Dylan Dog: il fenomeno – Comic Art

di IORI_17 Commenta

Come avrete già appreso purtroppo Sergio Bonelli ci ha lasciato, oggi oltre al ricordo di una persona che ha fatto tanto per diffondere nel nostro paese ciò che amava rimane una delle più grandi case editrici italiane che continuerà a lungo a portare avanti ciò che l’autore di tutto ciò ha costruito, non ci resta che ringraziare e mantenere sempre viva la passione per i personaggi ed il mezzo (era così che definiva il fumetto) che ci ha donato,  perciò continuiamo questa rubrica partita ormai tre mesi fa arricchendola con un’altra parte della raccolta delle apparizioni di Dylan al di fuori degli albi Bonelli.

Comic Art

Comic Art è una rivista dedicata interamente al fumetto italiano che negli anni ha saputo ritagliarsi un posto nel campo come portatore di qualità e per l’Old Boy è indubbiamente motivo di vanto riuscire ad essere apparso all’interno delle sue pagine. La prima volta su questa rivista fu nel gennaio del ’90 nella storia intitolata “Il fantasma del terzo piano” realizzata da Sclavi e Roi, ma che viene proposta senza un finale, infatti il seguito viene pubblicato solo nove mesi dopo sempre sulle pagine di Comic Art sotto il titolo “L’appartamento N° 13”, mentre il capitolo conclusivo di tutta la vicenda uscirà solo nel maggio ’91 col sicuramente suggestivo nome “L’incubo è finito”.
L’intera storia sarà riproposta in seguito come “Gli inquilini arcani” sul numero di luglio dello stesso anno, tutti e quattro gli albi sono interamente a colori e dei pezzi tanto rari quanto “d’obbligo” per un amante di Dylan Dog, se siete interessati a recuperare queste storie potete anche cercare le ristampe de “Gli inquilini arcani” pubblicate nel ’92 e nel ’95. La storia si apre con una persona alquanto timida, Kovalski, che decide di affittare un locale nel palazzo Castlevet, scelta che si rivelerà decisamente infelice; in contemporanea “urla” alla porta dell’indagatore dell’incubo una bella ragazza che afferma di avere un fantasma in casa convincendo Dylan ad indagare sul suo caso. L’intera vicenda fin dall’inizio si rivela come un omaggio a Polanski, autore del film “L’inquilino del terzo piano”, ma Sclavi riesce ancora una volta a non risultare banale e prevedibile sfornando un capolavoro reso tale anche grazie ad una delle migliori “performance” di Corrado Roi.