavo un Killer-Bee molto più incavolato: forse anche lui desidera, semplicemente, scendere in campo, eppure lo avrei preferito un po’ più preoccupato dalla piega che gli eventi stanno prendendo. C’è da dire, invece, che la spiegazione della strategia di guerra che Madara da allo Zetsu Bianco è davvero intelligente: “dei signorotti non ci frega un bel niente – in sintesi – erano solo un’esca per attirare i pesci grossi!”. L’idea però che i Kage avrebbero scatenato contro il vecchio Uchiha le ultime 17 code rimaste solo perché questi avesse torto un capello alla nobiltà mi suona un po’ forzata: credo che piuttosto avrebbero mandato al massacro tutto l’esercito, per evitare di spedire l’otto e il nove in una trappola certa! Ora mi domando chi voglia usare, Madara, come sostituto… e che cavolo significhi questa faccenda del sostituto. Che il buon vecchio Kishimoto voglia, finalmente, spiegarci come ha fatto il vecchio Tobi a campare così a lungo? E anche dirci “davvero” quale sia il ruolo della statua/demone nel collezionare i Jinkurichi e come può usarla in battaglia? Vedremo.

One Piece 622 – I pirati del Sole. Più che soffermarmi sulla storia, che ormai è un flashback in cui vedremo, a conclusione, la tragica fine di Otohime e Tiger (si accettano scommesse!), vorrei sollevare la questione (per l’ennesima volta) sul modo abbastanza diretto con cui Oda mostra concetti quali razzismo e schiavitù, senza mezzi termini, senza nascondersi dietro la retorica (che ci starebbe anche bene, se proprio vogliamo essere sinceri) di storie già lette e narrate. Certo non c’è niente di “originale” in quello che l’autore di One Piece ci sta raccontando: la storia umana ha migliaia di esempi simili se non identici, quindi è ovvio che cercare “l’idea geniale” dietro questo flashback è sbagliato. Ma ciò che è geniale, e che mi ha colpito molto, è la naturalezza con cui i fatti sono presentati: da una parte la “non violenza” di Otohime, dall’altra la “forza” di Tiger, il quale comunque è combattutto circa la “correttezza” dei suoi metodi, sembrano mettere in scena due “fazioni politiche” che vogliano portare dalla loro parte l’elettorato, anch’esso combattuto tra i successi di Tiger, che sta facendo vedere loro uno spiraglio di speranza e la dolcezza e serietà della loro Regina, che cerca di ricordare al mondo che la “violenza” non porta a niente di buono. E’ interessante anche vedere Arlong nel ruolo della “mente deviata”, così come Jinbe, preso tra due fuochi, desideroso di “vendetta e sangue”, ma anche di terminare questa situazione che ormai reputa insulsa. Proprio Jinbe poi risulta quello più frastornato da queste vicende: la sua reazione all’atteggiamento della piccola Koala, il suo rimanere scosso dai comportamenti servili e falsi della bambina, rappresentano benissimo la reazione dell’uomo comune che, dopo aver “chiacchierato” per anni riguardo a certe situazioni non comuni, se le trova davanti e non sa come gestirle. Una meravigliosa allegoria della “massa”, che parla spesso a vanvera di fatti e situazioni, solo perché indottrinata dalla TV o dai media e che, quando finalmente si trova di fronte ai fatti reali, risulta scioccata e anche schifata (se mi passate il termine) dagli eventi in sé. Devo fare di nuovo i miei complimenti ad Oda: continua a presentare situazioni semplici che, analizzate con attenzione, risultano più complesse e “cariche di significato” di quanto non sembrino a prima vista.

  • Fauno

    Carissimo Ciampax, i miei complimenti per l’analisi del capitolo di OP!

    Mi proprio piaciuta! :happy: