Il Secondo Lavoro (Terza ed Ultima Parte)

Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Argiope 7 anni, 3 mesi fa.

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  • #630260

    Leunam86
    Membro

    Eccoci con l’ultimo episodio del mio racconto, purtroppo rileggendolo non ho notato un buon finale, soprattutto le ultime parole ma piuttosto che modificarlo ho preferito lasciarlo inalterato e sapere da voi che ne pensate!
    Grazie per gli splendidi commenti alle altre parti! :icon_wink:

    Accendo il motore usurato del furgone ed inizio la strada di ritorno, convinto sempre di più che non sarà solo la coscienza a rimanere intaccata alla fine di questa storia.
    Per tutto il viaggio un tremendo senso di inquietudine mi insegue a breve distanza, Richard pare tranquillo ma il senso di disagio si trasforma in terrore non appena passo il punto in cui ho incontrato Richard quella notte, il punto in cui la mia vecchia utilitaria è in sosta, ormai completamente fradicia di pioggia.
    -Non avevi tenuto conto della polizia Columb?- Domando sarcastico al mio taciturno passeggero che si era appisolato con le gambe distese sul cruscotto e le braccia conserte dietro la testa.
    -Ma certo Charlie bello, i piedipiatti sono stati pagati e stanno mantenendo le strade sgombre dalla loro stupida presenza!- Dice Richard.
    I suoi occhi rimangono chiusi, convinti che nulla possa nuocere.
    -Scommetto però che la mafia non l’avete pagata!- Dico io smuovendo finalmente gli occhi di Richard, costringendoli a fissare la strada di fronte a noi.
    Il furgone viene bloccato da due macchine, disposte come un posto di blocco di polizia solo che stavolta le autorità non c’entrano nulla.
    Due uomini, armati di mitraglietta, scendono dalle autovetture mostrando alla luce dei fari la lucentezza della canna che probabilmente molto presto useranno.
    Improvvisamente dagli specchietti retrovisori vengono proiettati due accecanti fasci di luce, rimango abbagliato per qualche istante così come Richard che al mio fianco si agita:
    -Bastardi! Ci hanno intrappolato! Ci hanno fregato! Bastardi!-
    Le parole del mio patner non potevano essere più chiare e semplici: una gabbia per topi, e noi siamo i topi.
    Richard impugna la pistola appena presa dalla tasca e la carica, io ripeto la stessa procedura per la pistola che mi consegna direttamente in mano mentre il cuore tenta di risalire la gola dal terrore.
    Scendo dal camion dalla mia parte mentre Richard scende dall’altra parte, lo accoglie una sventagliata di mitra che lo investe in pieno, non so con che esito.
    Mi abbasso d’istinto ma non riesco ad evitare un colpo allo stomaco che mi perfora da parte a parte, sento il rosso sangue salirmi in gola, ne sputo un fiotto denso e vivo.
    Cedo su di un lato e rotolo fuori dalla carreggiata, finendo sul terreno umido e fangoso a lato della strada, la mia bocca finisce nel pantano.
    Non capisco nulla di ciò che viene detto ad un metro da me, solo voci indistinte ma sento il furgone, ad un certo punto, sgommare e le tre macchine seguirlo a ruota lungo la strada.
    Mi tocco il basso ventre e sento liquido caldo che mi bagna la maglia di cotone, capisco che è sangue dall’odore nell’aria e dalla tremenda sensazione di vertigine, con fatica striscio nuovamente in strada e cerco di farmi notare tenendo una distanza di sicurezza, dall’altra parte vedo Richard disteso con la schiena in su e con decine di buchi nel cappotto, ogni buco è un rivolo di sangue rosso vivo che sgorga come un geyser in un parco naturale.
    Richard era morto sicuramente, il suo corpo rimase immobile e gocciolante di sangue mentre io tentavo invano di alzarmi da terra.
    La mia speranza di fermare un’auto a quell’ora e in quella parte di città si era ridotta ad un cumulo insignificante di macerie, mi tengo stretto nel punto in cui sento il buco nella maglia causato dal proiettile ma lentamente perdo i sensi e le mie mani non riescono più ad esercitare sufficiente pressione.
    Abbandono le mani insanguinate sull’asfalto e lascio che il liquido rosso prosegua la sua corsa inarrestabile verso terra mentre chiudo gli occhi e ripenso a ciò che potevo fare quella sera, invece di guidare quel furgone carico di oro bianco, posseduto da molti e ricercato da altri.
    Avrei potuto rimanere a dormire, avrei potuto provare a fare l’amore con mia moglie, avrei potuto rimboccarmi le maniche nel tentativo di cercare un lavoro onesto, avrei potuto torcere il collo a Richard non appena fosse apparso davanti a me o semplicemente avrei potuto smettere di pensare che un lavoro come il corriere per un criminale avrebbe potuto migliorare la mia vita in meglio.

    Qualcosa di buono alla fine però c’era da dire: Dio benedica quel giorno in cui entrai in un’agenzia assicurativa per assicurare la mia vita per una cifra considerevole, da domani Claire avrà un aiuto in più per continuare a vivere.
    Elvis è uscito dal palazzo signori, disse una volta un uomo annunciando la morte del re ma per me non ci sarà una frase o anche un semplice saluto, solo asfalto ruvido e una lieve luce all’orizzonte tra le mille nuvole del cielo, era quasi l’alba del primo mercoledi del mese.

    #630261

    Argiope
    Partecipante

    Non esprimo un parere del tutto positivo perché speravo che la trama si sviluppasse moooolto di più…
    Però ripeto quanto detto nel primo post, bello stile: forte, pungente, ironico, molto conforme all’ambientazione originale.

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