Eletto il nuovo primo ministro giapponese

di tappoxxl Commenta


Nei giorni passati vi avevo già parlato delle dimissioni del primo ministro giapponese Naoto Kan, anche se ormai sarebbe meglio definirlo ex-primo ministro. Le sue dimissioni sono da imputare a una strana condotta rilevata durante l’emergenza del terremoto. Un modo di comportarsi che non è piaciuto al popolo che ha letteralmente ucciso nei sondaggi il vecchio governo dell’ex-presidente Naoto Kan. Ma, da presidente ancora in carica, Kan, ha deciso di dimettersi solo quando sarebbero state accettate alcune leggi considerate da lui fondamentali per il rilancio del Giappone a livello mondiale. Forse a noi che viviamo dalla parte opposta del globo, non ci sembra che il Giappone sia così in crisi, eppure il paese del sol levante ha risentito molto di quel tremendo sisma che l’11 marzo scorso ha distrutto mezzo nord-est del paese e provocato uno tsunami devastante che ha spazzato via interi villaggi. Naoto Kan, ha annunciato le sue dimissioni dopo avere fatto passare alcune leggi sulla ricostruzione delle case distrutte e sul rinnovamento della politica energetica giapponese in favore di un ecosostenibilità che manca quasi del tutto in Giappone.

Tre giorni fa l’ex-primo ministro ha annunciato così le sue dimissioni. La battaglia per trovare il suo sostituto si è già conclusa, con molta rapidità, ma con qualche segnale che non fa ben sperare per il futuro del Giappone. Vi spiego perché. Il Giappone ha cambiato 6 primi ministri in 5 anni e ora, dopo le dimissioni di Naoto Kan, la lotta per prendere il suo posto è stata vinta dall’attuale ministro delle finanze Yoshihiko Noda. Il problema non è la persona di Noda in sé, ma il fatto che abbia vinto solo dopo un ballottaggio contro il suo rivale, il ministro dell’Economia, del Commercio e dell’Industria Banri Kaieda, e solo dopo che si era dovuto votare più volte perché nessuno dei cinque candidati aveva ottenuto una maggioranza assoluta; questo fa pensare che non ci sia molta stabilità nel governo giapponese. O meglio, che non ci sia molta stabilità nel Partito Democratico giapponese e questa poco stabilità non fa sperare in nulla di buono. L’instabilità del partito non dovrebbe riflettersi sul popolo, ma purtroppo, quando i politici litigano, va quasi sempre a finir male per la povera gente.